Prima di partire: dal CNS nuove indicazioni per i donatori

Sta per concludersi il caldo luglio e per molti si avvicinano sempre più le vacanze. Per i donatori di sangue la preparazione della valigia coincide con la prenotazione della donazione pre-partenza. Quest’anno, più del solito, è infatti fondamentale ricordarsi di donare prima di partire.

Riportiamo di seguito le indicazioni, aggiornate alla data odierna, del Centro Nazionale Sangue:

  • Per le persone che soggiorneranno (o che si trovano attualmente all’estero), prima di poter donare è necessario attendere una sospensione temporanea di almeno 14 giorni dal rientro in Italia.
    Fanno eccezione alla sospensione: chi ha viaggiato (o in generale proviene) da Paesi dagli Stati membri dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria), dagli Stati parte dell’accordo di Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera), dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

ATTENZIONE: soggiornare in Bulgaria e Romania, nonostante siano Paesi membri dell’Unione Europea, comporta comunque una sospensione temporanea dal dono.

  • Se si viaggia in Italia non sono necessarie fasi di sospensione temporanea dal dono a causa del Covid, a meno che lo spostamento non riguardi aree per le quali è previsto l’isolamento fiduciario domiciliare. In tal caso sarà possibile essere ammessi alla donazione dopo la conclusione del periodo di isolamento, e solo nel caso in cui non si presentino sintomi e non si sia entrati in contatto con persone con diagnosi certa o dubbia di infezione da SARS-CoV-2.
    Per i donatori che hanno soggiornato, anche solo per una notte, nelle province di: Padova, Bergamo, Modena, Reggio Emilia, Bologna, Ferrara, Milano, Pavia, Torino, Lodi, Brescia, Mantova e Piacenza, Parma e Cremona, il CNS indica l’utilizzo del test WNV NAT quale alternativa al provvedimento di sospensione temporanea per 28 giorni.

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, afferma: “Le sospensioni temporanee dal dono, più o meno lunghe, che si vengono a verificare al momento del rientro a casa, costituiscono in ogni caso un’importante motivazione in più per ricordarsi di donare prima di partire. Se infatti da un lato il numero dei donatori si viene momentaneamente a ridurre, dall’altro lato il numero di persone che necessitano di trasfusioni restano costanti, con il rischio di dover rimandare le operazioni chirurgiche, che hanno già subìto rallentamenti negli ultimi mesi, o non avere la disponibilità di unità di sangue per far fronte alle emergenze. Donare sangue è un gesto semplice ma importante“.

Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2020, ore 11:58

Servizio civile universale, riattivati i progetti per oltre 32 mila giovani

Dopo la sospensione a causa della pandemia da Covid-19, il Dipartimento aggiorna la situazione in un report: 32.628 i giovani tornati (o che torneranno a breve) in servizio attivo in 12.431 sedi. Solo 831 operatori volontari non potranno proseguire le attività progettuali

Cooperare - servizio civile universaleROMA – Il Servizio Civile Universale (SCU), dopo la sospensione dei progetti a causa della pandemia da COVID-19, sta tornando alla piena normalità. Lo conferma un report pubblicato dal Dipartimento delle Politiche giovanili e il SCU che segnala come “al 15 luglio scorso risultino impegnati, sulle 14.408 sedi previste, 33.933 operatori volontari, includendo nel totale anche i volontari di prossima partenza. Di questi 32.628 giovani (pari al 96,1%) sono tornati (o torneranno a breve) in servizio attivo in 12.431 sedi (pari all’86,0% di quelle totali)”. Un dato completamente ribaltato rispetto al 31 marzo scorso, in piena emergenza, quando i volontari attivi erano appena 3.213.

“Ad oggi – si legge ancora nel Report -, si segnalano solo 831 operatori volontari (il 2,4% del totale) che hanno dovuto interrompere temporaneamente il proprio servizio a causa del persistere di condizioni per cui non è possibile proseguire le attività progettuali (il 15 giugno erano ancora 2.739), mancando le sufficienti condizioni di sicurezza o gli strumenti organizzativi ed operativi necessari a ripartire. Dal 16 aprile, quando le interruzioni coinvolgevano 5.692 volontari (valore corrispondente al 18,5% del totale), ad oggi, oltre 4.800 volontari hanno ripreso servizio”.

Rispetto alle riattivazioni avvenute, emerge che sono 22.589 (il 68,9%) gli operatori volontari attualmente in servizio che svolgono le attività così come erano essenzialmente previste nei progetti originari, ad aprile erano invece 13.044 (pari al 55,3%), segno di un progressivo ritorno alla “nomalità”. Sono invece attualmente 10.143 (31,1%) quelli impegnati in progetti che hanno subito una rimodulazione per la ripresa delle attività, un numero in linea con i 10.531 di aprile, ma allora con un peso percentuale maggiore sul totale, il 44,7%, considerando che successivamente c’è stato un aumento di volontari in servizio con i nuovi avvii.

Tra le possibili attività di rimodulazione – spiega il Dipartimento – “è confermata una ‘preferenza’ per quelle particolarmente significative nel contesto emergenziale: dal supporto ai comuni e ai centri operativi comunali di protezione civile, al sostegno al sistema scolastico, dalla realizzazione di progetti educativi o culturali, ripensati alla luce delle nuove necessità dettate dall’emergenza, al cosiddetto ‘welfare leggero’, ossia interventi di assistenza alle persone anziane e ai soggetti più fragili in tutte quelle attività quotidiane difficili da realizzare in questo periodo”,.

“Il graduale percorso in atto verso una ripresa dei progetti secondo le iniziali ‘intenzioni’ progettuali – sottolinea il Report – è confermato dall’analisi dei dati relativi alla modalità delle riattivazioni ad oggi rispetto ai mesi precedenti, con il valore dei volontari impiegati ‘sul campo’ che è più che raddoppiato rispetto alla data di riferimento del 16 aprile, mentre il dato relativo alla modalità ‘da remoto’, nello stesso periodo, mostra un quasi dimezzamento dell’impiego dei volontari”.

La Circolare del 4 aprile scorso, consentiva inoltre all’ente di impiegare gli operatori volontari, previo loro consenso, in altre sedi proprie, in sedi di altri enti titolari di accreditamento, presso istituzioni pubbliche che ne segnalassero esigenze specifiche o, ancora, con organizzazioni private senza scopo di lucro non accreditate, realizzando specifici accordi di gemellaggio. Secondo i dati del Dipartimento “al 15 luglio sono 1.629 le ‘altre sedi’ individuate per l’attuazione delle attività e vedono coinvolti 5.078 volontari. Di questi, 1.764 sono impiegati in 608 sedi di organizzazioni, enti, e associazioni del servizio civile universale, sulla base di 219 accordi di gemellaggio da parte di 49 enti (dato provvisorio)”.

Per quanto riguarda i volontari all’estero e quelli relativi ai Corpi Civili di Pace (CCP), la maggior parte dei giovani impegnati sono stati costretti a rientrare in Italia a causa dell’emergenza e molti di loro proseguono l’attività nei progetti rivisitati dagli enti. “Tenendo conto dei nuovi avvii in servizio del 24 giugno scorso, pari a 307 unità, al 15 luglio dei complessivi 770 operatori volontari impiegati in progetti all’estero, 483 svolgono servizio attivo e nella stragrande maggioranza dei casi ‘sul campo’. Sono 111 quelli che operano effettivamente ancora nei paesi esteri di destinazione, mentre 372 sono attivi in Italia”, si legge nel Report.

Il sistema del servizio civile ha saputo, quindi, ‘rimodularsi’ – conclude il Dipartimento – per sostenere istituzioni e cittadini, con la disponibilità e la professionalità degli enti e l’interesse, la generosità e l’entusiasmo degli operatori volontari nel contribuire a nuove attività, a volte non previste ‘dal progetto’, che hanno consentito loro di continuare ad impegnarsi per il proprio Paese e di acquisire, contestualmente, conoscenze e competenze diverse”. 

Fonte: Redattore Sociale

Forum Terzo Settore: il ricordo di Aldo Ozino Caligaris e il benvenuto a tre nuovi soci

Si è svolta on line, il 23 giugno, l’assemblea straordinaria e ordinaria dei soci del Forum Nazionale Terzo Settore.

In apertura la portavoce Claudia Fiaschi ha voluto ricordare i tanti, tra volontari e operatori del terzo settore, che hanno perso la vita in questi mesi a causa del Covid-19 nel nostro Paese.
È stata anche l’occasione per commemorare Aldo Ozino Caligaris, Presidente Nazionale FIDAS e storico amico del Forum.

Claudia Fiaschi nella sua relazione si è soffermata sulle enormi sfide affrontate dal Terzo settore nell’emergenza e sul futuro, sul ruolo determinante che avrà il terzo settore.

Al suo intervento, è seguito quello della Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, la quale ha dichiarato: “Continuiamo a lavorare per assicurare al Terzo Settore un ruolo centrale nel piano di rilancio del nostro Paese”.

Il Ministro, nel suo intervento, ha ricordato le misure per gli enti del Terzo Settore fortemente volute e promosse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: “Dal Decreto Cura Italia all’estensione dell’accesso alla cassa integrazione in deroga, dalla sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, solo per citarne alcune”.

A seguire l’intervento del DG del terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese, Alessandro Lombardi.

Durante l’assemblea è stato approvato l’ingresso di tre nuovi soci all’interno del Forum Terzo Settore:

Integrazione ed aggiornamento delle misure di prevenzione della trasmissione dell’infezione da nuovo Coronavirus

In accordo alle ultime disposizioni in materia di misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, con riferimento all’ingresso in Italia da Paesi esteri e agli spostamenti sul territorio nazionale da parte di persone fisiche, le misure di prevenzione della trasmissione dell’infezione da nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2) mediante la trasfusione di emocomponenti labili, contenute nella circolare Prot. n. 0797.CNS.2020 del 26 marzo 2020 si modificano come segue:

  1. Rafforzare le misure di sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per il rientro in Italia da qualsiasi territorio internazionale.
  2. Applicare il criterio di sospensione temporanea di almeno 14 giorni dal rientro in Italia per i soggetti che provengono da Paesi Esteri.
  3. La sospensione di cui al punto 2 non si applica per i soggetti che provengono da Paesi dagli Stati membri dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria), dagli Stati parte dell’accordo di Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera), da Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.
  4. In relazione agli spostamenti in ambito nazionale, non si applica alcuna sospensione temporanea fatto salvo che lo spostamento riguardi aree per le quali sia prevista l’applicazione del provvedimento di sanità pubblica consistente nell’isolamento fiduciario domiciliare; tali soggetti possono essere ammessi alla donazione dopo la conclusione del predetto periodo di isolamento, in assenza di altre condizioni subentranti che ne possano determinare il prolungamento e la conseguente non idoneità temporanea alla donazione.

Il Centro Nazionale Sangue precisa che rimane invariata l’applicazione del criterio di sospensione temporanea di almeno 14 giorni dopo la possibile esposizione al rischio di contagio per contatto con soggetto con infezione documentata da SARS-CoV-2.

Il CNS precisa, altresì, che le altre disposizioni contenute nella nota Prot. n. 0653.CNS.2020 del 09 marzo 2020 e sue integrazioni (Prot. n. 0666 CNS 2020 – Integrazione aggiornamento misure di prevenzione nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2) del 10 marzo 2020  e  Prot. n. 0712.CNS.2020_Integrazione aggiornamento misure di prevenzione nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2) del 16 marzo 2020) rimangono vigenti ed immodificate.

I Responsabili delle SRC sono invitati a dare tempestiva attuazione alle suddette indicazioni, informando puntualmente i singoli Servizi trasfusionali operanti nelle Regioni e Province autonome di rispettiva competenza.

Il Centro Nazionale Sangue aggiornerà le presenti indicazioni in relazione all’acquisizione di ulteriori informazioni circa l’agente patogeno in questione e all’evoluzione della situazione epidemiologica nazionale e internazionale.

FIDAS Verona: la sezione di Colognola ai Colli contro il coronavirus

Da FIDAS Verona ci giunge la notizia che la sezione di Colognola ai Colli promuove un’iniziativa a supporto delle famiglie e volta a contrastare la diffusione del nuovo-Coronavirus.

A partire da oggi, 30 maggio, la sezione di donatori di sangue distribuirà delle mascherine protettive a tutti i nuclei familiari della cittadina. Una volta terminati i nuclei familiari la distribuzione proseguirà dando precedenza ai donatori della sezione non residente nel Comune.

Una bella scelta a tutela della salute dei cittadini e dei donatori. Per maggiori informazioni è possibile contattare la sezione inviando una mail all’indirizzo: colognola@fidasverona.it

 

Dal sangue nessun profitto: FIDAS con CIVIS e CNS in un’unica voce

In questi giorni sui mezzi d’informazione sono comparsi servizi che lasciavano sottintendere la possibilità che il plasma iperimmune raccolto da pazienti guariti dal covid-19 potesse essere fonte di guadagno per singoli.

Di fronte questa situazione il Centro Nazionale Sangue e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES), non possono restare in silenzio.

“Il cosiddetto ‘plasma iperimmune’, cioè quello ottenuto da pazienti guariti dal Covid-19, che in queste settimane molti centri in Italia stanno utilizzando come terapia nell’ambito di sperimentazioni, viene gestito seguendo i princìpi etici fondanti del Sistema sangue nazionale secondo i quali la donazione di sangue è volontaria, periodica, responsabile, anonima e non remunerata, il sangue umano non è una fonte di profitto e le terapie trasfusionali e i medicinali plasmaderivati prodotti grazie al plasma donato devono essere erogati in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo per i pazienti”. 
 
Tutte le sperimentazioni in corso attualmente sul territorio nazionale con il plasma iperimmune non prevedono alcuna lavorazione esterna alla rete trasfusionale pubblica delle sacche di plasma donate, analogamente a quanto avviene per tutte le altre donazioni di sangue e emocomponenti.

“In Italia la donazione di plasma, che è una risorsa strategica, non viene remunerata – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns -, e durante tutti gli step della lavorazione nel nostro paese la proprietà rimane esclusivamente delle Regioni: quindi in Italia non esiste remunerazione per alcun tipo di donazione e il plasma non viene mai “venduto” dalle Regioni alle aziende che lo “frazionano”, cioè lo separano nei vari componenti che diventano poi dei farmaci (i medicinali plasmaderivati). Da noi si è sempre lavorato perché questa risorsa venga resa disponibile secondo criteri etici e improntati alla solidarietà”.
 
Giovanni Musso, Vicepresidente Nazionale Vicario FIDAS, in merito alla questione dichiara: “È importante non creare falsi allarmismi e non generare confusione: il sangue donato gratuitamente dai donatori volontari viene mantenuto quale dono gratuito unitamente a tutti i prodotti ricavati anche per i pazienti che ricevono insieme ad esso il dono della salute. La generosità dei donatori non è in alcun modo fonte di speculazione, le Associazioni dei donatori volontari del sangue sono sempre in prima linea per garantire il principio solidaristico ed universale alla base del sistema sangue”.

 

Plasma iperimmune: le novità

Il 7 maggio abbiamo pubblicato un articolo riguardante la donazione di plasma iperimmune, con lo scopo di fare chiarezza rispetto alle tante voci discordanti rilanciate dai media. A quasi 20 giorni di distanza torniamo a fare il punto della situazione: in queste settimane si sono registrati infatti degli sviluppi.

Il più importante, tra questi, è che il 15 maggio è stato autorizzato uno studio nazionale comparativo randomizzato per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’utilizzo del plasma ottenuto da pazienti convalescenti da Covid-19. Lo studio ha adottato il protocollo TSUNAMI (acronimo di TranSfUsion of coNvaleScent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS.CoV2) ed è coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Al momento dunque non possediamo ancora certezze sull’efficacia dell’utilizzo del plasma iperimmune nella cura di pazienti affetti da covid-19, ma grazie alla metodologia adottata e all’ampiezza del campione che sarà coinvolto in questo studio, potremo raggiungere risultati statisticamente rilevanti.

Ad oggi partecipano alla ricerca 12 Regioni italiane (Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Campania, Puglia, Sicilia) con 56 centri (ma lo studio è aperto all’inclusione di altre Regioni o di altri centri che ne facciano specifica richiesta).

Se si è guariti dal coronavirus (si è risultati negativi a due tamponi condotti a distanza di 24 ore, 14 giorni dopo la scomparsa dei sintomi o la sospensione delle cure), è possibile candidarsi per entrare a far parte di uno dei gruppi sperimentali. Si tenga in considerazione che le sperimentazioni non sono condotte dalle singole associazioni di donatori di sangue, le quali possono offrire solamente informazioni per mettersi in contatto con i centri di ricerca partecipanti allo studio nazionale presenti all’interno delle Regioni, lì dove ve ne siano.

Il Direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno, in un articolo pubblicato da Quotidiano Sanità, ha dichiarato: “Il plasma dei guariti da Covid-19, che già in questi giorni viene raccolto nell’ambito delle sperimentazioni che sono state avviate a livello locale in diverse regioni, è donato volontariamente e gratuitamente e può essere ceduto a ospedali situati in regioni diverse da quelle nelle quali è stato donato.”

 

Per approfondire:
Leggi il comunicato stampa dell’autorizzazione dello studio nazionale sull’efficacia del plasma iperimmune.

Per eventuali dubbi sulla donazione di sangue ed emocomponenti in questo periodo, visita la pagina FAQ – Donare sangue durante la pandemia.

FIDAS Gallipoli a sostegno della comunità locale

Il cuore grande dei volontari di FIDAS Gallipoli continua a battere forte per chi necessita trasfusioni e non solo. 

FIDAS GallipoliSono state raccolte 35 unità di sangue in occasione dell’ultima giornata di donazione, effettuata il 10 maggio. Una data speciale, la festa della mamma, per questo i volontari di FIDAS Gallipoli hanno voluto omaggiare ogni donatore con una rosa da poter regalare alle mamme.
Una donazione programmata e organizzata nei dettagli per garantire ai donatori la sicurezza: distanza sociale, guanti e gel disinfettante, mascherine con il logo FIDAS realizzate dall’associazione per ogni donatore.

FIDAS Gallipoli - 2Ma FIDAS Gallipoli è andata anche oltre l’impegno della promozione del dono del sangue: sono state realizzate mascherine protettive poi regalate all’Associazione Talassemici locale e allo staff medico del Servizio Trasfusionale di Gallipoli e Galatina. Un gesto concreto per aiutare la comunità locale ad affrontare l’emergenza.  

Nel periodo Pasquale sono stati fatti doni anche al reparto di pediatria di Gallipoli: i giovani pazienti hanno ricevuto uova di cioccolato e materiale didattico (colori, pennarelli, libri da colorare e plastilina). 

I gesti di solidarietà di FIDAS Gallipoli si vanno ad unire alle tante altre testimonianze che le associazioni FIDAS stanno dimostrando alle comunità locali in queste settimane.