Fondazione Campus e SIMTI: la donazione del sangue tra etica e sostenibilità
“La donazione gratuita del sangue non si tocca. Il nostro sistema è buono e sostenibile, anche se dobbiamo lavorare per renderlo più equilibrato e razionale a livello nazionale”.
Si è concluso sabato 30 giugno con questo messaggio del presidente SIMTI Claudio Velati il Secondo Incontro Nazionale del Sistema Sangue Italiano, incentrato su “La donazione di sangue fra etica e sostenibilità. L’esperienza europea e il dibattito italiano”.
L’Incontro si è svolto a Lucca (nella sede di Fondazione Campus) il 29 e 30 giugno ed è stato organizzato da Fondazione Campus e SIMTI (Società italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia) con il patrocinio del Ministero della Salute.
Per due giorni si sono esaminate le principali questioni etiche e socioeconomiche legate al tema del dono e del donare e si sono passati in rassegna alcuni modelli europei basati sulla donazione non remunerata del sangue. Il consensus dei partecipanti all’Incontro ha ribadito un forte no alla commercializzazione delle parti del corpo umano (oggetto della Convenzione di Oviedo). All’Incontro erano presenti 120 persone, rappresentanti delle principali associazioni di donatori (Avis, Fidas, Fratres), dei medici trasfusionisti e delle autorità pubbliche di regolazione del Sistema Sangue Italiano (Centro Nazionale Sangue e Centri Regionali Sangue).
Molti gli argomenti emersi: tra i più rilevanti, i problemi derivanti alla raccolta del sangue dall’invecchiamento della popolazione, la necessità di aumentare le donazioni periodiche rispetto a quelle occasionali, la maggiore attenzione che è necessario rivolgere ai donatori in un’epoca di contratti a termine e partite IVA (in cui il giorno libero dal lavoro, tradizionalmente previsto per i lavoratori dipendenti, non è – concettualmente e giuridicamente – possibile), avvicinare il Sistema agli standard europei in vista della scadenza di fine 2014, la riduzione del gap fra paesi sviluppati ed in via di sviluppo.
L’Incontro ha visto, fra gli altri, gli interventi di Mario Ricciardi (“Questioni etiche intorno al dono e alla donazione”), di Elio Borgonovi (“La sostenibilità di sistemi socio-economico-politici basati sul dono”), di Lynda Hamlyn, amministratore delegato del National Health Service – Blood and Transplant (“La donazione del sangue nel Regno Unito”), di Giuliano Grazzini (“La donazione del sangue in Italia”), di Aldo Ozino Caligaris e Vincenzo Saturni (“Il contributo delle associazioni donatori al Sistema Sangue Italiano”) e di Wim de Kort (“La donazione di sangue in Europa: una rassegna”).
Particolarmente animato il dibattito, moderato dal direttore di Radio24, Fabio Tamburini, cui hanno preso parte numerosi partecipanti, espressione soprattutto del mondo associativo e dei CRS.
Per cercare nuove strade e nuovi equilibri che migliorino il nostro sistema sangue, indispensabile al buon funzionamento dell’intera sanità italiana, appuntamento al 2013 con il terzo incontro. Immagini, video e testimonianze dell’Incontro sono su Facebook (FondazioneCampusLucca) e Twitter (#SSI12).
Aumenta il fabbisogno, aumenta la donazione. “E’ in incremento, debole ma costante, il fabbisogno di sangue – ha detto Giuliano Grazzini, direttore del Centro Nazionale Sangue, nella prima giornata dell’Incontro -, perché c’è un invecchiamento progressivo della popolazione, un aumento generale dei trattamenti medici e chirurgici, ed una maggiore attuazione di questi anche in età anziana, cosa che prima non avveniva. Negli ultimi 10 anni (periodo 2001-2011) in Italia le donazioni sono aumentate in media del 3,9% all’anno, e dal 2010 al 2011 del 5%. L’obiettivo è raggiungere l’autosufficienza. Si dona perché c’è un lavoro di sensibilizzazione e perché c’è un senso civile: quando si muovono le leve giuste, gli Italiani rispondono. E le associazioni di volontariato fanno un grandissimo, incredibile lavoro”.
Fare volontariato fa crescere il Pil. “Investire 1 euro nel volontariato significa avere un ritorno pari a 12 euro – ha spiegato Vincenzo Saturni, presidente nazionale AVIS, nel dibattito che ha chiuso l’Incontro -. Negli ultimi anni, un + 7% del Pil è dovuto all’aumento del volontariato, che è una risorsa non quantificabile e che offre una gratificazione tale al singolo da modificarne in positivo lo stile di vita. La propensione degli italiani al volontariato è triplicata tra il 1993 e il 2008: i volontari sono oltre 3 milioni 315mila (+3% rispetto al censimento precedente). Complessivamente, il volontariato rappresenta, in termini economici, il 20% dell’ammontare complessivo delle entrate del non profit, cioè 40 milioni di euro”.
La donazione per reggere il rapporto Occidente-Paesi in via di sviluppo. “Il 65% delle donazioni di sangue avviene in Paesi dove vive il 25% della popolazione mondiale: i paesi economicamente sviluppati – sono i dati presentati da Giuseppe Aprili, past president SIMTI e coordinatore scientifico dell’Incontro -. Qui si donano all’anno una media di 40 unità ogni 1000 abitanti, contro le 2 dei paesi meno sviluppati. È evidente la necessità di riequilibrare il sistema in base ad una rinnovata coscienza etica”.









