Enrico Santoni, 44 anni | Ricevente Zero Eroi

 

“Ho 44 anni e mi chiamo Enrico Santoni, sono un vecchio paziente sardo del Gaslini di Genova nei lontani anni 80. Leucemia linfoblastica acuta diagnosticata a soli 4 anni e mezzo. Ricordo ancora tutto come se fosse un film visto il giorno prima. Il mio primo volo aereo per raggiungere una sola speranza di sopravvivenza oltremare: la chemioterapia sperimentale. In tanti purtroppo morivano ogni giorno, ed io potevo essere uno di quelli. Genitori molto giovani costretti a vivere dentro un incubo, per otto anni. Allora non esisteva ancora il ‘paracadute’ delle associazioni di genitori Fiagop che li potesse sostenere nel duro percorso di malattia lontani da casa. Ricordo chemio, cobalto, radio terapia, e tante, tante trasfusioni. E ricordo la disperazione nei loro occhi quando le sacche di sangue non arrivavano. Donare il sangue vuol dire anche ridare lucidità e speranza a un genitore che tiene per mano un figlio esanime. Donare vuol dire dare una parte di sé a chi soffre. Io vorrei tanto donare ma non posso più farlo perché il mio sangue ‘non è buono’ per chi ne ha bisogno, e questo mi rattrista molto. Donare sangue è donare speranza, e la speranza non va mai negata a nessuno. Tu che puoi, dona!”