Donazione retribuita e solidarietà: il CIVIS ringrazia il Tg2 e invita i cittadini a donare

Nella puntata del Tg2 delle 20:30 di ieri è andato in onda il servizio «MESSICO, “IL NOSTRO SANGUE PER SFAMARCI”», un’inchiesta a cura di Gianmarco Sicuro, inviato Rai che ha seguito le orme di Maria, una signora messicana che due volte a settimana attraversa la frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti per poter cedere il proprio plasma alle case farmaceutiche in cambio di denaro. «65 dollari ogni 5 donazioni» afferma Maria «ma se salti un appuntamento – prosegue la donna – niente soldi».

Quella che la Rai porta all’attenzione del grande pubblico, attraverso il servizio messo in onda in prima serata, è una situazione purtroppo ben nota alle associazioni e federazioni di donatori di sangue attive in Italia. Questa realtà obbliga anche noi, in Italia, a delle riflessioni: il meccanismo presente negli Stati Uniti, e non solo, basato su un compenso economico, può generare delle ripercussioni sulla qualità del plasma raccolto e di conseguenza sulla salute dei riceventi, ma in generale anche tra la popolazione di donatori e aspiranti donatori. Se infatti il dono non è mosso da principi etici e non si fonda su valori solidaristici – come avviene invece in Italia – il rischio è quello che gli aspiranti donatori possano affrontare la donazione con lo sguardo puntato al compenso economico, perdendo di vista la tutela della salute propria e altrui.

Giovanni Musso, Presidente FIDAS e coordinatore pro tempore di CIVIS, il coordinamento nazionale delle associazioni del dono del sangue che riunisce AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES, commenta la notizia dichiarando: «Le Associazioni e Federazioni di donatori di sangue attive in Italia ringraziano la Rai e l’inviato Gianmarco Sicuro per aver portato all’attenzione del grande pubblico un tema d’interesse di tutti. Il ruolo dei media nell’aiutare i cittadini a comprendere l’importanza del dono è fondamentale.»

La situazione nel nostro Paese si distingue da quella americana: il dono del plasma, in Italia, risponde ai criteri di gratuità e volontarietà ed è un gesto che il donatore può compiere in totale sicurezza ogni 14 giorni. Grazie al frazionamento del plasma è possibile curare pazienti con gravi malattie al fegato; emofilici; affetti da immunodeficienze primitive o disturbi neurologici; prevenire o curare diverse malattie infettive. Tuttavia le modalità di raccolta del plasma adottate dagli Stati Uniti hanno ripercussioni anche in Italia.

«Cogliamo l’occasione per invitare tutti coloro che sono in buono stato di salute a donare il plasma. – prosegue Giovanni Musso Il nostro Paese è infatti dipendente dall’estero per l’importazione di medicinali plasmaderivati che in molte occasioni rappresentano un vero e proprio farmaco salva-vita per tanti pazienti. Gli Stati Uniti sono il primo produttore di plasma in aferesi e da soli soddisfano il 71% della richiesta mondiale del plasma. In questa prospettiva risulta evidente quanto sia importante incrementare il numero dei donatori di plasma presenti in Italia al fine di garantire una più alta qualità del plasma raccolto.
Le associazioni e federazioni di donatori si impegnano al fine di ampliare la platea di donatori, ma per andare incontro alle esigenze di questi ultimi è importante anche l’impegno delle Istituzioni, alle quali chiediamo di potenziare il sistema rendendolo più flessibile. Gli orari di apertura dei servizi trasfusionali spesso non tengono conto delle esigenze dei lavoratori, i quali possono avere maggiore comodità in donazioni svolte in orari pomeridiane o nel fine settimana. È necessario, inoltre, assumere nuovi medici trasfusionisti: senza di loro la solidarietà dei cittadini che intendono donare non può tramutarsi in atto pratico
».

Il problema della retribuzione delle donazioni del plasma era giunto sotto i riflettori già negli scorsi giorni quando diverse testate online italiane riportavano un’altra notizia dagli Stati Uniti: alcuni studenti della Brigham-Young University-Idaho, si sarebbero volontariamente esposti al contagio del Covid-19 al fine di potersi recare a donare, o meglio, a vendere, il proprio plasma iperimmune alle industrie farmaceutiche.

È doveroso ricordare, alla luce di questi ultimi avvenimenti, che in Italia il dono del plasma da parte di pazienti Covid-19 convalescenti è ancora in fase di studio. Il sistema trasfusionale italiano è attualmente impegnato nel test clinico nazionale Tsunami e in altri due progetti europei sul plasma iperimmune: Support-E ed Esi (Emergency Support Instrument). Il primo progetto ha come obiettivo la valutazione, basata su evidenze scientifiche, delle terapie a base di plasma da Convalescente COVID-19 e il raggiungimento di una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull’utilizzo clinico più appropriato. Il progetto Esi prevede invece la disponibilità di fondi europei per supportare la raccolta di plasma da convalescente Covid-19 da parte di Servizi Trasfusionali e Associazioni di donatori.

Settembre positivo per il plasma

Il Centro Nazionale Sangue ha pubblicato i dati relativi al plasma conferito alle aziende convenzionate per la produzione di medicinali plasmaderivati. Facendo riferimento al mese di settembre 2020, il plasma conferito alle aziende convenzionate ha raggiunto i 74.120 kg, registrando un +7,7% rispetto ai 68.843 kg conferiti alle aziende nel 2019.

Nel mese di settembre molte le Regioni che hanno contribuito positivamente: Calabria (+86,7%), Provincia Autonoma di Bolzano (+69%), Sicilia (+46,6%), Provincia Autonoma di Trento (+44,2%), Marche (+28,1%), Emilia Romagna (+27,2%), Friuli Venezia Giulia (+26,5%), Piemonte (+10%), Toscana (+9,1%). Importante anche il contributo dato dal Ministero della Difesa che ha registrato un +39,3%.

Segno negativo per: Molise (-62,8%), Basilicata (-21,9%), Valle d’Aosta (-15,8%), Campania (-12,6%), Sardegna (-10,9%), Liguria (-5,1%), Veneto (-5,0%), Umbria (-4,4%), Lazio (-3,6%), Puglia (-3,2%), Lombardia (-1,9%), Abruzzo (-0,4%).

Se il solo mese di settembre si chiude in positivo rispetto al mese di settembre 2019, nel complessivo il periodo da gennaio a settembre 2020 è in negativo di circa 6.128 kg (-1,0%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per poter rispettare il piano prefissato per riuscire a raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale nella produzione di medicinali plasmaderivati, sarà dunque importante incrementare le donazioni di plasma nei prossimi mesi. Un obiettivo che non è impossibile da raggiungere, se teniamo in considerazione che da gennaio a settembre è stato conferito alle aziende convenzionate il 73% del plasma che ci si prefiggeva di raccogliere e conferire nell’arco dell’intero anno.

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, commenta i dati con queste parole: «Voglio invitare tutti coloro che ci leggono e che sono donatori di sangue intero, a prenotare ora un appuntamento per donare “solamente” il plasma. Questa tipologia di donazione, ancora non sperimentata da molti donatori di sangue intero, permette di aumentare la frequenza del proprio dono: è infatti possibile donare plasma ogni 14 giorni. Un modo semplice per intensificare il proprio sostegno alla comunità e a chi necessita di trasfusioni o di medicinali plasmaderivati».

Plasma da Covid-19 convalescenti: il CNS pubblica i dati aggiornati

Il Centro Nazionale Sangue ha reso noto che nelle banche del sangue dei sistemi regionali italiani sono attualmente disponibili 3.185 subunità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 113 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. 

Il CNS ha dichiarato che il sistema trasfusionale italiano, oltre all’impegno nel test clinico nazionale Tsunami, è coinvolto anche in altri due progetti europei sul plasma iperimmune.

  • Support-E: che ha come obiettivo la valutazione, basata su evidenze scientifiche, delle terapie a base di plasma da Convalescente COVID-19 e il raggiungimento di una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull’utilizzo clinico più appropriato. Il progetto vede la partecipazione di due centri italiani e del Centro Nazionale Sangue.​
  • Esi (Emergency Support Instrument): il progetto prevede la disponibilità di fondi UE per supportare la raccolta di plasma da convalescente Covid-19 da parte di Servizi Trasfusionali e Associazioni di donatori. 

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, coglie l’occasione per lanciare un nuovo appello ai cittadini che hanno manifestato i sintomi del Covid-19: «Come era stato già indicato dal documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU” del 28 Agosto 2020, le donazioni di plasma iperimmune possono essere conservate fino a 3 anni. Un tempo lungo, che ci invita a riflettere su quanto sia importante che chi ha contratto il Covid-19 possa mettere a disposizione un po’ del suo tempo per provare a fare la differenza per chi ha già contratto questa patologia o potrebbe contagiarsi in futuro. La donazione di plasma iperimmune è un gesto utile per la nostra comunità: insieme possiamo sconfiggere il Covid-19.»

Plasma iperimmune: l’UE fa il punto della situazione

Per far chiarezza sull’attuale situazione in merito alla raccolta e alla donazione del plasma iperimmune, la Commissione Europea ha pubblicato il documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU – 28 August 2020”.

L’UE sostiene fortemente la raccolta di donazioni del plasma da pazienti Covid-19 Convalescenti e ne studia le possibilità del suo uso terapeutico, sia per trasfusione diretta sia come materiale di partenza dal quale ottenere medicinali plasmaderivati. L’ipotesi che il plasma iperimmune possa aiutare i pazienti a combattere l’infezione poggia su basi scientifiche e, anche prima della pandemia, vi erano prove della sua efficacia su altre malattie, come la SARS.

Tuttavia, ad oggi l’efficacia dell’utilizzo del Plasma Iperimmune è promettente, ma limitata. Per questo motivo è necessario proseguire nella ricerca per poter raccogliere maggiori dati circa un trattamento ottimale (in merito alle tempistiche, alla frequenza delle trasfusioni, alla selezione delle donazioni, alle analisi cui le stesse vengono sottoposte ecc.).

Per chiarire tutti i possibili dubbi in merito agli studi fino ad ora svolti che prevedono l’utilizzo del Plasma Iperimmune quale possibile terapia per i pazienti affetti da SARS-CoV-2, la Commissione EU ha stilato una serie di “domande frequenti” e relative risposte, che riportiamo di seguito.

 

Come avviene l’autorizzazione dell’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nei Paesi dell’Unione Europea?

In linea con la legislazione dell’Unione Europea in tema di sangue, i centri trasfusionali presenti negli Stati Membri vengono ispezionati e autorizzati dalle relative autorità nazionali competenti in materia di sangue ed emocomponenti. In alcuni Stati membri, quest’autorità coincide con l’autorità per i medicinali plasmaderivati.
Gli Stati membri adottano approcci leggermente diversi tra loro nell’autorizzazione dell’utilizzo di nuovi emocomponenti, molti dei quali richiedono studi clinici prima della loro autorizzazione. Molte di queste autorità stanno collaborando per standardizzare e ottimizzare le modalità per l’autorizzazione di nuovi emocomponenti per trasfusioni.

Non esiste in Europa un sistema centralizzato per l’autorizzazione nell’utilizzo degli emocomponenti, e l’Agenzia Europea per i medicinali non dispone di un mandato per questa attività.

 

Come sarà regolamentato l’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti per la produzione di medicinali plasmaderivati?

Quando gli emocomponenti vengono utilizzati come materiale di partenza per la produzione di un medicinale, la donazione, la raccolta e le analisi eseguite sul sangue sono passaggi regolamentati dalla legislazione interna in tema di sangue. Tutti i passaggi successivi sono invece regolamentati dalla legislazione farmaceutica dell’Unione Europea.

Pertanto, i requisiti per le sperimentazioni cliniche e l’autorizzazione dei medicinali emoderivati, essendo regolamentati come medicinali, sono di competenza dell’Agenzia europea per i medicinali.

 

Attualmente i centri trasfusionali nell’UE raccolgono Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti?

Sì, c’è un alto livello di attività di raccolta in tutta l’UE.
I dati raccolti da 42 centri trasfusionali presenti in 18 paesi sono inseriti in un unico database ospitato dalla Commissione e sviluppato in collaborazione con l’EBA (European Blood Alliance).
Continuano ad arrivare nuove adesioni ed i centri trasfusionali stanno inserendo i dati riguardanti i loro protocolli, ma anche le singole donazioni e trasfusioni. I dati verranno analizzati e pubblicati dall’EBA. La piattaforma, parte della quale è ancora in corso di sviluppo, avrà una dashboard in cui i dati delle attività potranno essere visualizzati da chiunque: organizzazione o singoli cittadini interessati.

 

L’UE promuove la raccolta di Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti?

Sì. La Commissione ritiene che il Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti dovrebbe essere raccolto dai pazienti guariti in tutta l’UE. Il plasma può essere congelato e conservato fino a 3 anni e, poiché i donatori devono soddisfare tutti i normali requisiti di idoneità validi per i donatori di sangue, il plasma raccolto non sarà sprecato ma verrà utilizzato per la trasfusione nei pazienti con Covid-19 o per la produzione di un medicinale a base di plasma iperimmune.
È probabile che il livello di anticorpi nei pazienti guariti diminuirà nel tempo, quindi è molto importante che la raccolta proceda nel modo più rapido ed efficiente possibile. Questo approccio è supportato dall’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) e dall’OMS.
Per questo motivo lo Strumento di Sostegno alle Emergenze dell’Unione Europea ha stanziato fino a 40 milioni di euro per fornire supporto ai centri trasfusionali pubblici e alle ONG (incluse le associazioni di volontariato, NdT) al fine di aumentare la capacità di raccolta di Plasma da Pazienti Covid-19 Convalescenti. Alla data di scadenza del 27 agosto 2020 sono pervenute 80 domande di sovvenzione da centri trasfusionali nazionali, regionali e locali (operanti in 15 Stati membri dell’UE e dal Regno Unito). Le domande verranno valutate nel mese di settembre e le sovvenzioni sottoscritte nel mese di ottobre.

 

Esiste un approccio standardizzato alla raccolta, allo stoccaggio e alla fornitura del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nell’UE?

Sì. Le autorità competenti in materia di sangue presenti negli Stati membri hanno collaborato con l’ECDC e la Commissione Europea per sviluppare linee guida volte a standardizzare la raccolta, le verifiche e l’erogazione del prodotto finale. Questa è la guida pubblicata, che verrà aggiornata secondo le necessità.

 

Sono in corso progetti di ricerca sul Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nell’UE?

Sì. Sono in corso studi randomizzati controllati in Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Italia, Belgio e Spagna; alcuni di questi Paesi hanno più di una sperimentazione in corso. Anche il Regno Unito sta conducendo uno studio clinico randomizzato. Sono inoltre in corso alcuni studi non randomizzati e studi osservazionali.

 

La sicurezza del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti è accertata?

Alcuni studi condotti su un gran numero di pazienti trasfusi indicano che gli eventi avversi associati all’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti sono simili al basso livello di eventi segnalati per la trasfusione di plasma in generale. I centri trasfusionali presenti nell’Unione Europea hanno l’obbligo legale di segnalare gli eventi avversi accorsi in tutti i pazienti che ricevono emocomponenti e la Commissione ne pubblica annualmente i dati aggregati.

 

L’efficacia del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti è considerata accertata?

No. La Commissione ritiene che sia ancora necessario un lavoro considerevole al fine di stabilire l’efficacia e la selezione e l’uso ottimale del Plasma da Pazienti Covid-19 Convalescenti. Horizon 20:20 ha finanziato un progetto che sarà presto lanciato. Denominato SUPPORT -E, e coordinato dall’ EBA, mirerà a riunire i dati provenienti da molteplici studi clinici svolti in tutta l’UE per ottenere conclusioni più solide. Il progetto studierà anche i metodi ottimali per testare il plasma per qualificarlo in modo più preciso.

 

Alla luce di queste informazioni risulta importante promuovere la donazione del plasma da pazienti Covid-19 convalescenti, al fine di poter avere dati più solidi circa la sua efficacia. 

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, dichiara: «Tentare di fermare la diffusione del virus deve essere la nostra prima attenzione per la vita sociale, una premura che non può mai venire meno. Al contempo dobbiamo impegnarci nella ricerca di una possibile cura al fine di supportare coloro i quali dovessero risultare positivi al virus. In questo processo i pazienti guariti dal Covid-19 giocano un ruolo particolarmente importante. Sono loro infatti che permettono alla ricerca di poter procedere, provando a salvare molte vite. Le donazioni di plasma di pazienti Covid-19 convalescenti, come indicato dal documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU – 28 August 2020”, possono essere conservate fino a 3 anni, questo ci permette di dire quanto il ruolo dei donatori sia importante fin da ora anche per coloro che attualmente sono sani ma potrebbero contagiarsi nel futuro. Invito tutti coloro che hanno presentato i sintomi del Covid-19 e sono attualmente guariti (guarigione attestata da due tamponi negativi a distanza di 24 ore) a contattare le loro associazioni di riferimento per poter ricevere maggiori informazioni circa la donazione di plasma iperimmune. Donare sangue e plasma è un dovere civico di tutti noi, un gesto concreto di solidarietà. La donazione da parte di pazienti Covid-19 convalescenti è un gesto concreto di supporto alla comunità, un gesto che può dimostrare quanto nonostante la distanza fisica, la solidarietà possa avvicinare tutti noi!»

Donazione plasma: segno positivo per luglio 2020

donazioni plasmaCrescono i dati riguardanti il plasma inviato alle aziende farmaceutiche convenzionate per il frazionamento: i dati pubblicati dal Centro Nazionale Sangue evidenziano una crescita del +2,7% registrato nel luglio 2020 rispetto al luglio 2019, per un totale di 74.061 kg di plasma inviati al frazionamento (l’anno scorso erano stati inviati 72.112kg).

Luglio ha fatto dunque registrare un segno positivo in quasi tutte le regioni, ad eccezione di: Puglia (-49,9%), Sardegna (-46,1%), Provincia Autonoma di Trento (-28,6%), Veneto (-12,7%), Molise (-6,3%), Provincia Autonoma di Bolzano (-5,8%), Lombardia (-4,5%).
Particolarmente rilevante il contributo della Basilicata che segna un +86% e dell’Umbria che ha raggiunto un +66,7%.

Se il solo mese di luglio si chiude in positivo rispetto al luglio 2019, nel complessivo il periodo da gennaio a luglio 2020 è in negativo di circa 10.079 kg rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per poter raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale nella produzione di medicinali plasmaderivati, sarà dunque importante incrementare le donazioni di plasma nei prossimi mesi.

Ricordiamo che il plasma è la parte liquida del sangue e che la donazione dello stesso (definita “plasmaferesi“), comporta il prelievo di 600/700 ml di plasma. A differenza della donazione di sangue intero, la plasmaferesi può essere effettuata con maggiore frequenza: tra una donazione di plasma e l’altra devono trascorrere almeno 14 giorni, mentre tra una donazione di sangue intero ed una di plasma è sufficiente attendere 30 giorni. È possibile donare fino a 12 Lt all’anno.

Scarica i dati del Centro Nazionale Sangue relativi a Luglio 2020

Carenza delle scorte di sangue in quattro regioni. Cns e Civis invitano a prenotare la donazione

Il caldo estivo e le vacanze anche quest’anno si riflettono sulla raccolta del sangue: in questi giorni si stanno registrando carenze di sangue in molte regioni, con picchi negativi più marcati nel Lazio, Sardegna, Toscana e Umbria. I dati riportati nella bacheca SISTRA, il Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali che monitora la situazione nazionale, parlano chiaro: a queste quattro regioni se ne affiancano diverse altre che iniziano a registrare segnali preoccupanti. Il Centro Nazionale Sangue e il Civis, il coordinamento delle associazioni dei donatori che riunisce FIDAS, AVIS, Fratres e Croce Rossa Italiana, invitano a programmare la donazione chiamando il centro di raccolta più vicino.

A determinare questa situazione – commenta Vincenzo De Angelis, il nuovo direttore del Centro Nazionale Sangue – è probabilmente l’attuale periodo di vacanza, anche se presumibilmente quest’anno l’epidemia di Covid-19 ha portato molte meno persone a spostarsi. Per fronteggiare questo problema è fondamentale la collaborazione delle Associazioni e Federazioni di donatori, che con il loro contributo possono incentivare su tutto il territorio nazionale le attività di promozione, chiamata e fidelizzazione. Ricordiamo che per poter donare in sicurezza evitando assembramenti è fondamentale prenotare telefonicamente, una procedura che ci permette anche una migliore programmazione della raccolta”.

Dalla bacheca risulta una carenza di circa 400 unità su tutto il territorio nazionale, comprese quelle regioni che normalmente riescono a mettere a disposizione le proprie scorte in eccedenza per compensare le carenze di altre regioni.

Gianpietro Briola, Presidente di AVIS Nazionale e coordinatore pro-tempore del CIVIS, dichiara: “Da sempre l’estate rappresenta un momento dell’anno particolarmente delicato in tema di raccolta di sangue. Ogni giorno in Italia oltre 1.800 persone necessitano di trasfusioni e questo fabbisogno non si ferma mai, neanche ad agosto. In un momento così delicato per tutto il nostro Paese, ognuno può offrire il proprio contributo e fare la differenza, per garantire la continuità di tutto il sistema e dare una risposta adeguata, tempestiva e immediata alle necessità dei pazienti. Anche d’estate doniamo il sangue e gli emocomponenti”.

All’appello si unisce Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS: “Come FIDAS abbiamo lanciato nelle scorse settimane la campagna #DonaVita, con la quale vogliamo sottolineare come un gesto semplice, che al donatore richiede un’ora del suo tempo, rappresenti un vero e proprio farmaco salvavita. La nostra campagna, che in questi giorni è presente sui canali social e che continuerà con altre pubblicazioni nei prossimi giorni, intende essere un’esortazione concreta, nel fare la propria parte per aiutare chi necessita di terapie trasfusionali. In questi giorni è veramente fondamentale che chiunque sia in buono stato di salute si mobiliti per prenotare la propria donazione di sangue e magari coinvolga anche parenti e amici: in estate, grazie al maggiore tempo a nostra disposizione, siamo consueti condividere momenti di spensieratezza, un aperitivo, una passeggiata, un film in compagnia. Perché non condividere anche un gesto che può permetterci di tenere sotto controllo la nostra salute e al contempo regalarci la gioia di sapere di aver donato vita?”.

Prima di partire: dal CNS nuove indicazioni per i donatori

Per molti si avvicinano sempre più le vacanze. Per i donatori di sangue la preparazione della valigia coincide con la prenotazione della donazione pre-partenza. Quest’anno, più del solito, è infatti fondamentale ricordarsi di donare prima di partire.

Riportiamo di seguito le indicazioni, aggiornate alla data odierna, del Centro Nazionale Sangue:

  • Per le persone che soggiorneranno (o che si trovano attualmente all’estero), prima di poter donare è necessario attendere una sospensione temporanea di almeno 14 giorni dal rientro in Italia.
    Fanno eccezione alla sospensione: chi ha viaggiato (o in generale proviene) da Paesi dagli Stati membri dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria), dagli Stati parte dell’accordo di Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera), dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

ATTENZIONE: soggiornare in Bulgaria e Romania, nonostante siano Paesi membri dell’Unione Europea, comporta comunque una sospensione temporanea dal dono.

  • Se si viaggia in Italia non sono necessarie fasi di sospensione temporanea dal dono a causa del Covid, a meno che lo spostamento non riguardi aree per le quali è previsto l’isolamento fiduciario domiciliare. In tal caso sarà possibile essere ammessi alla donazione dopo la conclusione del periodo di isolamento, e solo nel caso in cui non si presentino sintomi e non si sia entrati in contatto con persone con diagnosi certa o dubbia di infezione da SARS-CoV-2.
    Per i donatori che hanno soggiornato, anche solo per una notte, nelle province di: Alessandria, Bergamo, Bologna, Brescia, Cremona, Cuneo, Ferrara, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Novara, Padova, Parma, Pavia, Piacenza, Reggio Emilia e Torino il CNS indica l’utilizzo del test WNV NAT quale alternativa al provvedimento di sospensione temporanea per 28 giorni.

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, afferma: “Le sospensioni temporanee dal dono, più o meno lunghe, che si vengono a verificare al momento del rientro a casa, costituiscono in ogni caso un’importante motivazione in più per ricordarsi di donare prima di partire. Se infatti da un lato il numero dei donatori si viene momentaneamente a ridurre, dall’altro lato il numero di persone che necessitano di trasfusioni restano costanti, con il rischio di dover rimandare le operazioni chirurgiche, che hanno già subìto rallentamenti negli ultimi mesi, o non avere la disponibilità di unità di sangue per far fronte alle emergenze. Donare sangue è un gesto semplice ma importante“.

Ultimo aggiornamento: 07 agosto 2020, ore 14:41

Pride Month: il dono accomuna tutti, a prescindere dall’orientamento

Si conclude oggi il Pride Month, ovvero il mese dell’orgoglio LGBTQIA+.
A differenza di quanti molti credono, in Italia l’orientamento sessuale non è criterio di esclusione dal dono del sangue.
Ai donatori non viene richiesto il proprio orientamento, che non è di alcuna importanza nello scopo di comprendere se la persona possa o meno donare.

Quel che viene richiesto a tutti i donatori è di mantenere un comportamento sano, a tutela della salute propria e dei pazienti che riceveranno il sangue o i singoli emocomponenti donati. Sono in tal senso sospesi dalla donazione quei donatori che hanno rapporti occasionali, ma la regola vale per tutti coloro che hanno rapporti occasionali: eterosessuali, omosessuali o bisessuali.

Più nel dettaglio è necessaria una sospensione del dono di 4 mesi dall’ultima esposizione ad una o più delle condizioni di rischio, rappresentate da rapporti eterosessuali/omosessuali/bisessuali:

  • con partner risultato positivo ai test per l’epatite B e/o C e/o per l’AIDS o a rischio di esserlo
  • con partner che ha avuto precedenti comportamenti sessuali a rischio o del quale il donatore ignora le abitudini sessuali
  • con partner occasionale o con più partner sessuali
  • con soggetti tossicodipendenti
  • con scambio di denaro e droga
  • con partner, di cui non sia noto lo stato sierologico, nato o proveniente da paesi esteri dove l’AIDS è una malattia diffusa

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, dichiara: “Il dono volontario, gratuito e responsabile è un gesto che accomuna tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale. Auguriamo alla comunità LGBTQIA+ una buona conclusione di questo Pride Month. Colgo l’occasione per ricordare che se entriamo in un servizio trasfusionale al termine di una giornata di raccolta, è impossibile risalire all’orientamento sessuale dei donatori, guardando le unità di sangue raccolto. Non c’è distinzione nel sangue. La distinzione la fa il comportamento, per questo invitiamo l’intera popolazione ad adottare stili di vita sani, per tutelare sé e gli altri. Un invito che rivolgiamo a tutti, senza distinzione di orientamento”.