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Donare sangue e emocomponenti: un gesto semplice ma che può fare tantissimo.

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    FAQ

    In linea generale, l’assunzione di farmaci può determinare una sospensione temporanea o permanente dalla donazione in relazione al tipo di farmaco o in relazione alla condizione patologica per cui si assume tale farmaco. Ad esempio, l’assunzione di finasteride o dutasteride (due farmaci comunemente impiegati per trattare l’ipertrofia prostatica, nomi commerciali Proscar® e Avodart®) è incompatibile con la donazione poiché se il sangue donato fosse trasfuso a una donna in gravidanza si potrebbero raggiungere concentrazioni di farmaco in grado di determinare danni allo sviluppo fetale. Lo stesso vale per alcuni medicinali usati per la cura della psoriasi, come l’etretinato e l’acitretina (Neotigason®). L’assunzione di Aspirina o Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS) determina invece una sospensione di 5-7 giorni, poiché tali farmaci determinano una irreversibile inattivazione delle piastrine, che devono pertanto essere rigenerate dal midollo osseo nell’arco appunto di alcuni giorni. La pillola anticoncezionale non comporta invece alcuna controindicazione alla donazione e le donne che ne fanno uso non devono modificare la loro terapia in relazione alla donazione di sangue o emocomponenti.

    L’attuale legislazione prevede l’esclusione temporanea dalla donazione in base al tipo di comportamento e non in base all’orientamento sessuale. Sono sospese dalla donazione per un periodo di quattro mesi le persone che abbiano avuto rapporti sessuali a rischio di trasmissione di malattie infettive, inclusi i rapporti con partner occasionali, con più partner, con partner noti per essere positivi ai test per l’epatite B e/o C e/o per l’AIDS, con soggetti tossicodipendenti, con scambio di alcool o droga, o con partner (di cui non sia noto lo stato sierologico) nato o proveniente da paesi esteri dove l’AIDS sia una malattia diffusa. Sono esclusi permanentemente dalla donazione i soggetti il cui comportamento sessuale abituale e reiterato (promiscuità, occasionalità, rapporti sessuali con scambio di denaro o droga) li espone ad elevato rischio di contrarre malattie infettive trasmissibili con il sangue.

    Nonostante alcune diete non prevedano il consumo di carni o alimenti di origine animale con conseguenti potenziali bassi livelli di emoglobina o ferro nel sangue, il colloquio con personale medico ed i controlli effettuati prima di ogni donazione garantiscono la sicurezza del donatore.

    I dati raccolti sono custoditi in modo riservato, nel rispetto delle vigenti normative e sono utilizzati solamente per uso clinico a tutela della salute del donatore e del beneficiario della donazione.

    Il fumo può comportare l'insorgenza di diverse patologie ma non preclude la possibilità di donare. Si ricorda, infatti, che è lo stato di salute generale del donatore che conta e fa sì che il personale medico confermi la possibilità di donare.

    Il colloquio con il personale medico e gli screening preliminari alla donazione escludono un donatore con bassi livelli di emoglobina e ferritina o problemi di pressione e altre patologie. Questa procedura limita al massimo ogni possibile conseguenza. Tuttavia è necessario ricordare alcuni accorgimenti: evitare sforzi intensi durante tutto l’arco della giornata, bere molto, evitare pasti pesanti ed esporsi ad alte temperature.

    Non è una banalità ed è comprensibile che per qualcuno possa esserci questo timore.Possiamo però dire che i prelievi sono effettuati da personale sanitario altamente preparato e professionale, ed il fastidio che si può avvertire è assolutamente temporaneo. Può un fastidio momentaneo essere più forte di un grande gesto di solidarietà verso chi ha bisogno di noi?

    Per poter donare sangue o emocomponenti è necessario pesare almeno 50kg, questo a tutela della salute del donatore, in quanto qualunque sia il suo peso la donazione consiste in un prelievo di 450ml di sangue +/-10%. La donazione non fa dimagrire: il sangue o gli emocomponenti donati si ricostituiranno in pochi giorni, quindi purtroppo niente scuse per esagerare a tavola.

    Nonostante alcuni siano convinti che non sia possibile, anche chi ha effettuato tatuaggi o piercing può donare sangue o emocomponenti. Secondo quanto stabilito dal Ministero della Salute, per poter donare è sufficiente una sospensione di soli 4 mesi dalla data in cui si è effettuato il tatuaggio o il piercing.

    Non restare a stomaco vuoto: il giorno del prelievo è preferibile presentarsi dopo una leggera colazione. É possibile bere una spremuta, thè o caffè (senza latte). È consentito mangiare due fette biscottate con un cucchiaino di marmellata o un pacchetto di cracker. Non sono consentiti cibi grassi, latte e derivati.

    Il materiale utilizzato per la donazione è sterile e monouso. Prima di poter effettuare la donazione sarà necessario compilare un questionario anamnestico e svolgere un colloquio privato con un medico specialista. Sarà possibile donare solamente se in seguito a questi due step si sarà considerati idonei. Questo a tutela della salute sia del donatore che del ricevente. Il sangue donato, inoltre, sarà analizzato. Successivamente si potranno ricevere le risposte delle analisi, monitorando così il proprio stato di salute. Tutte queste fasi confermano che sì: la donazione è sicura per i donatori ed è sicura per i riceventi.

    Al lavoratore dipendente assicurato presso la gestione privata INPS è riconosciuto il diritto ad una giornata di riposo e alla relativa retribuzione, per la donazione di sangue. In caso di inidoneità alla donazione al lavoratore dipendente è garantita la retribuzione limitatamente al tempo necessario all’accertamento dell’inidoneità (articolo 1, decreto ministeriale 18 novembre 2015).Ai datori di lavoro spetta il rimborso delle retribuzioni corrisposte ai lavoratori per le ore non lavorate nella giornata di donazione. Se da un lato il datore di lavoro non può rifiutare il permesso (D.M. 3 marzo 2005), al contempo il dipendente deve comunicare la decisione di recarsi a donare con un preavviso stabilito secondo le modalità eventualmente previste dal CCNL o dal regolamento aziendale. Come previsto dalla Legge 219 del 2005, la giornata di lavoro retribuita rappresenta uno strumento creato per non pesare sul datore di lavoro in caso di assenza del lavoratore per la donazione di sangue. Tale strumento inoltre facilita la donazione di sangue e emocomponenti da parte del lavoratore dipendente, al fine di garantire l’autosufficienza. Tuttavia ad oggi in Italia più dell’80% dei donatori non fa ricorso alla giornata di permesso per recarsi a donare.