Forum Terzo Settore: il ricordo di Aldo Ozino Caligaris e il benvenuto a tre nuovi soci

Si è svolta on line, il 23 giugno, l’assemblea straordinaria e ordinaria dei soci del Forum Nazionale Terzo Settore.

In apertura la portavoce Claudia Fiaschi ha voluto ricordare i tanti, tra volontari e operatori del terzo settore, che hanno perso la vita in questi mesi a causa del Covid-19 nel nostro Paese.
È stata anche l’occasione per commemorare Aldo Ozino Caligaris, Presidente Nazionale FIDAS e storico amico del Forum.

Claudia Fiaschi nella sua relazione si è soffermata sulle enormi sfide affrontate dal Terzo settore nell’emergenza e sul futuro, sul ruolo determinante che avrà il terzo settore.

Al suo intervento, è seguito quello della Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, la quale ha dichiarato: “Continuiamo a lavorare per assicurare al Terzo Settore un ruolo centrale nel piano di rilancio del nostro Paese”.

Il Ministro, nel suo intervento, ha ricordato le misure per gli enti del Terzo Settore fortemente volute e promosse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: “Dal Decreto Cura Italia all’estensione dell’accesso alla cassa integrazione in deroga, dalla sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, solo per citarne alcune”.

A seguire l’intervento del DG del terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese, Alessandro Lombardi.

Durante l’assemblea è stato approvato l’ingresso di tre nuovi soci all’interno del Forum Terzo Settore:

Integrazione ed aggiornamento delle misure di prevenzione della trasmissione dell’infezione da nuovo Coronavirus

In accordo alle ultime disposizioni in materia di misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, con riferimento all’ingresso in Italia da Paesi esteri e agli spostamenti sul territorio nazionale da parte di persone fisiche, le misure di prevenzione della trasmissione dell’infezione da nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2) mediante la trasfusione di emocomponenti labili, contenute nella circolare Prot. n. 0797.CNS.2020 del 26 marzo 2020 si modificano come segue:

  1. Rafforzare le misure di sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per il rientro in Italia da qualsiasi territorio internazionale.
  2. Applicare il criterio di sospensione temporanea di almeno 14 giorni dal rientro in Italia per i soggetti che provengono da Paesi Esteri.
  3. La sospensione di cui al punto 2 non si applica per i soggetti che provengono da Paesi dagli Stati membri dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria), dagli Stati parte dell’accordo di Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera), da Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.
  4. In relazione agli spostamenti in ambito nazionale, non si applica alcuna sospensione temporanea fatto salvo che lo spostamento riguardi aree per le quali sia prevista l’applicazione del provvedimento di sanità pubblica consistente nell’isolamento fiduciario domiciliare; tali soggetti possono essere ammessi alla donazione dopo la conclusione del predetto periodo di isolamento, in assenza di altre condizioni subentranti che ne possano determinare il prolungamento e la conseguente non idoneità temporanea alla donazione.

Il Centro Nazionale Sangue precisa che rimane invariata l’applicazione del criterio di sospensione temporanea di almeno 14 giorni dopo la possibile esposizione al rischio di contagio per contatto con soggetto con infezione documentata da SARS-CoV-2.

Il CNS precisa, altresì, che le altre disposizioni contenute nella nota Prot. n. 0653.CNS.2020 del 09 marzo 2020 e sue integrazioni (Prot. n. 0666 CNS 2020 – Integrazione aggiornamento misure di prevenzione nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2) del 10 marzo 2020  e  Prot. n. 0712.CNS.2020_Integrazione aggiornamento misure di prevenzione nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2) del 16 marzo 2020) rimangono vigenti ed immodificate.

I Responsabili delle SRC sono invitati a dare tempestiva attuazione alle suddette indicazioni, informando puntualmente i singoli Servizi trasfusionali operanti nelle Regioni e Province autonome di rispettiva competenza.

Il Centro Nazionale Sangue aggiornerà le presenti indicazioni in relazione all’acquisizione di ulteriori informazioni circa l’agente patogeno in questione e all’evoluzione della situazione epidemiologica nazionale e internazionale.

FIDAS Calabria per il WBDD2020 celebra tutti i donatori

In occasione del prossimo 14 giugno, Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, ci giunge la notizia di una bella iniziativa organizzata da FIDAS Calabria.
In questi ultimi mesi abbiamo affrontato con forza e determinazione un nemico invisibile che ha travolto le nostre vite. – afferma il Presidente della Federazione Regionale FIDAS Calabria, Antonio PariseNon sappiamo cosa ci riserva il futuro, sappiamo però che nei momenti difficili siamo stati in grado di dare il meglio di noi. La sua diffusione del mese di marzo ha comportato un momento di emergenza per le scorte ematiche della nostra nazione. Mentre l’Italia era alle prese con il Coronavirus, malati oncologici, talassemici e le terapie chirurgiche d’urgenza avevano bisogno di sangue. Ma grazie agli appelli, tanti donatori di sangue hanno contribuito, tendendo il braccio, a salvare vite umane. Loro sono gli eroi “civili” che hanno contribuito a renderci orgogliosi di essere italiani. Quest’anno doveva celebrarsi proprio in Italia il “World Blood Donor Day”, la giornata mondiale del donatore di sangue, ma è stato doveroso rinviare le celebrazioni al prossimo anno. Allo stesso tempo però, per ringraziare simbolicamente i donatori di sangue calabresi e commemorare quelli che non sono più con noi, domenica 14 giugno, dalle ore 21:00, la Torre Normanna di San Marco Argentano sarà illuminata di rosso“.

FIDAS Verona: la sezione di Colognola ai Colli contro il coronavirus

Da FIDAS Verona ci giunge la notizia che la sezione di Colognola ai Colli promuove un’iniziativa a supporto delle famiglie e volta a contrastare la diffusione del nuovo-Coronavirus.

A partire da oggi, 30 maggio, la sezione di donatori di sangue distribuirà delle mascherine protettive a tutti i nuclei familiari della cittadina. Una volta terminati i nuclei familiari la distribuzione proseguirà dando precedenza ai donatori della sezione non residente nel Comune.

Una bella scelta a tutela della salute dei cittadini e dei donatori. Per maggiori informazioni è possibile contattare la sezione inviando una mail all’indirizzo: colognola@fidasverona.it

 

Indicazioni del CNS in merito alla donazione di plasma da convalescente COVID-19

Il Centro Nazionale Sangue dichiara che sulla base delle attuali conoscenze la terapia con plasma da convalescente è da considerarsi non ancora supportata da evidenze scientifiche robuste e da solidi dati di emovigilanza sulla sua sicurezza. Tuttavia, la pandemia da SARS-CoV-2 è una situazione in cui tipicamente il plasma da convalescenti può rappresentare una risorsa per supportare il trattamento della malattia all’interno di trial clinici, di studi osservazionali, come terapia sperimentale di immediata disponibilità e a basso rischio, nonché, in prospettiva, per lo sviluppo di prodotti medicinali plasmaderivati (immunoglobuline specifiche).

Nel pieno della fase emergenziale dell’epidemia da SARS-CoV-2, il Centro nazionale ha ricevuto reiterate richieste (formali e non), da parte di Servizi trasfusionali di diverse Regioni, di essere autorizzati alla “valutazione anamnestica e clinica dei soggetti convalescenti in deroga ai criteri di selezione applicati al donatore di sangue ed emocomponenti in conformità alla normative vigente” (DM 2 novembre 2015), al fine di raccogliere da essi plasma da aferesi; tali istanze scaturivano da richieste, da parte dei clinici, di possibile impiego terapeutico del plasma da convalescente in pazienti COVID-19 sia nell’ambito di protocolli clinici sperimentali sia ad “uso compassionevole”.

Pertanto, in accordo con la Direzione generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della salute, il CNS ha predisposto il “Protocollo operativo per la selezione dei pazienti-donatori convalescenti con diagnosi virologicamente documentata di COVID-19, per la qualificazione biologica del plasma da aferesi eventualmente prodotto nonché per le successive correlate procedure di riduzione dei patogeni e di stoccaggio controllato”. II predetto protocollo ha fornito disposizioni per effettuare la selezione dei pazienti-donatori convalescenti, in deroga ai criteri previsti dalla normativa trasfusionale vigente per i donatori di sangue e emocomponenti, e ha introdotto indicazioni inderogabili di valenza nazionale comprendenti anche test aggiuntivi, misure per la riduzione dei patogeni e per lo stoccaggio controllato, al fine di garantire la sicurezza della trasfusione di tale tipologia di plasma.

Infatti, i pazienti-donatori convalescenti, così come eventuali donatori periodici guariti da COVID-19, potevano presentare condizioni anamnestiche e cliniche, anche legate al recente stato di malattia (a mero titolo di esempio: ospedalizzazione, manovre sanitarie invasive, assunzione di farmaci), per le quali sono di norma previste sospensioni temporanee anche protratte, incompatibili, in un contesto emergenziale, con la necessità di disporre tempestivamente di plasma da convalescente (prelevato in una finestra temporale assai prossima alla avvenuta guarigione del paziente-donatore per garantire la presenza di un titolo adeguato di a nticorpi neutralizzanti), sia nell’ambito di protocolli clinici sperimentali sia ad “uso compassionevole”. Per tali motivi e nel medesimo contesto emergenziale, viene indicata la necessità di eseguire test molecolari aggiuntivi (HAV, HEV e ParvoB19) e di utilizzare una metodica di riduzione dei patogeni di riconosciuta efficacia sulle unità di plasma iperimmune. In riferimento poi alla tracciabilita del plasma da convalescente, il Centro Nazionale Sangue, in coerenza con quanto previsto nell’ambito Accordo interregionale per la cornpensazione della mobilità sanitaria, ha definito codici  identificativi univoci per tracciare, nel Sistema Informativo dei Servizi TRAsfusionali (SISTRA), le procedure di raccolta del plasma da paziente-donatore convalescente e i relativi prodotti, anche in ragione dell’imminente avvio di uno studio sperimentale nazionale “TranSfUsion of coNvalescent plAsma for the early treatment of pneuMonIa due to SARS-CoV2 – TSUNAMI Study)” e della eventualità che le cessioni di unità di plasma tra Regioni, per soddisfare i fabbisogni terapeutici dei pazienti arruolati, si intensificassero rispetto al momento attuale. Le disposizioni del sopracitato Protocollo operativo nazionale includevano anche la richiesta di raccogliere e trasmettere al CNS informazioni puntuali relative a ciascuna procedura di raccolta aferetica di plasma da convalescente COVID-19 nonché a ciascuna unità impiegata nell’ambito dei suddetti studi clinici.

II Protocollo operativo nazionale, e le indicazioni inerenti ai flussi informativi ad esso correlati, sono stati rilasciati alle Strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali (SRC) che ne hanno fatto richiesta (ad oggi le SRC di 13 Regioni/Province autonome, nell’ambito di protocolli clinici locali o regionali, e 65 servizi trasfusionali facenti capo alle SRC di 13 Regioni/Province autonome, a seguito della adesione allo studio nazionale “TSUNAMI”).

Nelle prime fasi dell’epidemia da SARS-CoV-2 solo una quota verosimilmente marginale di soggetti già precedentemente donatori di sangue ed emocomponenti è stata arruolata per la donazione di plasma da aferesi, come pazienti-donatori convalescenti. Ad oggi, la percentuale di donatori periodici potenzialmente arruolabili nell’ambito del predetto studio nazionale, nonché di eventuali studi sperimentali locali eventualmente avviati, potrà essere più consistente. A tal proposito si sottolinea che, in ragione del carattere sperimentale degli studi sopra menzionati, restano vigenti e inderogabili le indicazioni del protocollo operativo nazionale.

Per contro, in uno scenario non più emergenziale, né di sperimentazione clinica, un numero più consistente di donatori di sangue ed emocomponenti con anamnesi positiva per diagnosi virologicamente documentata di infezione da SARS-CoV-2, anche a decorso pauci-sintomatico o asintomatico, compresi quelli in cui la diagnosi stessa è stata posta a seguito di screening epidemiologici, è verosimile che possa afferire ai Servizi trasfusionali e alle sedi di raccolta associative, per donare “plasma iperimmune”, anche in ragione della significativa sensibilizzazione su questo ultimo tipo di donazione da parte dei media. A questa proposito, si precisa che, sulla base di un modello matematico previsionale, il Centro Nazionale Sangue ha stimato la numerosità dei donatori positivi per infezione da SARS-CoV-2, ad oggi, in circa 5.200 soggetti a livello nazionale.

Nel predetto scenario, i donatori possono essere accettati per la donazione attenendosi, senza deroghe, alle indicazioni delle norme vigenti (DM 2 novembre 2015). Ferma restando la documentata guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2, le predette norme sono il riferimento sia per i criteri di selezione dei donatori di sangue ed emocomponenti (aspiranti donatori, donatori alla prima donazione differita, donatori alla prima donazione non differita, donatori periodici – come definiti dal suddetto DM) sia per i test di qualificazione biologica dell’emocomponente donato, nonché per i successivi processi di pertinenza trasfusionale.

Al riguardo, si ricorda che:

  • il donatore con diagnosi virologicamente documentata di infezione da SARS-CoV-2 può essere accettato per la donazione dopo almeno 14 giorni dall’avvenuta guarigione, documentata dall’esito negativo di due tamponi naso-faringei effettuati, normalmente, a distanza di 24 ore;
  • il donatore con riscontro di positività al test sierologico eseguito nell’ambito dello screening epidemiologico nazionale, svolto secondo il “Protocollo metodologico per un’indagine di siero-prevalenza sul SARS-CoV-2 condotta dal Ministero della salute e dall’ISTAT – Decreto Legge 10 maggio 2020 n. 30″7, può essere accettato dopo il completamento dell’iter diagnostico comprendente l’esecuzione con esito negativo della ricerca di RNA virale attraverso un tampone naso-faringeo;
  • per il donatore coinvolto in protocolli di screening regionali diversi da quello nazionale sopracitato, si suggerisce di attenersi alle procedure previste dai predetti protocolli per il completamento dell’iter diagnostico;
  • per i donatori di sangue ed emocomponenti con anamnesi positiva per diagnosi virologicamente documentata di infezione da SARS-CoV-2 non è previsto il test molecolare su sangue per la ricerca di SARS-CoV-2 ai fini della conferma della guarigione da COVID-19, essendo attualmente riconosciuto valido unicamente il test molecolare effettuato su secrezioni naso-faringee raccolte mediante tampone.

È auspicabile che l’emocomponente plasma da aferesi già classificato “iperimmune”, per adeguato contenuto di anticorpi neutralizzanti anti-SARS-CoV-2 (o eventualmente ottenuto da scomposizione del sangue intero, ove questo tipo di donazione sia finalizzata alla produzione di concentrati eritrocitari), ottenuto dai donatori con le predette caratteristiche (con anamnesi positiva per diagnosi virologicamente documentata di infezione da SARS-CoV-2, anche a decorso pauci-sintomatico o asintomatico, compresi quelli in cui la diagnosi stessa è stata posta a seguito di screening epidemiologici), venga opportunamente identificato e conservato in modo separato al fine di facilitarne il riconoscimento certo per qualsivoglia successivo impiego (per la terapia dei pazienti affetti da COVID-19, ove disponibili consolidate evidenze scientifiche, per l’uso industriale oppure, qualora non sussistano le precedenti condizioni, per l’impiego nelle indicazioni del plasma fresco congelato già riconosciute come appropriate).

Inoltre, si ricorda che al plasma proveniente dai suddetti donatori, accettati senza deroghe alle normative trasfusionali vigenti, si applicano anche le pertinenti linee guida farmaceutiche e la Farmacopea Europea, ove esso sia destinato a qualsiasi tipo di trattamento/lavorazione industriale.

Si ribadisce che restano tuttora vigenti le misure per la prevenzione della diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, basate sulla chiamata-convocazione programmata dei donatori, sul pre-triage telefonico e triage nella fase di accoglienza, sulla corretta gestione del flusso dei donatori (mantenimento della distanza di sicurezza inter-personale) in tutte le fasi del percorso di donazione.

Le presenti indicazioni verranno aggiornate dal CNS in relazione all’evoluzione della situazione epidemiologica nazionale e internazionale nonché sulla base della disponibilità di mutate evidenze scientifiche in materia.

Scarica la nota del CNS “Donazione di plasma da convalescente COVID-19”

Plasma iperimmune: le novità

Il 7 maggio abbiamo pubblicato un articolo riguardante la donazione di plasma iperimmune, con lo scopo di fare chiarezza rispetto alle tante voci discordanti rilanciate dai media. A quasi 20 giorni di distanza torniamo a fare il punto della situazione: in queste settimane si sono registrati infatti degli sviluppi.

Il più importante, tra questi, è che il 15 maggio è stato autorizzato uno studio nazionale comparativo randomizzato per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’utilizzo del plasma ottenuto da pazienti convalescenti da Covid-19. Lo studio ha adottato il protocollo TSUNAMI (acronimo di TranSfUsion of coNvaleScent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS.CoV2) ed è coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Al momento dunque non possediamo ancora certezze sull’efficacia dell’utilizzo del plasma iperimmune nella cura di pazienti affetti da covid-19, ma grazie alla metodologia adottata e all’ampiezza del campione che sarà coinvolto in questo studio, potremo raggiungere risultati statisticamente rilevanti.

Ad oggi partecipano alla ricerca 12 Regioni italiane (Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Campania, Puglia, Sicilia) con 56 centri (ma lo studio è aperto all’inclusione di altre Regioni o di altri centri che ne facciano specifica richiesta).

Se si è guariti dal coronavirus (si è risultati negativi a due tamponi condotti a distanza di 24 ore, 14 giorni dopo la scomparsa dei sintomi o la sospensione delle cure), è possibile candidarsi per entrare a far parte di uno dei gruppi sperimentali. Si tenga in considerazione che le sperimentazioni non sono condotte dalle singole associazioni di donatori di sangue, le quali possono offrire solamente informazioni per mettersi in contatto con i centri di ricerca partecipanti allo studio nazionale presenti all’interno delle Regioni, lì dove ve ne siano.

Il Direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno, in un articolo pubblicato da Quotidiano Sanità, ha dichiarato: “Il plasma dei guariti da Covid-19, che già in questi giorni viene raccolto nell’ambito delle sperimentazioni che sono state avviate a livello locale in diverse regioni, è donato volontariamente e gratuitamente e può essere ceduto a ospedali situati in regioni diverse da quelle nelle quali è stato donato.”

 

Per approfondire:
Leggi il comunicato stampa dell’autorizzazione dello studio nazionale sull’efficacia del plasma iperimmune.

Per eventuali dubbi sulla donazione di sangue ed emocomponenti in questo periodo, visita la pagina FAQ – Donare sangue durante la pandemia.

Plasma e coronavirus: la sperimentazione prosegue ma l’importanza del dono non è un mistero

Si stanno moltiplicando in questi giorni gli appelli lanciati dai media in merito alla ricerca di persone guarite dal Covid-19 e disponibili a donare plasma per aiutare chi affetto dal virus. Alla luce di questi molteplici appelli, Giovanni Musso, Vicepresidente Nazionale Vicario FIDAS, ha ritenuto importante fare chiarezza su alcuni punti al fine di evitare possibili incomprensioni.

Di seguito il testo che intende chiarire alcuni passaggi fondamentali:

«Innanzitutto è importante sottolineare come il plasma iperimmune, raccolto da pazienti che hanno contratto il coronavirus, rappresenti ancora una terapia sperimentale. Non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste sulla sua efficacia e sicurezza, che potranno essere fornite dai risultati dei protocolli sperimentali in corso. Nonostante le terapie a base di plasma da convalescenti si siano rivelate utili nella guarigione di altre pandemie quali la SARS e l’ebola, ad oggi non è ancora possibile affermare che lo stesso possa essere per il coronavirus.

È poi importante evidenziare che non tutti coloro che hanno sconfitto il coronavirus presentano i pre-requisiti utili per poter entrare a far parte delle sperimentazioni. Per rispondere alle polemiche che si stanno diffondendo sui social, non basta dunque “obbligare tutti quelli che hanno affrontato il coronavirus a donare”. Prima di tutto perché non tutti, appunto, possono donare: la sicurezza del donatore è un principio ineludibile. I pazienti stessi devono rispondere a dei pre-requisiti specifici: la terapia sperimentale non può essere applicata a tutti, dunque il problema non si risolve con il massimo arruolamento possibile di donatori.

Infine, è importante ricordare che la donazione del plasma, così come ogni donazione di materiale biologico, si fonda in Italia su alcuni princìpi tra i quali quello della volontarietà del dono. Non è quindi possibile “obbligare” qualcuno a donare.

plasma e coronavirusSe si è guariti dal coronavirus, si può contattare la propria associazione o il servizio trasfusionale di riferimento per poter entrare a far parte di uno dei gruppi sperimentali, si tenga tuttavia conto che le sperimentazioni non sono condotte omogeneamente in tutta Italia. Ricordiamo che si ritengono guariti quei pazienti che: trascorsi almeno 14 giorni dalla scomparsa dei sintomi o dalla sospensione delle cure, risultino negativi a due tamponi condotti a distanza di 24 ore.

Un altro aspetto importante, che è bene evidenziare in questo periodo, è la prenotazione della donazione: i tanti appelli mediatici possono generare una corsa frenetica alla donazione. Lo abbiamo visto un mese fa, quando a seguito degli appelli a donare il sangue, si sono create lunghe file di donatori fuori dai servizi trasfusionali. Un sentimento di generosità che ha coinvolto tutti e siamo veramente grati a quei donatori che hanno superato la paura di uscire di casa per poter tendere il proprio braccio per chi ne aveva bisogno. Il loro dono è stato prezioso. Oggi, però, è importante evitare l’affollamento dei servizi trasfusionali e dei punti di raccolta associativi. Per questo motivo le associazioni dei donatori di sangue, il Centro Nazionale Sangue e il Ministero della Salute hanno più volte rilanciato l’invito a prenotare le proprie donazioni prima di recarsi a donare. Gli assembramenti, come tutti sappiamo, vanno evitati proprio allo scopo di contenere la diffusione del virus.

Ringraziamo calorosamente, a tal proposito, tutti i donatori e gli aspiranti donatori, che in queste settimane si stanno avvicinando al mondo della donazione, per il prezioso gesto e per la collaborazione. Loro sono la dimostrazione di un’Italia che non si lascia fermare dal virus, ma che continua a far scorrere veloce la generosità. È importante, inoltre, programmare con le associazioni la donazione, affinché sia possibile ottimizzare al massimo il dono di ognuno. È utile e fondamentale, infatti, donare sempre “ciò che serve, sangue, piastrine, o plasma, quando serve”. Invitiamo altresì a prendere in considerazione la donazione del plasma: un emocomponente di cui sentiamo parlare molto in questi giorni, come terapia oggetto di studio per il Covid-19, madi cui è certo il ruolo fondamentale nella cura di molti altri pazienti. Emofilici, persone affette da immunodeficienze primitive o da diverse patologie del fegato, e molti altri dipendono dalle donazioni di plasma.

A tal proposito ricordiamo che in Italia nel 2016 è stato emanato il primo Programma nazionale finalizzato allo sviluppo della raccolta di plasma ed alla promozione del razionale ed appropriato utilizzo dei medicinali plasmaderivati. Il programma identifica i principi di riferimento e gli obiettivi strategici da perseguire nel periodo 2016-2020 ai fini del raggiungimento dell’obiettivo dell’autosufficienza nazionale del plasma e dei medicinali plasmaderivati. Un obiettivo per il quale le associazioni donatori di sangue FIDAS continueranno ad impegnarsi quotidianamente. Associazioni che si prodigano responsabilmente per diffondere la cultura della donazione in qualità di parte integrante del sistema trasfusionale italiano che opera in maniera eccellente, secondo un valido e riconosciuto percorso di qualità e sicurezza».

Verona: l’appello congiunto dei presidenti di FIDAS, Avis e Asfa

DONAZIONI DI SANGUE E CORONAVIRUS
«CON LA RIPRESA DELLE ATTIVITÀ CHIRURGICHE
C’È BISOGNO DI SACCHE: VENITE A DONARE»

Resta fondamentale prenotare la donazione, anche per evitare assembramenti.
L’appello congiunto dei presidenti di Fidas Verona, Avis e Asfa

Negli ospedali di Verona e provincia riprendono le attività sanitarie e gli interventi chirurgici rinviati all’inizio dell’emergenza Covid-19, così il bisogno di sangue torna a crescere in maniera significativa. Perciò le tre associazioni di donatori veronesi: Avis, FIDAS e Asfa invitano i volontari a farsi avanti.

«Dopo un calo di donazioni all’inizio di marzo, a metà del mese scorso abbiamo registrato una straordinaria ondata di generosità da parte dei cittadini, che rispondendo agli appelli a donare ci hanno chiamato in massa e si sono recati nei Centri trasfusionali per donare. Ad aprile, vista la temporanea diminuzione del fabbisogno, sono state modulate le donazioni, raccogliendo lo stretto necessario per le terapie – dicono i presidenti provinciali di Avis, Michela Maggiolo, di FIDAS Verona, Chiara Donadelli, e di Asfa, Flavio Bertaiola –. Ora però la ripartenza delle chirurgie e la ripresa di molte attività cliniche ci mettono di fronte alla necessità di garantire con costanza il fabbisogno giornaliero di sangue e di plasma: ecco perché è importante che le persone tornino a donare con regolarità. Solo grazie alla pronta risposta dei donatori potremo soddisfare la quotidiana richiesta ospedaliera e il fabbisogno di trasfusioni. Tutti quelli che possono compiere questo gesto altruistico lo facciano: questo è il nostro invito e la nostra raccomandazione, per il bene degli ammalati».

Verona: appello congiuntoProseguono i tre presidenti: «Ricordiamo che la prenotazione è fondamentale per far sì che la raccolta di sangue sia il più possibile uniforme nell’arco della settimana, sia per rispondere alle quotidiane esigenze degli ammalati (le piastrine, ad esempio, durano solo pochi giorni) sia per evitare il rischio di assembramenti in alcune giornate, garantendo così il rispetto dei protocolli di sicurezza dettati dall’emergenza sanitaria, come da precise indicazioni regionali e del Centro nazionale sangue».

Prima di entrare nei centri trasfusionali, ciascun donatore viene sottoposto a un triage (domande sullo stato di salute), gli viene misurata la temperatura corporea e gli si chiede di indossare la mascherina e disinfettare le mani. La prenotazione è indispensabile per evitare assembramenti e garantire le distanze di sicurezza.

I requisiti per poter donare restano invece gli stessi: è necessario godere di buona salute, pesare almeno 50 chilogrammi e avere fra i 18 e i 65 anni. Dare la propria disponibilità per donare nella provincia veronese è semplice: basta telefonare al numero verde gratuito 800.310.611 (da fisso), allo 0442.622867 (per chiamate da cellulare), al 339.3607451 (cellulare per telefonate/sms) oppure inviare una mail a prenota.trasfusionale@aulss9.veneto.it.