Plasma: i dati di gennaio 2021

donazioni plasmaIl Centro Nazionale Sangue ha pubblicato i dati relativi al plasma conferito alle aziende convenzionate per la produzione di medicinali plasmaderivati nel mese di gennaio 2021. 62.963 i kg di plasma conferite alle aziende durante il primo mese del 2021, un quantitativo che supera di poco il 7% dell’obiettivo totale del 2021.

Nel mese di gennaio diverse Regioni sono riuscite a registrare risultati migliori di quelli guadagnati nel 2020: la Provincia Autonoma di Trento (21,7%), la Provincia Autonoma di Bolzano (19,6%), il Friuli Venezia Giulia (19,4%), la Toscana (14,7%), l’Umbria (9,3%) e il Lazio (+1%). Anche il Ministero della Difesa ha registrato un +100% rispetto a quanto raccolto nel 2020.

In termini assoluti di plasma conferito alle aziende convenzionate per la produzione di medicinali plasmaderivati, si sono distinte in modo particolare:  la Lombardia (con 11.139 kg), l’Emilia Romagna (con 7.529 kg), la Toscana (con 6.253 kg) e il Veneto (6.252 kg).

Un altro dato utile a comprendere la predisposizione al dono, è il tasso di donazione ogni 1.000 unità di popolazione. In tal senso a distinguersi sono: il Friuli Venezia Giulia (24,2), le Marche (23,4) e la Valle d’Aosta (21,9).

Complessivamente nel primo mese del 2021 si è registrata una variazione del -13,5% rispetto ai dati di gennaio 2020.

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, commenta così i dati: “La donazione di plasma è fondamentale per molti pazienti: infatti il plasma può essere utilizzato sia per le trasfusioni, specie in caso di emorragie significative, sia per la produzione di medicinali plasmaderivati. Per sensibilizzare alla donazione del plasma FIDAS Nazionale ha lanciato in questi giorni un evento sui propri canali social: ad un anno dalla scomparsa di Aldo Ozino Caligaris vogliamo onorare la sua memoria invitando tutti ad effettuare una donazione di questo prezioso emocomponente. Aldo affermava che se tutti i donatori di sangue effettuassero almeno una donazione di plasma all’anno, avremmo già da tempo raggiunto l’autosufficienza nazionale nella raccolta del plasma. I dati del CNS ci indicano che abbiamo ancora molto da fare per raggiungere l’autosufficienza, ma l’anno è appena iniziato. Ad un anno dalla sua scomparsa, vogliamo dunque ricordare Aldo Ozino con un invito speciale per tutti i donatori: se non avete ancora mai donato plasma, questa potrebbe essere l’occasione giusta per iniziare“.

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Plasma da Covid-19 convalescenti: in arrivo i finanziamenti europei

La Commissione Europea ha dato il via libera ad un finanziamento di oltre 7 milioni di euro destinato a supportare i servizi trasfusionali italiani che hanno raccolto, raccolgono o pianificano di raccogliere plasma da pazienti Covid-19 convalescenti. I fondi sono stati ottenuti nell’ambito del programma Esi (Emergency Support Instrument), nato per aiutare gli Stati membri ad affrontare la pandemia. 

In Italia sono 14 le Regioni e provincie autonome che hanno presentatplasmao richiesta dei finanziamenti, l’approvazione dei quali permetterà di accedere al 100% dei fondi richiesti: circa 7.100.000 euro, su 36 milioni di euro messi a disposizione dalla Commissione Europea.  

Vincenzo De Angelis, direttore del Centro Nazionale Sangue, ha commentato così la notizia: “In attesa di evidenze scientifiche certe sull’efficacia del plasma iperimmune contro il Covid-19 è fondamentale continuare nella ricerca su questa terapia. Il rafforzamento della capacità delle strutture trasfusionali sarà in ogni caso utilissimo anche per aumentare in assoluto la raccolta di plasma, che è l’unica fonte di farmaci spesso salvavita, e avvicinarci ulteriormente all’autosufficienza in questo settore”.

Il CIVIS scrive al Ministro Speranza: richiesto un incontro su vaccino anti Covid-19 e carenze immunoglobuline

Il CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue, costituito da AVIS, CRI, FIDAS e FRATRES), ha scritto una lettera all’On. Roberto Speranza, Ministro della Salute, al fine di portare alla sua attenzione diversi punti, tra i quali l’importanza dell’accesso alla vaccinazione contro il Covid-19 dei donatori di sangue, ma anche per valutare utili strategie volte ad evitare possibili carenze di immunoglobuline (IG).

Il CIVIS, che rappresenta oltre 1 milione e 800 mila donatori volontari di sangue, plasma ed emocomponenti, vista la contrazione registrata nella raccolta del plasma e di emocomponenti, avrebbe piacere di incontrare il Ministro al fine di presentare le proprie proposte per superare il momento critico per il sistema trasfusionale.

La lettera, inviata oggi in data 22 dicembre, fa seguito ad una già precedente richiesta del 30 novembre 2020. Le Associazioni e Federazioni del dono confidano in una risposta del Ministro, considerata la gravità della situazione.

Covid-19, il sistema sangue italiano è attivo per il plasma iperimmune

Il sistema sangue italiano, dalle associazioni dei donatori alle strutture trasfusionali fino al Centro Nazionale sangue, è totalmente impegnato nella raccolta del plasma iperimmune per un possibile utilizzo come terapia contro il Covid-19, in attesa che gli studi clinici in corso diano indicazioni sull’eventuale efficacia. Lo affermano in una nota congiunta il Cns e il Civis, il coordinamento delle associazioni dei donatori.

In Italia sono in corso in questo momento diverse sperimentazioni cliniche con plasma iperimmune per il trattamento del Covid-19, fra cui lo studio ‘Tsunami’ coordinato a livello nazionale. Al momento il Centro Nazionale Sangue, nel suo monitoraggio periodico aggiornato al 19 novembre, ha censito 4.325 sub-unità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 134 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. La cifra comprende sia le unità di plasma di cui è stato verificato il ‘titolo’, la quantità cioè di anticorpi neutralizzanti presenti, sia quelle su cui questo tipo di analisi verrà effettuata nel momento dell’utilizzo. 

Nel mondo sono 138 gli studi in corso – ricorda il direttore del Cns Vincenzo De Angelis -, di cui 73 randomizzati, e solo da questi possono venire risposte certe. Ma nel frattempo non siamo inattivi, anzi, ci stiamo comportando come se funzionasse, e i centri trasfusionali si stanno muovendo in tal senso. Mi auguro che qualunque sia l’esito degli studi l’attenzione per il plasma iperimmune contribuisca a far crescere la consapevolezza sull’importanza della donazione di plasma in generale, che è indispensabile a garantire l’apporto di farmaci salvavita per molti pazienti”.

In Italia il plasma iperimmune è raccolto presso i Servizi Trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale, di cui secondo l’ultimo aggiornamento dell’Iss sono 80 quelli che aderiscono al protocollo Tsunami. Una persona che vuole donare plasma iperimmune può riferirsi alla Struttura di Coordinamento per le attività trasfusionali della propria Regione per conoscere presso quali Servizi trasfusionali effettuare la donazione. Sul sito del Cns è possibile consultare un elenco indicativo e in continuo aggiornamento delle strutture che effettuano questo tipo di raccolta.

Vogliamo rassicurare chi confida nel dono del plasma iperimmune quale possibile terapia al COVID-19 che le associazioni del dono sono impegnate nel favorire la donazione di plasma da pazienti convalescenti – afferma Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS e coordinatore pro-tempore del CIVIS, il coordinamento nazionale delle associazioni del dono del sangue che riunisce AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES -. Dobbiamo però essere totalmente corretti: non vogliamo illudervi. Purtroppo l’efficacia del plasma iperimmune ancora non è dimostrata, anche per questo è fondamentale non abbassare mai la guardia nei confronti di situazioni di possibile contagio. Tutte noi associazioni del dono promuoviamo il dono del plasma da covid-19 convalescenti, perché intendiamo essere, anche questa volta, come sempre, al fianco della ricerca e dei pazienti che necessitano del nostro supporto. Insieme, però impegniamoci ancor prima a prevenire la diffusione del virus: lo dobbiamo ai tanti operatori sanitari, e non solo, che stanno rischiando la propria salute per poter proteggere quella di tutti noi”.

L’appello al dono di FIDAS sulle pagine del Corriere

Ieri, 26 novembre, Adriana Bazzi, inviata del Corriere della Sera, sulle pagine del quotidiano ha rilanciato l’appello di FIDAS nella promozione del dono del plasma da pazienti covid-19 convalescenti.

Un’occasione di promozione per il servizio svolto dalla Federazione che nelle scorse settimane ha raccolto i contatti utili di tutti i servizi trasfusionali presenti in Italia e coinvolti nella raccolta del cosiddetto “plasma iperimmune”. Gli stessi dati sono stati inseriti in un database consultabile sul nostro sito e rappresenta un’agenda che verrà costantemente aggiornata, utile per chi è stato affetto dal Covid-19 e volesse capire come fare per prenotare la propria donazione.

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, intervistato dalla dr.ssa Bazzi, ha dichiarato: «In attesa che gli studi scientifici dimostrino la reale utilità di questa cura, ci siamo messi a disposizione, forti della nostra esperienza. Anche sotto la spinta di persone, guarite da Covid, che volevano donare il plasma. Abbiamo messo a punto un prontuario per fornire tutte le informazioni del caso. Ma soprattutto per ribadire l’importanza della donazione, in ogni caso».

Leggi ora l’intervista completa.

 

Donazione retribuita e solidarietà: il CIVIS ringrazia il Tg2 e invita i cittadini a donare

Nella puntata del Tg2 delle 20:30 di ieri è andato in onda il servizio «MESSICO, “IL NOSTRO SANGUE PER SFAMARCI”», un’inchiesta a cura di Gianmarco Sicuro, inviato Rai che ha seguito le orme di Maria, una signora messicana che due volte a settimana attraversa la frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti per poter cedere il proprio plasma alle case farmaceutiche in cambio di denaro. «65 dollari ogni 5 donazioni» afferma Maria «ma se salti un appuntamento – prosegue la donna – niente soldi».

Quella che la Rai porta all’attenzione del grande pubblico, attraverso il servizio messo in onda in prima serata, è una situazione purtroppo ben nota alle associazioni e federazioni di donatori di sangue attive in Italia. Questa realtà obbliga anche noi, in Italia, a delle riflessioni: il meccanismo presente negli Stati Uniti, e non solo, basato su un compenso economico, può generare delle ripercussioni sulla qualità del plasma raccolto e di conseguenza sulla salute dei riceventi, ma in generale anche tra la popolazione di donatori e aspiranti donatori. Se infatti il dono non è mosso da principi etici e non si fonda su valori solidaristici – come avviene invece in Italia – il rischio è quello che gli aspiranti donatori possano affrontare la donazione con lo sguardo puntato al compenso economico, perdendo di vista la tutela della salute propria e altrui.

Giovanni Musso, Presidente FIDAS e coordinatore pro tempore di CIVIS, il coordinamento nazionale delle associazioni del dono del sangue che riunisce AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES, commenta la notizia dichiarando: «Le Associazioni e Federazioni di donatori di sangue attive in Italia ringraziano la Rai e l’inviato Gianmarco Sicuro per aver portato all’attenzione del grande pubblico un tema d’interesse di tutti. Il ruolo dei media nell’aiutare i cittadini a comprendere l’importanza del dono è fondamentale.»

La situazione nel nostro Paese si distingue da quella americana: il dono del plasma, in Italia, risponde ai criteri di gratuità e volontarietà ed è un gesto che il donatore può compiere in totale sicurezza ogni 14 giorni. Grazie al frazionamento del plasma è possibile curare pazienti con gravi malattie al fegato; emofilici; affetti da immunodeficienze primitive o disturbi neurologici; prevenire o curare diverse malattie infettive. Tuttavia le modalità di raccolta del plasma adottate dagli Stati Uniti hanno ripercussioni anche in Italia.

«Cogliamo l’occasione per invitare tutti coloro che sono in buono stato di salute a donare il plasma. – prosegue Giovanni Musso Il nostro Paese è infatti dipendente dall’estero per l’importazione di medicinali plasmaderivati che in molte occasioni rappresentano un vero e proprio farmaco salva-vita per tanti pazienti. Gli Stati Uniti sono il primo produttore di plasma in aferesi e da soli soddisfano il 71% della richiesta mondiale del plasma. In questa prospettiva risulta evidente quanto sia importante incrementare il numero dei donatori di plasma presenti in Italia al fine di garantire una più alta qualità del plasma raccolto.
Le associazioni e federazioni di donatori si impegnano al fine di ampliare la platea di donatori, ma per andare incontro alle esigenze di questi ultimi è importante anche l’impegno delle Istituzioni, alle quali chiediamo di potenziare il sistema rendendolo più flessibile. Gli orari di apertura dei servizi trasfusionali spesso non tengono conto delle esigenze dei lavoratori, i quali possono avere maggiore comodità in donazioni svolte in orari pomeridiane o nel fine settimana. È necessario, inoltre, assumere nuovi medici trasfusionisti: senza di loro la solidarietà dei cittadini che intendono donare non può tramutarsi in atto pratico
».

Il problema della retribuzione delle donazioni del plasma era giunto sotto i riflettori già negli scorsi giorni quando diverse testate online italiane riportavano un’altra notizia dagli Stati Uniti: alcuni studenti della Brigham-Young University-Idaho, si sarebbero volontariamente esposti al contagio del Covid-19 al fine di potersi recare a donare, o meglio, a vendere, il proprio plasma iperimmune alle industrie farmaceutiche.

È doveroso ricordare, alla luce di questi ultimi avvenimenti, che in Italia il dono del plasma da parte di pazienti Covid-19 convalescenti è ancora in fase di studio. Il sistema trasfusionale italiano è attualmente impegnato nel test clinico nazionale Tsunami e in altri due progetti europei sul plasma iperimmune: Support-E ed Esi (Emergency Support Instrument). Il primo progetto ha come obiettivo la valutazione, basata su evidenze scientifiche, delle terapie a base di plasma da Convalescente COVID-19 e il raggiungimento di una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull’utilizzo clinico più appropriato. Il progetto Esi prevede invece la disponibilità di fondi europei per supportare la raccolta di plasma da convalescente Covid-19 da parte di Servizi Trasfusionali e Associazioni di donatori.

Settembre positivo per il plasma

Il Centro Nazionale Sangue ha pubblicato i dati relativi al plasma conferito alle aziende convenzionate per la produzione di medicinali plasmaderivati. Facendo riferimento al mese di settembre 2020, il plasma conferito alle aziende convenzionate ha raggiunto i 74.120 kg, registrando un +7,7% rispetto ai 68.843 kg conferiti alle aziende nel 2019.

Nel mese di settembre molte le Regioni che hanno contribuito positivamente: Calabria (+86,7%), Provincia Autonoma di Bolzano (+69%), Sicilia (+46,6%), Provincia Autonoma di Trento (+44,2%), Marche (+28,1%), Emilia Romagna (+27,2%), Friuli Venezia Giulia (+26,5%), Piemonte (+10%), Toscana (+9,1%). Importante anche il contributo dato dal Ministero della Difesa che ha registrato un +39,3%.

Segno negativo per: Molise (-62,8%), Basilicata (-21,9%), Valle d’Aosta (-15,8%), Campania (-12,6%), Sardegna (-10,9%), Liguria (-5,1%), Veneto (-5,0%), Umbria (-4,4%), Lazio (-3,6%), Puglia (-3,2%), Lombardia (-1,9%), Abruzzo (-0,4%).

Se il solo mese di settembre si chiude in positivo rispetto al mese di settembre 2019, nel complessivo il periodo da gennaio a settembre 2020 è in negativo di circa 6.128 kg (-1,0%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per poter rispettare il piano prefissato per riuscire a raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale nella produzione di medicinali plasmaderivati, sarà dunque importante incrementare le donazioni di plasma nei prossimi mesi. Un obiettivo che non è impossibile da raggiungere, se teniamo in considerazione che da gennaio a settembre è stato conferito alle aziende convenzionate il 73% del plasma che ci si prefiggeva di raccogliere e conferire nell’arco dell’intero anno.

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, commenta i dati con queste parole: «Voglio invitare tutti coloro che ci leggono e che sono donatori di sangue intero, a prenotare ora un appuntamento per donare “solamente” il plasma. Questa tipologia di donazione, ancora non sperimentata da molti donatori di sangue intero, permette di aumentare la frequenza del proprio dono: è infatti possibile donare plasma ogni 14 giorni. Un modo semplice per intensificare il proprio sostegno alla comunità e a chi necessita di trasfusioni o di medicinali plasmaderivati».

Plasma da Covid-19 convalescenti: il CNS pubblica i dati aggiornati

Il Centro Nazionale Sangue ha reso noto che nelle banche del sangue dei sistemi regionali italiani sono attualmente disponibili 3.185 subunità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 113 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. 

Il CNS ha dichiarato che il sistema trasfusionale italiano, oltre all’impegno nel test clinico nazionale Tsunami, è coinvolto anche in altri due progetti europei sul plasma iperimmune.

  • Support-E: che ha come obiettivo la valutazione, basata su evidenze scientifiche, delle terapie a base di plasma da Convalescente COVID-19 e il raggiungimento di una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull’utilizzo clinico più appropriato. Il progetto vede la partecipazione di due centri italiani e del Centro Nazionale Sangue.​
  • Esi (Emergency Support Instrument): il progetto prevede la disponibilità di fondi UE per supportare la raccolta di plasma da convalescente Covid-19 da parte di Servizi Trasfusionali e Associazioni di donatori. 

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, coglie l’occasione per lanciare un nuovo appello ai cittadini che hanno manifestato i sintomi del Covid-19: «Come era stato già indicato dal documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU” del 28 Agosto 2020, le donazioni di plasma iperimmune possono essere conservate fino a 3 anni. Un tempo lungo, che ci invita a riflettere su quanto sia importante che chi ha contratto il Covid-19 possa mettere a disposizione un po’ del suo tempo per provare a fare la differenza per chi ha già contratto questa patologia o potrebbe contagiarsi in futuro. La donazione di plasma iperimmune è un gesto utile per la nostra comunità: insieme possiamo sconfiggere il Covid-19.»