Plasma da Covid-19 convalescenti: il CNS pubblica i dati aggiornati

Il Centro Nazionale Sangue ha reso noto che nelle banche del sangue dei sistemi regionali italiani sono attualmente disponibili 3.185 subunità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 113 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. 

Il CNS ha dichiarato che il sistema trasfusionale italiano, oltre all’impegno nel test clinico nazionale Tsunami, è coinvolto anche in altri due progetti europei sul plasma iperimmune.

  • Support-E: che ha come obiettivo la valutazione, basata su evidenze scientifiche, delle terapie a base di plasma da Convalescente COVID-19 e il raggiungimento di una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull’utilizzo clinico più appropriato. Il progetto vede la partecipazione di due centri italiani e del Centro Nazionale Sangue.​
  • Esi (Emergency Support Instrument): il progetto prevede la disponibilità di fondi UE per supportare la raccolta di plasma da convalescente Covid-19 da parte di Servizi Trasfusionali e Associazioni di donatori. 

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, coglie l’occasione per lanciare un nuovo appello ai cittadini che hanno manifestato i sintomi del Covid-19: «Come era stato già indicato dal documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU” del 28 Agosto 2020, le donazioni di plasma iperimmune possono essere conservate fino a 3 anni. Un tempo lungo, che ci invita a riflettere su quanto sia importante che chi ha contratto il Covid-19 possa mettere a disposizione un po’ del suo tempo per provare a fare la differenza per chi ha già contratto questa patologia o potrebbe contagiarsi in futuro. La donazione di plasma iperimmune è un gesto utile per la nostra comunità: insieme possiamo sconfiggere il Covid-19.»

Plasma iperimmune: l’UE fa il punto della situazione

Per far chiarezza sull’attuale situazione in merito alla raccolta e alla donazione del plasma iperimmune, la Commissione Europea ha pubblicato il documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU – 28 August 2020”.

L’UE sostiene fortemente la raccolta di donazioni del plasma da pazienti Covid-19 Convalescenti e ne studia le possibilità del suo uso terapeutico, sia per trasfusione diretta sia come materiale di partenza dal quale ottenere medicinali plasmaderivati. L’ipotesi che il plasma iperimmune possa aiutare i pazienti a combattere l’infezione poggia su basi scientifiche e, anche prima della pandemia, vi erano prove della sua efficacia su altre malattie, come la SARS.

Tuttavia, ad oggi l’efficacia dell’utilizzo del Plasma Iperimmune è promettente, ma limitata. Per questo motivo è necessario proseguire nella ricerca per poter raccogliere maggiori dati circa un trattamento ottimale (in merito alle tempistiche, alla frequenza delle trasfusioni, alla selezione delle donazioni, alle analisi cui le stesse vengono sottoposte ecc.).

Per chiarire tutti i possibili dubbi in merito agli studi fino ad ora svolti che prevedono l’utilizzo del Plasma Iperimmune quale possibile terapia per i pazienti affetti da SARS-CoV-2, la Commissione EU ha stilato una serie di “domande frequenti” e relative risposte, che riportiamo di seguito.

 

Come avviene l’autorizzazione dell’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nei Paesi dell’Unione Europea?

In linea con la legislazione dell’Unione Europea in tema di sangue, i centri trasfusionali presenti negli Stati Membri vengono ispezionati e autorizzati dalle relative autorità nazionali competenti in materia di sangue ed emocomponenti. In alcuni Stati membri, quest’autorità coincide con l’autorità per i medicinali plasmaderivati.
Gli Stati membri adottano approcci leggermente diversi tra loro nell’autorizzazione dell’utilizzo di nuovi emocomponenti, molti dei quali richiedono studi clinici prima della loro autorizzazione. Molte di queste autorità stanno collaborando per standardizzare e ottimizzare le modalità per l’autorizzazione di nuovi emocomponenti per trasfusioni.

Non esiste in Europa un sistema centralizzato per l’autorizzazione nell’utilizzo degli emocomponenti, e l’Agenzia Europea per i medicinali non dispone di un mandato per questa attività.

 

Come sarà regolamentato l’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti per la produzione di medicinali plasmaderivati?

Quando gli emocomponenti vengono utilizzati come materiale di partenza per la produzione di un medicinale, la donazione, la raccolta e le analisi eseguite sul sangue sono passaggi regolamentati dalla legislazione interna in tema di sangue. Tutti i passaggi successivi sono invece regolamentati dalla legislazione farmaceutica dell’Unione Europea.

Pertanto, i requisiti per le sperimentazioni cliniche e l’autorizzazione dei medicinali emoderivati, essendo regolamentati come medicinali, sono di competenza dell’Agenzia europea per i medicinali.

 

Attualmente i centri trasfusionali nell’UE raccolgono Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti?

Sì, c’è un alto livello di attività di raccolta in tutta l’UE.
I dati raccolti da 42 centri trasfusionali presenti in 18 paesi sono inseriti in un unico database ospitato dalla Commissione e sviluppato in collaborazione con l’EBA (European Blood Alliance).
Continuano ad arrivare nuove adesioni ed i centri trasfusionali stanno inserendo i dati riguardanti i loro protocolli, ma anche le singole donazioni e trasfusioni. I dati verranno analizzati e pubblicati dall’EBA. La piattaforma, parte della quale è ancora in corso di sviluppo, avrà una dashboard in cui i dati delle attività potranno essere visualizzati da chiunque: organizzazione o singoli cittadini interessati.

 

L’UE promuove la raccolta di Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti?

Sì. La Commissione ritiene che il Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti dovrebbe essere raccolto dai pazienti guariti in tutta l’UE. Il plasma può essere congelato e conservato fino a 3 anni e, poiché i donatori devono soddisfare tutti i normali requisiti di idoneità validi per i donatori di sangue, il plasma raccolto non sarà sprecato ma verrà utilizzato per la trasfusione nei pazienti con Covid-19 o per la produzione di un medicinale a base di plasma iperimmune.
È probabile che il livello di anticorpi nei pazienti guariti diminuirà nel tempo, quindi è molto importante che la raccolta proceda nel modo più rapido ed efficiente possibile. Questo approccio è supportato dall’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) e dall’OMS.
Per questo motivo lo Strumento di Sostegno alle Emergenze dell’Unione Europea ha stanziato fino a 40 milioni di euro per fornire supporto ai centri trasfusionali pubblici e alle ONG (incluse le associazioni di volontariato, NdT) al fine di aumentare la capacità di raccolta di Plasma da Pazienti Covid-19 Convalescenti. Alla data di scadenza del 27 agosto 2020 sono pervenute 80 domande di sovvenzione da centri trasfusionali nazionali, regionali e locali (operanti in 15 Stati membri dell’UE e dal Regno Unito). Le domande verranno valutate nel mese di settembre e le sovvenzioni sottoscritte nel mese di ottobre.

 

Esiste un approccio standardizzato alla raccolta, allo stoccaggio e alla fornitura del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nell’UE?

Sì. Le autorità competenti in materia di sangue presenti negli Stati membri hanno collaborato con l’ECDC e la Commissione Europea per sviluppare linee guida volte a standardizzare la raccolta, le verifiche e l’erogazione del prodotto finale. Questa è la guida pubblicata, che verrà aggiornata secondo le necessità.

 

Sono in corso progetti di ricerca sul Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nell’UE?

Sì. Sono in corso studi randomizzati controllati in Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Italia, Belgio e Spagna; alcuni di questi Paesi hanno più di una sperimentazione in corso. Anche il Regno Unito sta conducendo uno studio clinico randomizzato. Sono inoltre in corso alcuni studi non randomizzati e studi osservazionali.

 

La sicurezza del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti è accertata?

Alcuni studi condotti su un gran numero di pazienti trasfusi indicano che gli eventi avversi associati all’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti sono simili al basso livello di eventi segnalati per la trasfusione di plasma in generale. I centri trasfusionali presenti nell’Unione Europea hanno l’obbligo legale di segnalare gli eventi avversi accorsi in tutti i pazienti che ricevono emocomponenti e la Commissione ne pubblica annualmente i dati aggregati.

 

L’efficacia del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti è considerata accertata?

No. La Commissione ritiene che sia ancora necessario un lavoro considerevole al fine di stabilire l’efficacia e la selezione e l’uso ottimale del Plasma da Pazienti Covid-19 Convalescenti. Horizon 20:20 ha finanziato un progetto che sarà presto lanciato. Denominato SUPPORT -E, e coordinato dall’ EBA, mirerà a riunire i dati provenienti da molteplici studi clinici svolti in tutta l’UE per ottenere conclusioni più solide. Il progetto studierà anche i metodi ottimali per testare il plasma per qualificarlo in modo più preciso.

 

Alla luce di queste informazioni risulta importante promuovere la donazione del plasma da pazienti Covid-19 convalescenti, al fine di poter avere dati più solidi circa la sua efficacia. 

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, dichiara: «Tentare di fermare la diffusione del virus deve essere la nostra prima attenzione per la vita sociale, una premura che non può mai venire meno. Al contempo dobbiamo impegnarci nella ricerca di una possibile cura al fine di supportare coloro i quali dovessero risultare positivi al virus. In questo processo i pazienti guariti dal Covid-19 giocano un ruolo particolarmente importante. Sono loro infatti che permettono alla ricerca di poter procedere, provando a salvare molte vite. Le donazioni di plasma di pazienti Covid-19 convalescenti, come indicato dal documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU – 28 August 2020”, possono essere conservate fino a 3 anni, questo ci permette di dire quanto il ruolo dei donatori sia importante fin da ora anche per coloro che attualmente sono sani ma potrebbero contagiarsi nel futuro. Invito tutti coloro che hanno presentato i sintomi del Covid-19 e sono attualmente guariti (guarigione attestata da due tamponi negativi a distanza di 24 ore) a contattare le loro associazioni di riferimento per poter ricevere maggiori informazioni circa la donazione di plasma iperimmune. Donare sangue e plasma è un dovere civico di tutti noi, un gesto concreto di solidarietà. La donazione da parte di pazienti Covid-19 convalescenti è un gesto concreto di supporto alla comunità, un gesto che può dimostrare quanto nonostante la distanza fisica, la solidarietà possa avvicinare tutti noi!»

Le Associazioni Europee no-profit chiedono investimenti per raggiungere l’autosufficienza plasma

donazioni plasmaPiù investimenti per finanziare i servizi trasfusionali non aventi scopo di lucro e impegnati nella promozione del dono del plasma. Questo chiede l’European Blood Alliance (Eba), l’Associazione che riunisce i sistemi sangue dei Paesi dell’Unione Europea e dell’Associazione Europea per il Libero Scambio, formata da 26 membri per una media di 17 milioni di donazioni all’anno.

Ma perché è importante promuovere il dono del plasma in Europa? Ad oggi la maggior parte del plasma raccolto da aferesi viene fornito dagli Stati Uniti, che soddisfano il 71% della richiesta mondiale del plasma, a fronte di un 10% raccolto dai Paesi Europei. Questo squilibrio crea una forte dipendenza da parte dei Paesi Europei nei confronti degli Stati Uniti, elemento che potrebbe diventare critico con l’attuale pandemia, che potrebbe spingere gli Stati Uniti a non garantire più le forniture di medicinali plasmaderivati.

Il Direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno, ha affermato: “L’iniziativa dell’Eba volta a sensibilizzare le istituzioni europee sull’importanza di sostenere anche finanziariamente le strutture che raccolgono plasma senza fini di lucro e da donatori volontari e non remunerati è fondamentale una proposta che se venisse accolta porterebbe benefici anche alle strutture italiane. Un supporto che ci consentirebbe inoltre di facilitare l’accesso alle strutture di raccolta. L’Italia sta infatti portando avanti un Programma nazionale plasma per aumentarne la produzione ed eventuali finanziamenti, anche di matrice europea, sarebbero benvenuti. È indispensabile acquisire un diffuso livello di consapevolezza non solo a livello italiano ma anche europeo che il plasma è una ‘risorsa strategica’ in quanto ‘materia prima’ per la produzione di farmaci plasmaderivati salvavita”.

Sono molti i farmaci plasmaderivati, tra i principali ricordiamo: l’albumina, le immunoglobuline, l’antitrombina, i concentrati di complesso protrombinico (CCP), il fibrinogeno, il fattore VIII (FVIII) della coagulazione, il fattore IX (FIX) della coagulazione, il fattore VII (FVII) della coagulazione, il fattore XIII (FXIII) della coagulazione.

Moltissimi i pazienti che possono necessitare di questi farmaci, sia per cure temporanee, sia per cure che possono accompagnare l’intero arco di vita del paziente. Persone affette da patologie del fegato, gravi ustionati, pazienti affetti da emofilia A o B, da immunodeficienze primitive, patologie autoimmuni, disturbi neurologici o processi infiammatori sistemici.

Ricordiamo inoltre il ruolo fondamentale dei donatori non retribuiti: un sistema che vede l’Italia in prima linea, al contrario degli Stati Uniti dove vi è un meccanismo di raccolta retribuita del sangue. Un modello, quello americano, che negli anni ha dimostrato criticità e debolezze in quanto si sono verificati casi in cui donatori non sani hanno celato il proprio stato di salute pur di ricevere il compenso economico previsto.

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, in merito dichiara: “Il sistema trasfusionale Italiano basato sulla donazione di sangue da donatori volontari, periodici, responsabili, anonimi, e non retribuiti è la migliore garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali e risorsa strategica per il Paese!

I giovani tornano a donare ma l’età media è sempre in crescita

Torna a crescere il numero dei donatori di sangue dai 18 ai 25 anni, invertendo una tendenza che li vedeva in calo costante dal 2013. I dati sono stati resi noti dal Centro Nazionale Sangue in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. 

I donatori totali sono stati 1.683.470, sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Tra questi il Cns ha censito 213.422 donatori nella fascia più giovane (18-25 anni), 1,6% in più rispetto all’anno precedente. Un indicatore positivo che però rimane isolato, come dimostrano il calo registrato nelle fasce 26-35 anni (-1,4%) e 36-45 anni (-3,6%) e l’aumento del numero dei donatori di tutte le fasce di età superiori (dai 46 ai 55 +0,5%, dai 56 ai 65 +5,1%). I nuovi donatori sono poco più di 362mila, in calo del 2,3%, e le donne sono 538.386 (il 32% del totale).

Circa il 92% del totale dei donatori del 2019, rilevano i dati del Cns, era iscritto alle associazioni. Aumentano i pazienti trasfusi, che nel 2019 sono stati circa 638mila contro i 630mila dell’anno precedente, mentre le trasfusioni sono state circa 3 milioni, ovvero una ogni 10 secondi.

Resta stabile il numero dei donatori in aferesi: 202mila lo scorso anno, che tuttavia hanno permesso di raccogliere 858.170 chilogrammi di plasma per la produzione di farmaci plasmaderivati, quasi 14mila in più rispetto all’anno precedente. Il dato è pienamente in linea con gli obiettivi del Programma Nazionale Plasma. Per il sangue è stata garantita anche lo scorso anno l’autosufficienza totale, che per i medicinali derivati dal plasma è a livello nazionale mediamente del 70% circa. È proseguito anche nel 2019 il programma di donazione di medicinali plasmaderivati in eccedenza all’estero. Oltre 40 milioni di unità di farmaci sono stati prodotti e inviati dal 2013 ad oggi a paesi come Afghanistan, Armenia, Albania, India e in tempi più recenti anche Palestina ed El Salvador.

Giancarlo Liumbruno, Direttore Generale del Centro Nazionale Sangue ha così commentato la notizia: “Viviamo in una situazione di sostanziale equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere al sistema della compensazione. La generosità dei donatori ci permette comunque di far fronte sia alle esigenze ordinarie sia a quelle straordinarie, come avvenuto quest’anno a causa della pandemia di Covid-19. Ad un iniziale calo delle donazioni ha fatto seguito una risposta straordinaria agli appelli, al punto che durante la ‘fase 1’ hanno comunque donato il sangue 411.018 persone“.

I pazienti emofilici in Afghanistan: il grazie ai donatori in Italia

La dott.ssa Patrizia Collavo De Mas nel 2005 era farmacista in Olanda. Qui il suo impegno e la sua preparazione sono stati utili ad una signora in cerca di informazioni riguardo all’emofilia: al nipotino, in Afghanistan, era stata ipotizzata una diagnosi di emofilia. Diagnosi difficile da accertare perché l’emofilia era ancora poco conosciuta dai medici afghani e impossibile da curare se non spostandosi in Pakistan (un viaggio costoso e pieno di rischi).

L’impegno della dottoressa Collavo De Mas, che si è presa a cuore le difficoltà di questa famiglia, ha permesso la costruzione di una rete di sinergie che nel tempo ha portato molti frutti: la nascita del primo centro emofilia e successivamente del primo laboratorio per la diagnosi dell’emofilia in Afghanistan, la formazione di uno specialista e di un tecnico di laboratorio.

Il bene, si sa, genera bene: la De Mas ha coinvolto in questo percorso a favore dei pazienti emofilici afghani diverse realtà che a loro volta hanno donato strumentazioni tecniche e competenze.

I pazienti emofilici in AfghanistanIn Italia l’accordo Stato-Regioni del 2013 prevede l’utilizzo del fattore VIII plasmatico in eccedenza, consentendo a molte Regioni italiane di donare il fattore VIII al Centro emofilia di Kabul. Per questo motivo il ruolo dei donatori di sangue presenti in Italia è stato importante per molti bambini afghani (in afghanistan i pazienti emofilici sono principalmente bambini). 

La solidarietà delle Regioni e dei singoli servizi trasfusionali si è rinnovata negli anni ed ha permesso in diverse occasioni la donazione all’Afghanistan di fattore VIII plasmatico per i pazienti affetti dall’emofilia A, e di fattore IX plasmatico per i pazienti affetti da emofilia B.

Un grande progetto che dall’inizio, fino ad oggi, si è sviluppato su base volontaria, senza compensi. I frutti sono stati grandi e continuano a nascere: ad oggi 455 bambini afghani possono vivere anche grazie al contributo dei tanti donatori che ogni giorno, in Italia, tendono il braccio donando sangue o plasma.

Leggi la lettera della dottoressa De Mas per ringraziare i donatori e le associazioni del dono.

Plasma: buoni i risultati del 2019, autosufficienza vicina

I dati del 2019 confermano che la raccolta del plasma continua a crescere, raggiungendo gli 856.023 kg di plasma raccolti da gennaio a dicembre 2019. Un enorme incremento in pochi anni, se si pensa che nel 2009 i dati si fermavano a 690.790 kg raccolti.

Ma perché è importante che la raccolta del plasma continui a crescere? I medicinali plasmaderivati sono farmaci salvavita fondamentali per una serie di patologie, dall’emofilia ad alcune immunodeficienze. Per poter garantire le cure ai pazienti affetti da queste patologie, ad oggi, l’Italia è obbligata ad importare dall’estero medicinali plasmaderivati, non essendo sufficienti i quantitativi di plasma prodotti in Italia. Gli Stati Uniti, con il 71% del plasma prodotto in tutto il mondo, sono i principali esportatori di questa importante materia prima. Le donazioni di plasma in Nord America sono effettuate in maniera intensiva: per un donatore è possibile effettuare fino a 104 donazioni annue di plasma, due ogni settimana, una scelta che mette a rischio la salute del donatore e che si ripercuote sulla qualità del plasma prodotto. In Italia il limite di donazioni per ogni donatore si limita a 20.

Il Presidente Nazionale FIDAS e portavoce del CIVIS, Aldo Ozino Caligaris, a tal proposito dichiara che: “L’eventuale aumento di quantità di plasma raccolto deve provenire dall’acquisizione di nuovi donatori o di modulazione dell’indice di donazione, senza dover aumentare il numero totale di donazioni per singolo donatore secondo criteri eccessivamente intensivi che andrebbero a incidere eccessivamente sulla sottrazione di nutrienti fondamentali ad ogni singolo donatore”.

Sul tema della frequenza delle donazioni di plasma ne avevamo già scritto in un articolo pubblicato a novembre: Donazioni più frequenti? INTERVAL: una ricerca ne analizza i rischi.

Entriamo ora nel dettaglio dei dati relativi alla produzione del plasma: il Programma Nazionale, che scadrà nel 2021, prevede che ogni Regione aumenti la propria raccolta in una misura compatibile con le proprie possibilità, per alzare sempre di più l’asticella dell’autosufficienza, che ora viene garantita al 70-90% a seconda della disponibilità dei singoli plasmaderivati. In tal senso se andiamo a confrontare i dati del 2019 con quelli dell’anno precedente possiamo notare che buoni risultati sono stati registrati in particolare dalle Regioni: Molise (+8,3%), Campania (+7,5%), Friuli Venezia Giulia (+6,3%), Emilia Romagna (+5%), Umbria (+4,1%), Calabria (+3,3%), Abruzzo (+2,5%), Piemonte e Sardegna (entrambe con un +2,3%).
Analizzando i dati in relazione al numero degli abitanti, possiamo tuttavia notare che le Regioni più “generose” sono le Marche, il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna, che superano i 20 chilogrammi ogni mille abitanti. Più distanti invece il Lazio (che cresce comunque dell’1,4% rispetto al 2018), la Campania (maglia nera con poco più di 5 kg ogni mille abitanti, pur essendo cresciuta del 7,5%) e la Calabria (nonostante sia cresciuta del 3,3%).

Dati conferimento plasma regioni 2019

Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro nazionale sangue, commenta così la notizia: “I risultati ottenuti dal sistema italiano, che a differenza di quelli di paesi come Usa e Germania anche per il plasma si basa sulla donazione totalmente volontaria e non remunerata, sono notevoli e ci permettono di garantire più del 70% del fabbisogno per tutti i plasmaderivati necessari ai pazienti italiani per arrivare agli obiettivi del Piano dovremmo raggiungere gli 860mila kg entro il 2021, uno sforzo che è alla portata del sistema sangue italiano.
Se in ogni centro di raccolta si facessero tre donazioni di plasma in più a settimana – continua Liumbruno – in un anno si aumenterebbe la raccolta del plasma di oltre 20 mila chilogrammi”.

Scarica i Dati del monitoraggio del plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate.

Vuoi saperne di più del progetto “Plasma Italia”? Visita la pagina del Centro Nazionale Sangue dedicata al progetto.

Logo Progetto Plasma Italia

X edizione del Premio giornalistico “FIDAS – Isabella Sturvi”

Il premio giornalistico “FIDAS-Isabella Sturvi” è giunto alla sua X edizione. Un traguardo importante per la FIDAS che ha sempre creduto in questo progetto, ma anche per il mondo dell’informazione che nel corso del tempo ha mostrato un crescente interesse verso questo premio nato nel 2010 ed intitolato alla memoria di Isabella Sturvi, a lungo responsabile dell’ufficio VIII, “Sangue e trapianti”, presso la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Quest’anno sono state introdotte alcune significative novità. Il “premio giornalista emergente” si rivolgerà a giornalisti professionisti, praticanti e pubblicisti under 35. La scelta risponde alle indicazioni fornite dall’ISTAT, secondo le quali la popolazione giovanile è compresa tra i 15 ed i 34 anni inclusi. Per celebrare la X edizione del Premio, inoltre, verrà assegnato il premio alla carriera, riservato al giornalista che nella sua carriera si sia distinto per aver dimostrato un’attenzione continuativa nel tempo ai temi della donazione del sangue e degli emocomponenti. 

Negli anni più di 300 giornalisti, tra professionisti e pubblicisti, hanno partecipato al premio e l’albo dei vincitori conta nomi illustri di giornalisti della televisione, della radio e della carta stampata.

I giornalisti che intendono partecipare al Premio dovranno far pervenire i propri lavori entro il 9 marzo 2020. La premiazione avverrà il 1° maggio 2020 ad Aosta, in occasione del Congresso nazionale FIDAS.

Per ulteriori informazioni scarica il Bando X Premio Giornalistico FIDAS Isabella Sturvi.

X Premio giornalistico FIDAS

Donazioni più frequenti? INTERVAL: una ricerca ne analizza i rischi

Con quale frequenza è possibile effettuare le donazioni di sangue intero? Attualmente la frequenza massima delle donazioni di sangue intero è di quattro volte l’anno (con intervalli minimi di 90 giorni fra una donazione l’altra), ma per le donne in età fertile la frequenza scende a due. La scelta è regolamentata dal D.M. 3/3/2005, ma è veramente necessario aspettare così a lungo tra una donazione e l’altra?

Per tentare di rispondere a questo quesito, l’Università di Cambridge ha avviato uno studio denominato INTERVAL. In quattro anni sono stati coinvolti 40 mila donatori, ridotti a 20 mila nel secondo biennio. Dai risultati, pubblicati in questi giorni sulla rivista Lancet Haemathology, si è appurato che aumentare la frequenza delle donazioni comporta sì un incremento della raccolta ma al contempo ha delle ripercussioni negative sugli stessi donatori. La ricerca ha previsto degli intervalli tra le donazioni di 12, 10 o 8 settimane per gli uomini e di 16, 12 o 10 settimane per le donne. L’assegnazione dell’intervallo da rispettare è stata assegnata in modalità random ai diversi donatori partecipanti alla ricerca. Trascorsi i 4 anni si è appurato che la raccolta risultava aumentata dell’11% negli uomini e del 6% nelle donne, rispetto ad un gruppo di controllo che effettuava donazioni ad intervalli temporali standard. Tuttavia i tempi di donazione più ravvicinati hanno comportato anche conseguenze negative nei donatori: valori di emoglobina e di ferritina medi più bassi, con il conseguente incremento delle sospensioni temporanee dalla donazione.

Ne possiamo dedurre che gli attuali tempi di attesa tra una donazione e l’altra sono necessari in quanto tutelano prima di tutto la salute del donatore ma permettono anche di poter effettuare donazioni di sangue con dei valori ematici migliori rispetto a quelli che si avrebbero se non si rispettasse il tempo minimo di attesa.

È più importante avere più donatori piuttosto che fare più donazioni perché un numero maggiore di donazioni non è una garanzia di sicurezza –  commenta Aldo Ozino Caligaris, Presidente Nazionale FIDAS – Bisogna aumentare la base dei donatori disponibili e promuovere la donazione per assicurare un ricambio generazionale, incoraggiando la donazione in aferesi”.

Ricordiamo infatti che se si vogliono effettuare donazioni con maggiore frequenza, è possibile effettuare donazioni in aferesi. In particolare, tra le possibili donazioni effettuabili in aferesi ricordiamo la donazione di plasma, la parte liquida del sangue, contenente: minerali (ferro, calcio, sodio, potassio, rame, fosforo…), lipidi, zuccheri, proteine (albumina, immunoglobuline, fattori della coagulazione). L’intervallo di tempo minimo consentito tra due donazioni di plasma è di 14 giorni, stesso intervallo tra una donazione di plasma e una di sangue intero; mentre tra una donazione di sangue intero e una di plasma è di un mese. I tempi di attesa in questi casi sono ridotti in quanto la plasmaferesi si esegue con un’apparecchiatura filtrante (separatore cellulare) che trattiene la componente ematica di cui si ha necessità, restituendo al donatore i restanti elementi.

Il frazionamento del plasma è indispensabile per curare molte malattie: l’albumina, ad esempio, viene usata per pazienti con gravi malattie al fegato; i fattori della coagulazione per i pazienti emofilici; le gammaglobuline per prevenire o curare diverse malattie infettive.

 

donazioni

Immagine tratta dal sito: italiaplasma.it