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“Noi plasma e voi?”: torniamo a dare importanza al Sistema Trasfusionale

Si è svolto ieri il webinar “Noi plasma, e voi?” organizzato da Donatori h 24 e AVIS Nazionale. Ospite del webinar anche il Presidente Nazionale FIDAS e portavoce pro-tempore del CIVIS (il Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani Sangue), l’avv. Giovanni Musso. Si è parlato, durante la puntata, dell’importanza della raccolta del plasma ai fini della ricerca per contrastare il covid-19, ma anche del ruolo giocato dalla corretta informazione nella promozione del dono.

Il Presidente Musso ha voluto sottolineare come il lavoro delle Associazioni e Federazioni del dono non sia mai venuto meno negli ultimi mesi, nonostante la pandemia: «Le associazioni sono sempre state a disposizione del Servizio Trasfusionale italiano, – ha dichiarato Mussonon abbiamo mai fatto il nostro appoggio e abbiamo fatto tutto il possibile perché si consentisse la raccolta del plasma iperimmune, tanto è vero che mi risulta che ad oggi ci siano 4.470 unità di plasma iperimmune a disposizione, sul territorio nazionale, per cui sicuramente i donatori han fatto la loro parte».

È possibile, dunque, poter segnalare eventuali criticità registrate negli ultimi mesi? E se sì a chi sono da imputare le stesse?

«Questa pandemia, oltre ad aver creato un’attenzione maggiore da parte dei media sul tema del sangue, – ha affermato Giovanni Mussoha scoperto anche alcune criticità. Se noi pensiamo il sistema trasfusionale italiano come un meccanismo complesso come potrebbe essere un orologio di quelli meccanici, di quelli di pregio, con rotelle e bilancieri e varie parti che si combinano tra loro, noi potremmo esaminarle una per una partendo dai pazienti, che sono gli utilizzatori finali, sono coloro i quali aspettano e ci chiedono di fornire il sangue.

Abbiamo i donatori che a questa pandemia hanno risposto bene, nel senso che sono stati sensibilizzati alla donazione da parte delle associazioni, che è un’altra ruota dentata del meccanismo che ha funzionato.

Le unità di raccolta, quelle associative hanno funzionato: noi abbiamo comunque un dato positivo sulla raccolta associativa.

Un po’ meno forse quelle pubbliche perché i centri sono dislocati in ambienti ospedalieri e hanno creato qualche problematica per l’accesso dei donatori, e abbiamo sicuramente le regioni e i sistemi regionali che è mancato il coordinamento».

Facendo riferimento all’impegno profuso anche dal Centro Nazionale Sangue, Musso ci tiene a sottolineare come: «il problema è che forse è mancato il coordinamento a livello anche politico. Non nel senso dei Direttori Regionali Sangue ma a livello politico in senso forse si è andati in ordine sparso, su temi che probabilmente la politica non era pronta ad affrontare e quindi si è scoperto anche che i Sistemi Trasfusionali Regionali non hanno goduto in questi anni di attenzione sufficiente da parte della politica per poter essere finanziati, per essere sviluppati ed organizzati nel miglior modo per poter far fronte ad una pandemia di questo tipo».

Alla domanda del dott. Luigi Carletti, direttore di Donatori H24: «Che cosa possiamo chiedere al Ministero, al Governo, in funzione dell’esperienza di questi mesi a proposito della raccolta e dei donatori?», l’avv. Musso ha risposto: «Sicuramente dei progetti finalizzati a raggiungere l’autonomia dei plasmaderivati. Una maggiore comunicazione, in questo senso. E, un argomento sicuramente più complesso, riportare la materia sangue, così come prevede la legge di riforma del Servizio Sanitario Nazionale, alla centralità dello Stato. Questo sarebbe importante perché è importante avere un maggior coordinamento e non lasciare all’autonomia regionale determinati obiettivi da raggiungere».

Al webinar hanno preso parte anche il Gen. Girolamo Petrachi, delegato del vice ministro della Salute; il dott. Franco Menichetti, coordinatore nazionale del progetto Tsunami, nonché direttore U.O. Malattie Infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana; il dott. Giovanni Camisasca, referente plasmaderivazione SRC Piemonte; il dott. Alessandro Segato, Presidente AIP (Associazione Immunodeficienze Primitive); e il dott. Gianpietro Briola, presidente AVIS Nazionale.

Di seguito è possibile rivedere il webinar di ieri.