Plasma iperimmune: le novità

Il 7 maggio abbiamo pubblicato un articolo riguardante la donazione di plasma iperimmune, con lo scopo di fare chiarezza rispetto alle tante voci discordanti rilanciate dai media. A quasi 20 giorni di distanza torniamo a fare il punto della situazione: in queste settimane si sono registrati infatti degli sviluppi.

Il più importante, tra questi, è che il 15 maggio è stato autorizzato uno studio nazionale comparativo randomizzato per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’utilizzo del plasma ottenuto da pazienti convalescenti da Covid-19. Lo studio ha adottato il protocollo TSUNAMI (acronimo di TranSfUsion of coNvaleScent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS.CoV2) ed è coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Al momento dunque non possediamo ancora certezze sull’efficacia dell’utilizzo del plasma iperimmune nella cura di pazienti affetti da covid-19, ma grazie alla metodologia adottata e all’ampiezza del campione che sarà coinvolto in questo studio, potremo raggiungere risultati statisticamente rilevanti.

Ad oggi partecipano alla ricerca 12 Regioni italiane (Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Campania, Puglia, Sicilia) con 56 centri (ma lo studio è aperto all’inclusione di altre Regioni o di altri centri che ne facciano specifica richiesta).

Se si è guariti dal coronavirus (si è risultati negativi a due tamponi condotti a distanza di 24 ore, 14 giorni dopo la scomparsa dei sintomi o la sospensione delle cure), è possibile candidarsi per entrare a far parte di uno dei gruppi sperimentali. Si tenga in considerazione che le sperimentazioni non sono condotte dalle singole associazioni di donatori di sangue, le quali possono offrire solamente informazioni per mettersi in contatto con i centri di ricerca partecipanti allo studio nazionale presenti all’interno delle Regioni, lì dove ve ne siano.

Il Direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno, in un articolo pubblicato da Quotidiano Sanità, ha dichiarato: “Il plasma dei guariti da Covid-19, che già in questi giorni viene raccolto nell’ambito delle sperimentazioni che sono state avviate a livello locale in diverse regioni, è donato volontariamente e gratuitamente e può essere ceduto a ospedali situati in regioni diverse da quelle nelle quali è stato donato.”

 

Per approfondire:
Leggi il comunicato stampa dell’autorizzazione dello studio nazionale sull’efficacia del plasma iperimmune.

Per eventuali dubbi sulla donazione di sangue ed emocomponenti in questo periodo, visita la pagina FAQ – Donare sangue durante la pandemia.

FIDAS Gallipoli a sostegno della comunità locale

Il cuore grande dei volontari di FIDAS Gallipoli continua a battere forte per chi necessita trasfusioni e non solo. 

FIDAS GallipoliSono state raccolte 35 unità di sangue in occasione dell’ultima giornata di donazione, effettuata il 10 maggio. Una data speciale, la festa della mamma, per questo i volontari di FIDAS Gallipoli hanno voluto omaggiare ogni donatore con una rosa da poter regalare alle mamme.
Una donazione programmata e organizzata nei dettagli per garantire ai donatori la sicurezza: distanza sociale, guanti e gel disinfettante, mascherine con il logo FIDAS realizzate dall’associazione per ogni donatore.

FIDAS Gallipoli - 2Ma FIDAS Gallipoli è andata anche oltre l’impegno della promozione del dono del sangue: sono state realizzate mascherine protettive poi regalate all’Associazione Talassemici locale e allo staff medico del Servizio Trasfusionale di Gallipoli e Galatina. Un gesto concreto per aiutare la comunità locale ad affrontare l’emergenza.  

Nel periodo Pasquale sono stati fatti doni anche al reparto di pediatria di Gallipoli: i giovani pazienti hanno ricevuto uova di cioccolato e materiale didattico (colori, pennarelli, libri da colorare e plastilina). 

I gesti di solidarietà di FIDAS Gallipoli si vanno ad unire alle tante altre testimonianze che le associazioni FIDAS stanno dimostrando alle comunità locali in queste settimane.

Decreto Rilancio, gli aiuti per gli enti di Terzo Settore

Dl Rilancio, ecco le misure esplicitamente dedicate al terzo settore: crediti d’imposta, erogazione più veloce del cinque per mille 2019, 100 milioni in più nel Fondo terzo settore, sostegno specifico agli enti delle regioni del Sud

Terzo Settore

ROMA – C’è un aiuto sugli affitti, un contributo per i costi relativi alla sicurezza e un credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro. C’è l’accelerazione del cinque per mille (le quote dell’anno 2019 arriveranno prima del previsto) e l’incremento di 100 milioni del fondo che sostiene gli interventi delle organizzazioni nel fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia Covid-19. Nel decreto “Rilancio”, licenziato dal Consiglio dei ministri, alcune misure riguardano esplicitamente il mondo del terzo settore. Eccole.

Credito d’imposta sugli affitti

Il decreto disegna per tutte le aziende – allargandolo anche agli “enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti”, limitatamente alla parte di canone destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale – un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo, affitto d’azienda e cessione del credito. Tale credito d’imposta è concesso nella misura del 60 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

Sicurezza e presidi sanitari

Le attuali norme in vigore in materia di contributi per la sicurezza e il potenziamento dei presidi sanitari vengono estese anche in favore di enti del terzo settore.

Incremento del Fondo Terzo Settore

Il decreto prevede un incremento di 100 milioni di euro della prima sezione del Fondo Terzo settore, ex articolo 72 del d.lgs. n.117 del 2017, al fine di sostenere interventi delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale e delle fondazioni del Terzo settore, volti a fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia di COVID -19. La norma fa riferimento agli “interventi capaci di generare un significativo impatto sociale sulle comunità di riferimento”.

Sanificazione degli ambienti di lavoro

Viene esteso anche agli enti di terzo settore (indicati nell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117) il credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro previsto a favore dei “soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione” all’interno del precedente decreto Cura Italia.

Cinque per mille più veloce

Per far fronte alle difficoltà rilevate dagli enti del terzo settore che svolgono attività di rilevante interesse sociale e all’imminente esigenza di liquidità evidenziata a seguito dell’emergenza sanitaria Covid-19, la norma prevista dal decreto anticipa al 2020 l’erogazione del contributo del cinque per mille relativo all’anno finanziario 2019. E’ prevista una accelerazione delle procedure di erogazione del contributo (stabilendo che nella ripartizione dello stesso non si tiene conto delle dichiarazioni dei redditi presentate ai sensi dell’articolo 2, commi 7 e 8, del regolamento di cui al DPR n. 322 del 1998). Di fatto, l’Agenzia delle entrate provvederà alla pubblicazione sul proprio sito istituzionale degli elenchi degli enti ammessi e di quelli esclusi dal beneficio entro il 31 luglio 2020 e le amministrazioni competenti (Ministero del lavoro e delle politiche, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ministero della salute, Ministero dell’interno, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare) procederanno alla erogazione del contributo entro il successivo 31 ottobre.

Sostegno al Terzo settore nelle regioni del Mezzogiorno

La norma prevede la concessione di un contributo in favore degli Enti operanti nel Terzo Settore nelle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), allo scopo di fronteggiare gli effetti dell’emergenza Covid-19. Lo stanziamento complessivo per la misura, a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, è pari ad euro 120 milioni per l’anno 2020, di cui 20 milioni riservati ad interventi per il contrasto alla povertà educativa. La norma individua quale soggetto attuatore della misura l’Agenzia per la Coesione territoriale, che provvederà ad indire uno o più avvisi pubblici finalizzati all’assegnazione di un contributo a fondo perduto agli Enti del Terzo settore operanti nelle aree di attività di interesse generale, nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento. L’Agenzia per la Coesione territoriale provvederà a definire le finalità degli interventi da finanziare, le categorie di enti a cui sono rivolti, i requisiti di accesso al contributo, nonché i costi ammissibili e le percentuali di copertura tramite il contributo. Il contributo è concesso in forma di sovvenzione diretta per il finanziamento dei costi ammissibili e a seguito di selezione pubblica nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento

Fonte: Redattore Sociale

FIDAS e Ambasciata Filippina in Italia: insieme salviamo vite

Il dono del sangue è un gesto di solidarietà tanto importante da varcare i confini nazionali e unire persone di diversa provenienza in un unico obiettivo. Così è stato anche il 3 maggio, quando l’associazione “La rete di tutti“, federata FIDAS operante nella Regione Lazio, ha organizzato una raccolta di sangue, alla quale ha preso parte anche Domingo P. Nolasco, Ambasciatore dei Filippini in Italia.

La giornata è stata organizzata in collaborazione con iPARAMEDICI, un’organizzazione fondata da Dindo Malanyaon e composta principalmente da cittadini filippini a Roma. L’organizzazione è incentrata sulla protezione civile, la salute e la sicurezza e collabora con La Rete di tutti OdV da quasi nove anni. Nel tempo circa 200-300 dei suoi membri hanno partecipato alle iniziative di donazione di sangue.

In una sola giornata sono state raccolte circa 30 donazioni, a conferma che la collaborazione può creare ponti capaci di salvare molte vite.

L’Ambasciatore Domingo P. Nolasco, con Dindo Malanyaon e il Presidente de La Rete di Tutti, Felice Di Iorio. (Foto PE di Roma)

“La donazione di sangue è un enorme sforzo per aiutare nell’emergenza COVID-19. Dall’inizio dell’epidemia, le autorità sanitarie italiane hanno richiesto il contributo dei donatori poiché le banche del sangue hanno registrato un calo nei rifornimenti di sangue”, ha dichiarato il Presidente Felice Di Iorio de “La Rete di tutti”.

La notizia è stata pubblicata anche sul sito internet del Ministero degli Esteri della Repubblica delle Filippine e su alcune testate giornalistiche locali, tra le quali Phil Star Global.

Plasma e coronavirus: la sperimentazione prosegue ma l’importanza del dono non è un mistero

Si stanno moltiplicando in questi giorni gli appelli lanciati dai media in merito alla ricerca di persone guarite dal Covid-19 e disponibili a donare plasma per aiutare chi affetto dal virus. Alla luce di questi molteplici appelli, Giovanni Musso, Vicepresidente Nazionale Vicario FIDAS, ha ritenuto importante fare chiarezza su alcuni punti al fine di evitare possibili incomprensioni.

Di seguito il testo che intende chiarire alcuni passaggi fondamentali:

«Innanzitutto è importante sottolineare come il plasma iperimmune, raccolto da pazienti che hanno contratto il coronavirus, rappresenti ancora una terapia sperimentale. Non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste sulla sua efficacia e sicurezza, che potranno essere fornite dai risultati dei protocolli sperimentali in corso. Nonostante le terapie a base di plasma da convalescenti si siano rivelate utili nella guarigione di altre pandemie quali la SARS e l’ebola, ad oggi non è ancora possibile affermare che lo stesso possa essere per il coronavirus.

È poi importante evidenziare che non tutti coloro che hanno sconfitto il coronavirus presentano i pre-requisiti utili per poter entrare a far parte delle sperimentazioni. Per rispondere alle polemiche che si stanno diffondendo sui social, non basta dunque “obbligare tutti quelli che hanno affrontato il coronavirus a donare”. Prima di tutto perché non tutti, appunto, possono donare: la sicurezza del donatore è un principio ineludibile. I pazienti stessi devono rispondere a dei pre-requisiti specifici: la terapia sperimentale non può essere applicata a tutti, dunque il problema non si risolve con il massimo arruolamento possibile di donatori.

Infine, è importante ricordare che la donazione del plasma, così come ogni donazione di materiale biologico, si fonda in Italia su alcuni princìpi tra i quali quello della volontarietà del dono. Non è quindi possibile “obbligare” qualcuno a donare.

plasma e coronavirusSe si è guariti dal coronavirus, si può contattare la propria associazione o il servizio trasfusionale di riferimento per poter entrare a far parte di uno dei gruppi sperimentali, si tenga tuttavia conto che le sperimentazioni non sono condotte omogeneamente in tutta Italia. Ricordiamo che si ritengono guariti quei pazienti che: trascorsi almeno 14 giorni dalla scomparsa dei sintomi o dalla sospensione delle cure, risultino negativi a due tamponi condotti a distanza di 24 ore.

Un altro aspetto importante, che è bene evidenziare in questo periodo, è la prenotazione della donazione: i tanti appelli mediatici possono generare una corsa frenetica alla donazione. Lo abbiamo visto un mese fa, quando a seguito degli appelli a donare il sangue, si sono create lunghe file di donatori fuori dai servizi trasfusionali. Un sentimento di generosità che ha coinvolto tutti e siamo veramente grati a quei donatori che hanno superato la paura di uscire di casa per poter tendere il proprio braccio per chi ne aveva bisogno. Il loro dono è stato prezioso. Oggi, però, è importante evitare l’affollamento dei servizi trasfusionali e dei punti di raccolta associativi. Per questo motivo le associazioni dei donatori di sangue, il Centro Nazionale Sangue e il Ministero della Salute hanno più volte rilanciato l’invito a prenotare le proprie donazioni prima di recarsi a donare. Gli assembramenti, come tutti sappiamo, vanno evitati proprio allo scopo di contenere la diffusione del virus.

Ringraziamo calorosamente, a tal proposito, tutti i donatori e gli aspiranti donatori, che in queste settimane si stanno avvicinando al mondo della donazione, per il prezioso gesto e per la collaborazione. Loro sono la dimostrazione di un’Italia che non si lascia fermare dal virus, ma che continua a far scorrere veloce la generosità. È importante, inoltre, programmare con le associazioni la donazione, affinché sia possibile ottimizzare al massimo il dono di ognuno. È utile e fondamentale, infatti, donare sempre “ciò che serve, sangue, piastrine, o plasma, quando serve”. Invitiamo altresì a prendere in considerazione la donazione del plasma: un emocomponente di cui sentiamo parlare molto in questi giorni, come terapia oggetto di studio per il Covid-19, madi cui è certo il ruolo fondamentale nella cura di molti altri pazienti. Emofilici, persone affette da immunodeficienze primitive o da diverse patologie del fegato, e molti altri dipendono dalle donazioni di plasma.

A tal proposito ricordiamo che in Italia nel 2016 è stato emanato il primo Programma nazionale finalizzato allo sviluppo della raccolta di plasma ed alla promozione del razionale ed appropriato utilizzo dei medicinali plasmaderivati. Il programma identifica i principi di riferimento e gli obiettivi strategici da perseguire nel periodo 2016-2020 ai fini del raggiungimento dell’obiettivo dell’autosufficienza nazionale del plasma e dei medicinali plasmaderivati. Un obiettivo per il quale le associazioni donatori di sangue FIDAS continueranno ad impegnarsi quotidianamente. Associazioni che si prodigano responsabilmente per diffondere la cultura della donazione in qualità di parte integrante del sistema trasfusionale italiano che opera in maniera eccellente, secondo un valido e riconosciuto percorso di qualità e sicurezza».