Legami di sangue ed emoAzioni a Caltanissetta
“Ogni volta è come rinascere a vita nuova, grazie ai nostri fratelli di sangue …”
E’ Loris Giambrone, Presidente regionale dell’ABE – Associazione Bambino Emopatico , a interpretare e testimoniare ai donatori di sangue, riconosciuti, appunto, come fratelli di sangue, i sentimenti di gratitudine dei thalassemici ad ogni trasfusione ricevuta.
Sono parole coinvolgenti e a forte impatto emotivo dell’intervento che Loris Giambrone ha rivolto ai partecipanti del seminario formativo “Dal donatore al ricevente – il nuovo scenario trasfusionale regionale” tenutosi a Caltanissetta lo scorso 30 maggio, organizzato dalla FIDAS, nell’ambito del progetto “Legame di sangue ed emozioni” finanziato dalla Fondazione con il Sud. Un intervento che oltre a tracciare l’impegno da sempre sostenuto dalla Associazione nella promozione e tutela dei thalassemici, così come nelle attività formative ed informative della prevenzione di tale malattia, ha anche rappresentato le condizioni di vita dei thalassemici oggi, dei progressi raggiunti per una qualità di vita normale, sottolinendo però come lo stato di benessere e la qualità di vita possono essere raggiunti e mantenuti solo e nella misura in cui vengano assicurate le trasfusioni nei tempi prestabiliti ( circa ogni 15 / 20 giorni). Da qui la gratitudine rivolta dall’ABE e dai thalassemici ai donatori e alle associazioni per il loro impegno, ma anche l’invito alle istituzioni politiche e sanitarie a sostenere e promuovere tali attività favorendo percorsi che riconoscano e rendano il thalassemico un cittadino attivo.
L’intervento di Giambrone ben si è collocato a chiusura del seminario “Dal donatore al ricevente”, proprio per aver sottolineato le ragioni e le finalità del gesto della donazione di sangue, anonima, gratuita e volontaria, quale risposta ad una domanda di sangue che ancora oggi, in Sicilia in maniera particolare, si presenta particolarmente pressante ed urgente, concretizzandosi in una molteplicità di bisogni concreti ( oltre ai thalassemici, le emergenze, gli interventi di alta chirurgia, la complessità assistenziale, ecc.), diversamente articolati sul territorio regionale, con punte particolarmente critiche a Palermo, Catania e ancor di più a Messina.
Il panorama trasfusionale nazionale e regionale ha registrato in questi ultimi anni passi importanti e significativi oltre che in termini quantitativi anche e soprattutto in termini qualitativi in un percorso teso al raggiungimento e alla stabilizzazione dell’autosufficienza in un contesto di sicurezza e di qualità. In tal senso va visto il percorso già avviato su tutto il territorio nazionale per l’accreditamento di tutte le strutture e servizi pubblici e del privato sociale operanti nell’ambito del sistema trasfusionale, attraverso l’implementazione di procedure di qualità, che andrà a concludersi con il prossimo 31 dicembre del 2014.
Un impegno che, come sottolineato da Roberto Bonasera, Presidente della FIDAS Caltanissetta e moderatore del seminario, investe in maniera particolare gli organismi associativi, in termini oltre che organizzativi e “strutturali”, anche e soprattutto per il forte impatto motivazionale e di identità , nella misura in cui da “semplice impegno di volontariato” si passa ad una “responsabilità associativa”.
Di particolare interesse l’intervento di Antonio Bronzino, Vice Presidente nazionale FIDAS, che ha presentato i dati nazionali del sistema sangue con i suoi 1.700.000 donatori e le 3.200.000 donazioni effettuate nel 2011, che assicurano l’autosufficienza sangue pur nella disomogeneità territoriale e con il ricorso alla compensazione infra-regionale. L’obiettivo su cui lavorare, pertanto, per il migliorare il sistema sangue in Italia è quello di tendere innanzitutto ad una omogeneizzazione delle prestazioni donazionali tra le regioni, e quindi di agire con alcune specifiche azioni quali la maggiore consapevolezza della valenza strategica del sistema trasfusionale, l’utilizzo di un linguaggio comunicativo più efficace e al passo coi tempi, l’attivazione e il funzionamento dei COBUS – Comitati per il buon uso del sangue, favorire il dialogo tra i vari attori del sistema, riconoscere e valorizzazione il mondo associazionistico e del volontariato.
Altrettanto interessante l’intervento di Attilio Mele, Dirigente Responsabile del Servizio Trasfusionale dell’Assessorato alla Salute della Sicilia, che ha presentato il panorama trasfusionale regionale siciliano, con i suoi numeri, le sue criticità, le sue prospettive future. Anche in Sicilia i dati segnano un trend positivo di crescita pur in un percorso riorganizzativo che ha visto l’intero sistema sangue regionale impegnato in una scelta di qualità con l’obiettivo del raggiungimento dell’autosufficienza in un contesto di condizioni uniformi nei vari territori, di tutela della salute dei cittadini e di sviluppo della medicina trasfusionale. I dati del 2011 con i 132.000 donatori, le 188.000 unità di emazie concentrate raccolte, i 45.000 Kg di plasma frazionato, pur nella disomogeneità provinciale con punte di eccellenza a Ragusa (indice di produzione di E.C. di 78,42 / 1000 abitanti) e di criticità a Messina (indice di produzione di E.C. 21,05/ 1000 abitanti) risultano confortanti e fanno ben sperare in un futuro di crescita e di serenità per l’autosufficienza in Sicilia.
Raggiungere e mantenere l’obiettivo dell’autosufficienza impegna le associazioni nella ricerca di nuove e più sofisticate strategie per una gestione del donatore che dalle fasi del reclutamento lo portino ad una sua fidelizzazione. Le tecniche e le metodologie proprie del marketing applicate in ambito associazionistico sono state illustrate da Massimiliano Bonifacio, ematologo e responsabile del comitato scientifico della Fidas, prendendo a riferimento i dati emersi dalla recente indagine del Censis commissionata proprio dalla Fidas, dalla quale emerge l’identikit del donatore con le sue motivazioni, ma anche le condizioni sociali ed economiche ( disoccupazione, paura, uomo/donna, ecc.) che ne limitano o ne favoriscano l’impegno. Particolarmente interessante e fonte di preoccupazione, poi, il dato emerso nell’indagine sull’invecchiamento della popolazione e, quindi, sulla necessità fin da ora di individuare strategie di promozione e di coinvolgimento delle nuove generazioni alla donazione di sangue. Salvatore Caruso
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