Donazione e COVID: sciogliamo alcuni dubbi

donazione sangueGià nei giorni scorsi abbiamo chiarito come anche nelle Regioni dichiarate “Rosse” o “Arancioni”, gli spostamenti siano autorizzati sia per i donatori, o aspiranti donatori, sia per il personale associativo operante presso le unità di raccolta fisse o mobili. L’autorizzazione è riconosciuta dal Ministero della Salute con la Circolare Prot. 36384 del 09 novembre 2020.

Sciogliamo ora i dubbi più frequenti in merito alla relazione “donazione e COVID”.

Quali sono le indicazioni da seguire se si è contratto il covid-19?
positivi asintomatici potranno donare, al termine del periodo di isolamento preventivo, solo dopo aver fatto un tampone con esito negativo. Mentre i sintomatici potranno donare solo dopo un tampone negativo da fare non prima di tre giorni dopo l’esaurimento dei sintomi, con l’eccezione della perdita dell’olfatto e della perdita o alterazione del gusto (tali sintomi possono persistere anche per molto tempo dopo la guarigione).

Si può donare se si è entrati a stretto contatto con una persona con infezione documentata da SARS-CoV-2?
In questo caso si dovranno osservare 14 giorni di quarantena dall’ultima esposizione al caso. Inoltre si è sospesi dalla donazione per 14 giorni (la sospensione potrà ridursi a 10 giorni se, allo scadere del decimo giorno, si effettuerà un tampone con esito negativo).

Se si scopre solamente dopo aver donato di esser stati in contatto con una persona successivamente risultata positiva cosa bisogna fare?
Se dopo la donazione si apprende di esser entrati in contatto, nelle 48 ore precedenti la donazione, con un contatto positivo, è importante informare subito il servizio trasfusionale di riferimento, anche nel caso in cui non si presentano sintomi.

Si può donare dopo aver effettuato viaggi?
Anche in questo caso si applica una sospensione dal dono della durata di 14 giorni per chiunque sia ritornato da un viaggio in Romania o nei paesi extra Ue (con l’eccezione di Gran Bretagna, Norvegia, Svizzera, Islanda, Andorra, Liechtenstein, Città del Vaticano e San Marino). Per i viaggi nei paesi per cui al rientro è previsto un tampone obbligatorio la donazione è consentita solo dopo l’effettuazione del tampone con esito negativo.

La donazione di sangue è sicura?
Ricordiamo che la donazione di sangue è sempre sicura, sia per il donatore che per il ricevente. Ricordiamo che non vi sono evidenze della possibilità di trasmissione del nuovo coronavirus per via trasfusionale.

Se dopo la donazione si sviluppano sintomi influenzali cosa bisogna fare?
È importante, per i donatori che dovessero sviluppare sintomi influenzali nei 14 giorni successivi alla donazione, informare il servizio trasfusionale di riferimento dei sintomi presentati. 

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, afferma: “Prenotare la propria donazione rappresenta un gesto di doppia responsabilità: se da un lato prenotare il proprio appuntamento con il dono permette di evitare assembramenti e quindi tutelare la salute di tutti, dall’altro lato la prenotazione comporta una programmazione delle terapie trasfusionali e degli interventi chirurgici. Invitiamo tutti coloro che sono in buono stato di salute a programmare ora il prossimo appuntamento con il dono!

Vincenzo De Angelis, direttore del Centro Nazionale Sangue, dichiara: “L’appello che rivolgiamo ai donatori, anche a quelli che vivono nelle zone rosse e arancioni, è quello di continuare a donare. Le trasfusioni sono un Livello Essenziale di Assistenza, che deve essere garantito, quindi non si possono fermare le donazioni  – Il consiglio ai donatori che sono in buona salute è prenotare la donazione, telefonando prima, per evitare affollamenti degli ambulatori a loro dedicati, ma non è l’unica misura che è stata presa per garantire la sicurezza non solo dei donatori ma anche del personale sanitario”.

Limitazioni degli spostamenti: non per donatori e personale associativo

Se ami qualcuno portalo con teA seguito della pubblicazione del DPCM del 03 novembre 2020 potrebbero sorgere alcuni dubbi in merito alla possibilità di spostarsi da casa per potersi recare a donare. Il decreto infatti indica tra le misure di contenimento del virus, anche la limitazione degli spostamenti in entrata e in uscita dai territori o all’interno dei medesimi territori (regionali o comunali) individuati “salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute“.

Il Ministero della Salute con la Circolare Prot. 36384 del 09 novembre 2020 chiarisce ogni dubbio evidenziando come siano autorizzati sia gli spostamenti dei donatori, o aspiranti donatori che escono di casa per recarsi a donare, sia gli spostamenti del personale associativo operante presso le unità di raccolta fisse o mobili.

Come già evidenziato durante la prima fase dell’epidemia, attraverso le note del 10 marzo 2020 e la seguente del 24 marzo 2020:

  • le attività di donazione del sangue e degli emocomponenti sono livelli essenziali di assistenza sanitaria, ai sensi dell’art.5 della legge 219/2005;
  • una eventuale carenza di emocomponenti impatterebbe negativamente sulla possibilità di mantenere la continuità delle attività assistenziali indifferibili di medicina trasfusionale erogate quotidianamente a circa 1.800 pazienti

per questi motivi gli spostamenti volti alla donazione del sangue e degli emocomponenti possono essere considerati inclusi tra le “situazioni di necessità” di cui al DPCM del 03 novembre 2020.

Se si risiede in una Regione rossa o arancione, o se si risiede in un Comune sottoposto a limitazione degli spostamenti, sarà dunque sempre possibile recarsi a donare o a svolgere attività di volontariato nelle associazioni. L’importante, in questi casi, è munirsi dell’autodichiarazione (SCARICALA QUI).

FIDAS saluta Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh

Lo storico batterista e voce dei Pooh è scomparso a 72 anni.

Il ricordo della Federazione va allo scorso settembre, quando Stefano D’Orazio ha collaborato con FIDAS Cerisano, una sezione di FIDAS Paola, in Calabria. Qui il cantante si era mobilitato per promuovere il dono del sangue prima attraverso un appello alla donazione, lanciato in un videomessaggio, al quale ha fatto seguito un incontro con i donatori, il 15 settembre scorso. L’evento si è svolto a Cosenza, nel palazzo Sersale di Cerisano, per una serata dedicata all’informazione e alla sensibilizzazione del dono del sangue e degli emocomponenti.

Il musicista aveva visitato anche il servizio trasfusionale della città, accolto dal vicepresidente nazionale Pierfrancesco Cogliandro e il presidente regionale FIDAS Calabria Antonio Parise, oltre che dai dirigenti delle sezioni di Cerisano, Scalea, Guardia-Cetraro-Acquappesa, San Marco Argentano, Fuscaldo. Presenti anche il direttore del Dipartimento di medicina trasfusionale Area Nord, il prof. Francesco Zinno e la sua equipe. L’evento era stato ripreso anche dal TgR Calabria il 15 settembre 2019.

Nel suo appello lanciato sui social, D’Orazio sottolineava: «Tutti sappiamo che il sangue non si può produrre in laboratorio, ma lo si può trovare solo grazie ai donatori, per questo, amici di Cosenza, prima di partire per le vacanze, vi invito a recarvi presso il Centro Trasfusionale dell’Ospedale. Grazie a questo piccolo gesto, potrete dare un grandissimo aiuto a tutte quelle persone meno fortunate (…) e vi ricordo che donare sangue è donare vita».

Il Presidente di FIDAS Nazionale, Giovanni Musso, afferma: «Siamo vicini alla famiglia di Stefano D’Orazio, in questo momento di lutto, e ci stringiamo ai suoi amici e colleghi di sempre, Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli. Abbiamo avuto modo di conoscere il grande cuore di Stefano attraverso la sua disponibilità nel promuovere il dono del sangue e degli emocomponenti. Siamo certi che il suo impegno ha avvicinato molti al dono e in qualche modo le sue parole continuino a donare vita».

Donazione retribuita e solidarietà: il CIVIS ringrazia il Tg2 e invita i cittadini a donare

Nella puntata del Tg2 delle 20:30 di ieri è andato in onda il servizio «MESSICO, “IL NOSTRO SANGUE PER SFAMARCI”», un’inchiesta a cura di Gianmarco Sicuro, inviato Rai che ha seguito le orme di Maria, una signora messicana che due volte a settimana attraversa la frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti per poter cedere il proprio plasma alle case farmaceutiche in cambio di denaro. «65 dollari ogni 5 donazioni» afferma Maria «ma se salti un appuntamento – prosegue la donna – niente soldi».

Quella che la Rai porta all’attenzione del grande pubblico, attraverso il servizio messo in onda in prima serata, è una situazione purtroppo ben nota alle associazioni e federazioni di donatori di sangue attive in Italia. Questa realtà obbliga anche noi, in Italia, a delle riflessioni: il meccanismo presente negli Stati Uniti, e non solo, basato su un compenso economico, può generare delle ripercussioni sulla qualità del plasma raccolto e di conseguenza sulla salute dei riceventi, ma in generale anche tra la popolazione di donatori e aspiranti donatori. Se infatti il dono non è mosso da principi etici e non si fonda su valori solidaristici – come avviene invece in Italia – il rischio è quello che gli aspiranti donatori possano affrontare la donazione con lo sguardo puntato al compenso economico, perdendo di vista la tutela della salute propria e altrui.

Giovanni Musso, Presidente FIDAS e coordinatore pro tempore di CIVIS, il coordinamento nazionale delle associazioni del dono del sangue che riunisce AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES, commenta la notizia dichiarando: «Le Associazioni e Federazioni di donatori di sangue attive in Italia ringraziano la Rai e l’inviato Gianmarco Sicuro per aver portato all’attenzione del grande pubblico un tema d’interesse di tutti. Il ruolo dei media nell’aiutare i cittadini a comprendere l’importanza del dono è fondamentale.»

La situazione nel nostro Paese si distingue da quella americana: il dono del plasma, in Italia, risponde ai criteri di gratuità e volontarietà ed è un gesto che il donatore può compiere in totale sicurezza ogni 14 giorni. Grazie al frazionamento del plasma è possibile curare pazienti con gravi malattie al fegato; emofilici; affetti da immunodeficienze primitive o disturbi neurologici; prevenire o curare diverse malattie infettive. Tuttavia le modalità di raccolta del plasma adottate dagli Stati Uniti hanno ripercussioni anche in Italia.

«Cogliamo l’occasione per invitare tutti coloro che sono in buono stato di salute a donare il plasma. – prosegue Giovanni Musso Il nostro Paese è infatti dipendente dall’estero per l’importazione di medicinali plasmaderivati che in molte occasioni rappresentano un vero e proprio farmaco salva-vita per tanti pazienti. Gli Stati Uniti sono il primo produttore di plasma in aferesi e da soli soddisfano il 71% della richiesta mondiale del plasma. In questa prospettiva risulta evidente quanto sia importante incrementare il numero dei donatori di plasma presenti in Italia al fine di garantire una più alta qualità del plasma raccolto.
Le associazioni e federazioni di donatori si impegnano al fine di ampliare la platea di donatori, ma per andare incontro alle esigenze di questi ultimi è importante anche l’impegno delle Istituzioni, alle quali chiediamo di potenziare il sistema rendendolo più flessibile. Gli orari di apertura dei servizi trasfusionali spesso non tengono conto delle esigenze dei lavoratori, i quali possono avere maggiore comodità in donazioni svolte in orari pomeridiane o nel fine settimana. È necessario, inoltre, assumere nuovi medici trasfusionisti: senza di loro la solidarietà dei cittadini che intendono donare non può tramutarsi in atto pratico
».

Il problema della retribuzione delle donazioni del plasma era giunto sotto i riflettori già negli scorsi giorni quando diverse testate online italiane riportavano un’altra notizia dagli Stati Uniti: alcuni studenti della Brigham-Young University-Idaho, si sarebbero volontariamente esposti al contagio del Covid-19 al fine di potersi recare a donare, o meglio, a vendere, il proprio plasma iperimmune alle industrie farmaceutiche.

È doveroso ricordare, alla luce di questi ultimi avvenimenti, che in Italia il dono del plasma da parte di pazienti Covid-19 convalescenti è ancora in fase di studio. Il sistema trasfusionale italiano è attualmente impegnato nel test clinico nazionale Tsunami e in altri due progetti europei sul plasma iperimmune: Support-E ed Esi (Emergency Support Instrument). Il primo progetto ha come obiettivo la valutazione, basata su evidenze scientifiche, delle terapie a base di plasma da Convalescente COVID-19 e il raggiungimento di una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull’utilizzo clinico più appropriato. Il progetto Esi prevede invece la disponibilità di fondi europei per supportare la raccolta di plasma da convalescente Covid-19 da parte di Servizi Trasfusionali e Associazioni di donatori.

Settembre positivo per il plasma

Il Centro Nazionale Sangue ha pubblicato i dati relativi al plasma conferito alle aziende convenzionate per la produzione di medicinali plasmaderivati. Facendo riferimento al mese di settembre 2020, il plasma conferito alle aziende convenzionate ha raggiunto i 74.120 kg, registrando un +7,7% rispetto ai 68.843 kg conferiti alle aziende nel 2019.

Nel mese di settembre molte le Regioni che hanno contribuito positivamente: Calabria (+86,7%), Provincia Autonoma di Bolzano (+69%), Sicilia (+46,6%), Provincia Autonoma di Trento (+44,2%), Marche (+28,1%), Emilia Romagna (+27,2%), Friuli Venezia Giulia (+26,5%), Piemonte (+10%), Toscana (+9,1%). Importante anche il contributo dato dal Ministero della Difesa che ha registrato un +39,3%.

Segno negativo per: Molise (-62,8%), Basilicata (-21,9%), Valle d’Aosta (-15,8%), Campania (-12,6%), Sardegna (-10,9%), Liguria (-5,1%), Veneto (-5,0%), Umbria (-4,4%), Lazio (-3,6%), Puglia (-3,2%), Lombardia (-1,9%), Abruzzo (-0,4%).

Se il solo mese di settembre si chiude in positivo rispetto al mese di settembre 2019, nel complessivo il periodo da gennaio a settembre 2020 è in negativo di circa 6.128 kg (-1,0%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per poter rispettare il piano prefissato per riuscire a raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale nella produzione di medicinali plasmaderivati, sarà dunque importante incrementare le donazioni di plasma nei prossimi mesi. Un obiettivo che non è impossibile da raggiungere, se teniamo in considerazione che da gennaio a settembre è stato conferito alle aziende convenzionate il 73% del plasma che ci si prefiggeva di raccogliere e conferire nell’arco dell’intero anno.

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, commenta i dati con queste parole: «Voglio invitare tutti coloro che ci leggono e che sono donatori di sangue intero, a prenotare ora un appuntamento per donare “solamente” il plasma. Questa tipologia di donazione, ancora non sperimentata da molti donatori di sangue intero, permette di aumentare la frequenza del proprio dono: è infatti possibile donare plasma ogni 14 giorni. Un modo semplice per intensificare il proprio sostegno alla comunità e a chi necessita di trasfusioni o di medicinali plasmaderivati».

Plasma da Covid-19 convalescenti: il CNS pubblica i dati aggiornati

Il Centro Nazionale Sangue ha reso noto che nelle banche del sangue dei sistemi regionali italiani sono attualmente disponibili 3.185 subunità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 113 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. 

Il CNS ha dichiarato che il sistema trasfusionale italiano, oltre all’impegno nel test clinico nazionale Tsunami, è coinvolto anche in altri due progetti europei sul plasma iperimmune.

  • Support-E: che ha come obiettivo la valutazione, basata su evidenze scientifiche, delle terapie a base di plasma da Convalescente COVID-19 e il raggiungimento di una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull’utilizzo clinico più appropriato. Il progetto vede la partecipazione di due centri italiani e del Centro Nazionale Sangue.​
  • Esi (Emergency Support Instrument): il progetto prevede la disponibilità di fondi UE per supportare la raccolta di plasma da convalescente Covid-19 da parte di Servizi Trasfusionali e Associazioni di donatori. 

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, coglie l’occasione per lanciare un nuovo appello ai cittadini che hanno manifestato i sintomi del Covid-19: «Come era stato già indicato dal documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU” del 28 Agosto 2020, le donazioni di plasma iperimmune possono essere conservate fino a 3 anni. Un tempo lungo, che ci invita a riflettere su quanto sia importante che chi ha contratto il Covid-19 possa mettere a disposizione un po’ del suo tempo per provare a fare la differenza per chi ha già contratto questa patologia o potrebbe contagiarsi in futuro. La donazione di plasma iperimmune è un gesto utile per la nostra comunità: insieme possiamo sconfiggere il Covid-19.»

Plasma iperimmune: l’UE fa il punto della situazione

Per far chiarezza sull’attuale situazione in merito alla raccolta e alla donazione del plasma iperimmune, la Commissione Europea ha pubblicato il documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU – 28 August 2020”.

L’UE sostiene fortemente la raccolta di donazioni del plasma da pazienti Covid-19 Convalescenti e ne studia le possibilità del suo uso terapeutico, sia per trasfusione diretta sia come materiale di partenza dal quale ottenere medicinali plasmaderivati. L’ipotesi che il plasma iperimmune possa aiutare i pazienti a combattere l’infezione poggia su basi scientifiche e, anche prima della pandemia, vi erano prove della sua efficacia su altre malattie, come la SARS.

Tuttavia, ad oggi l’efficacia dell’utilizzo del Plasma Iperimmune è promettente, ma limitata. Per questo motivo è necessario proseguire nella ricerca per poter raccogliere maggiori dati circa un trattamento ottimale (in merito alle tempistiche, alla frequenza delle trasfusioni, alla selezione delle donazioni, alle analisi cui le stesse vengono sottoposte ecc.).

Per chiarire tutti i possibili dubbi in merito agli studi fino ad ora svolti che prevedono l’utilizzo del Plasma Iperimmune quale possibile terapia per i pazienti affetti da SARS-CoV-2, la Commissione EU ha stilato una serie di “domande frequenti” e relative risposte, che riportiamo di seguito.

 

Come avviene l’autorizzazione dell’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nei Paesi dell’Unione Europea?

In linea con la legislazione dell’Unione Europea in tema di sangue, i centri trasfusionali presenti negli Stati Membri vengono ispezionati e autorizzati dalle relative autorità nazionali competenti in materia di sangue ed emocomponenti. In alcuni Stati membri, quest’autorità coincide con l’autorità per i medicinali plasmaderivati.
Gli Stati membri adottano approcci leggermente diversi tra loro nell’autorizzazione dell’utilizzo di nuovi emocomponenti, molti dei quali richiedono studi clinici prima della loro autorizzazione. Molte di queste autorità stanno collaborando per standardizzare e ottimizzare le modalità per l’autorizzazione di nuovi emocomponenti per trasfusioni.

Non esiste in Europa un sistema centralizzato per l’autorizzazione nell’utilizzo degli emocomponenti, e l’Agenzia Europea per i medicinali non dispone di un mandato per questa attività.

 

Come sarà regolamentato l’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti per la produzione di medicinali plasmaderivati?

Quando gli emocomponenti vengono utilizzati come materiale di partenza per la produzione di un medicinale, la donazione, la raccolta e le analisi eseguite sul sangue sono passaggi regolamentati dalla legislazione interna in tema di sangue. Tutti i passaggi successivi sono invece regolamentati dalla legislazione farmaceutica dell’Unione Europea.

Pertanto, i requisiti per le sperimentazioni cliniche e l’autorizzazione dei medicinali emoderivati, essendo regolamentati come medicinali, sono di competenza dell’Agenzia europea per i medicinali.

 

Attualmente i centri trasfusionali nell’UE raccolgono Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti?

Sì, c’è un alto livello di attività di raccolta in tutta l’UE.
I dati raccolti da 42 centri trasfusionali presenti in 18 paesi sono inseriti in un unico database ospitato dalla Commissione e sviluppato in collaborazione con l’EBA (European Blood Alliance).
Continuano ad arrivare nuove adesioni ed i centri trasfusionali stanno inserendo i dati riguardanti i loro protocolli, ma anche le singole donazioni e trasfusioni. I dati verranno analizzati e pubblicati dall’EBA. La piattaforma, parte della quale è ancora in corso di sviluppo, avrà una dashboard in cui i dati delle attività potranno essere visualizzati da chiunque: organizzazione o singoli cittadini interessati.

 

L’UE promuove la raccolta di Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti?

Sì. La Commissione ritiene che il Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti dovrebbe essere raccolto dai pazienti guariti in tutta l’UE. Il plasma può essere congelato e conservato fino a 3 anni e, poiché i donatori devono soddisfare tutti i normali requisiti di idoneità validi per i donatori di sangue, il plasma raccolto non sarà sprecato ma verrà utilizzato per la trasfusione nei pazienti con Covid-19 o per la produzione di un medicinale a base di plasma iperimmune.
È probabile che il livello di anticorpi nei pazienti guariti diminuirà nel tempo, quindi è molto importante che la raccolta proceda nel modo più rapido ed efficiente possibile. Questo approccio è supportato dall’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) e dall’OMS.
Per questo motivo lo Strumento di Sostegno alle Emergenze dell’Unione Europea ha stanziato fino a 40 milioni di euro per fornire supporto ai centri trasfusionali pubblici e alle ONG (incluse le associazioni di volontariato, NdT) al fine di aumentare la capacità di raccolta di Plasma da Pazienti Covid-19 Convalescenti. Alla data di scadenza del 27 agosto 2020 sono pervenute 80 domande di sovvenzione da centri trasfusionali nazionali, regionali e locali (operanti in 15 Stati membri dell’UE e dal Regno Unito). Le domande verranno valutate nel mese di settembre e le sovvenzioni sottoscritte nel mese di ottobre.

 

Esiste un approccio standardizzato alla raccolta, allo stoccaggio e alla fornitura del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nell’UE?

Sì. Le autorità competenti in materia di sangue presenti negli Stati membri hanno collaborato con l’ECDC e la Commissione Europea per sviluppare linee guida volte a standardizzare la raccolta, le verifiche e l’erogazione del prodotto finale. Questa è la guida pubblicata, che verrà aggiornata secondo le necessità.

 

Sono in corso progetti di ricerca sul Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nell’UE?

Sì. Sono in corso studi randomizzati controllati in Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Italia, Belgio e Spagna; alcuni di questi Paesi hanno più di una sperimentazione in corso. Anche il Regno Unito sta conducendo uno studio clinico randomizzato. Sono inoltre in corso alcuni studi non randomizzati e studi osservazionali.

 

La sicurezza del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti è accertata?

Alcuni studi condotti su un gran numero di pazienti trasfusi indicano che gli eventi avversi associati all’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti sono simili al basso livello di eventi segnalati per la trasfusione di plasma in generale. I centri trasfusionali presenti nell’Unione Europea hanno l’obbligo legale di segnalare gli eventi avversi accorsi in tutti i pazienti che ricevono emocomponenti e la Commissione ne pubblica annualmente i dati aggregati.

 

L’efficacia del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti è considerata accertata?

No. La Commissione ritiene che sia ancora necessario un lavoro considerevole al fine di stabilire l’efficacia e la selezione e l’uso ottimale del Plasma da Pazienti Covid-19 Convalescenti. Horizon 20:20 ha finanziato un progetto che sarà presto lanciato. Denominato SUPPORT -E, e coordinato dall’ EBA, mirerà a riunire i dati provenienti da molteplici studi clinici svolti in tutta l’UE per ottenere conclusioni più solide. Il progetto studierà anche i metodi ottimali per testare il plasma per qualificarlo in modo più preciso.

 

Alla luce di queste informazioni risulta importante promuovere la donazione del plasma da pazienti Covid-19 convalescenti, al fine di poter avere dati più solidi circa la sua efficacia. 

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, dichiara: «Tentare di fermare la diffusione del virus deve essere la nostra prima attenzione per la vita sociale, una premura che non può mai venire meno. Al contempo dobbiamo impegnarci nella ricerca di una possibile cura al fine di supportare coloro i quali dovessero risultare positivi al virus. In questo processo i pazienti guariti dal Covid-19 giocano un ruolo particolarmente importante. Sono loro infatti che permettono alla ricerca di poter procedere, provando a salvare molte vite. Le donazioni di plasma di pazienti Covid-19 convalescenti, come indicato dal documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU – 28 August 2020”, possono essere conservate fino a 3 anni, questo ci permette di dire quanto il ruolo dei donatori sia importante fin da ora anche per coloro che attualmente sono sani ma potrebbero contagiarsi nel futuro. Invito tutti coloro che hanno presentato i sintomi del Covid-19 e sono attualmente guariti (guarigione attestata da due tamponi negativi a distanza di 24 ore) a contattare le loro associazioni di riferimento per poter ricevere maggiori informazioni circa la donazione di plasma iperimmune. Donare sangue e plasma è un dovere civico di tutti noi, un gesto concreto di solidarietà. La donazione da parte di pazienti Covid-19 convalescenti è un gesto concreto di supporto alla comunità, un gesto che può dimostrare quanto nonostante la distanza fisica, la solidarietà possa avvicinare tutti noi!»

Donazione plasma: segno positivo per luglio 2020

donazioni plasmaCrescono i dati riguardanti il plasma inviato alle aziende farmaceutiche convenzionate per il frazionamento: i dati pubblicati dal Centro Nazionale Sangue evidenziano una crescita del +2,7% registrato nel luglio 2020 rispetto al luglio 2019, per un totale di 74.061 kg di plasma inviati al frazionamento (l’anno scorso erano stati inviati 72.112kg).

Luglio ha fatto dunque registrare un segno positivo in quasi tutte le regioni, ad eccezione di: Puglia (-49,9%), Sardegna (-46,1%), Provincia Autonoma di Trento (-28,6%), Veneto (-12,7%), Molise (-6,3%), Provincia Autonoma di Bolzano (-5,8%), Lombardia (-4,5%).
Particolarmente rilevante il contributo della Basilicata che segna un +86% e dell’Umbria che ha raggiunto un +66,7%.

Se il solo mese di luglio si chiude in positivo rispetto al luglio 2019, nel complessivo il periodo da gennaio a luglio 2020 è in negativo di circa 10.079 kg rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per poter raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale nella produzione di medicinali plasmaderivati, sarà dunque importante incrementare le donazioni di plasma nei prossimi mesi.

Ricordiamo che il plasma è la parte liquida del sangue e che la donazione dello stesso (definita “plasmaferesi“), comporta il prelievo di 600/700 ml di plasma. A differenza della donazione di sangue intero, la plasmaferesi può essere effettuata con maggiore frequenza: tra una donazione di plasma e l’altra devono trascorrere almeno 14 giorni, mentre tra una donazione di sangue intero ed una di plasma è sufficiente attendere 30 giorni. È possibile donare fino a 12 Lt all’anno.

Scarica i dati del Centro Nazionale Sangue relativi a Luglio 2020