dalle federate

La necessità di sangue non va in vacanza

 Da “Notizie e informazioni sulla salute e i servizi sanitari in Emilia-Romagna Anno VII, Numero 12”

Estate, tempo di vacanze per tantissime persone, ma anche in questo periodo ci sarà chi, purtroppo, dovrà essere sottoposto ad un intervento chirurgico dopo un incidente e chi continuerà a fare delle trasfusioni per curare l’anemia, ma anche chi riceverà in dono il rene o un altro organo tanto atteso per tornare a condurre una vita serena. Tutto questo e molto altro ancora accadrà in estate, e sarà possibile grazie ai tanti donatori che assicurano un bene prezioso e insostituibile: il sangue.

Per questo motivo è in corso una campagna di comunicazione di Regione, Avis e Fidas che con tanti strumenti (depliant, locandine, radio comunicati, annunci stampa, sms ed e-mail) invita gli oltre 163mila donatrici e donatori dell’Emilia-Romagna ad effettuare una donazione di sangue prima delle ferie; in estate, infatti, non solo, come è ovvio, tutte le attività sanitarie proseguono, ma il bisogno di sangue cresce perché aumentano la mobilità e i turisti.

L’invito, in questo caso, è rivolto, quindi, a chi è già donatore, ma in autunno partirà un’altra campagna che avrà due obiettivi in particolare: aumentare il numero dei donatori in alcune province e il numero di donazioni nel corso dell’anno in altre (le donne possono donare due volte e gli uomini quattro volte). Il momento, infatti, è particolarmente delicato; l’Emilia-Romagna è sempre stata una Regione virtuosa, tanto da poter non solo far fronte alle esigenze dei propri servizi sanitari, ma anche di contribuire a colmare le carenze di altre Regioni. Ora, però, la forbice si sta sempre più assottigliando perché, anno dopo anno, le donazioni continuano ad aumentare, ma il fabbisogno aumenta in misura maggiore a causa della costante crescita del livello qualitativo e quantitativo degli interventi sanitari: nel 2009 sono state raccolte 248.662 unità di sangue, rispetto alle 247.416 del 2008 (+0,5%), e nel primo trimestre 2010 si è passati a 63.799 rispetto a 63.043 dell’analogo periodo dello scorso anno (+ 1,2%); il problema è che, negli stessi periodi, le unità trasfuse sono state 237.983 nel 2009 (+1,15% rispetto al 2008) e 61.197 nel primo trimestre 2010 (+2,8% rispetto all’analogo periodo 2009).

Questo trend sta comportando una progressiva riduzione del contributo dell’Emilia-Romagna all’autosufficienza nazionale: nel 2009 sono state, infatti, inviate 3.382 unità di sangue ad altre Regioni, a fronte delle 4.408 del 2008.

Quali sono le previsioni e che cosa è possibile fare? Ne parliamo con il direttore del Centro regionale sangue Paolo Zucchelli, con il presidente regionale Avis Andrea Tieghi e con il presidente regionale Fidas Giacomo Grulla. Il Centro regionale sangue ha tra i diversi compiti quello di garantire l’autosufficienza regionale e concorrere all’autosufficienza nazionale; Avis e Fidas sono le due più importanti associazioni di donatori volontari di sangue dell’Emilia-Romagna, che garantiscono ogni anno oltre 160 mila donatrici e donatori attivi e cioè la parte determinante dell’importante Sistema sangue dell’Emilia-Romagna, risultato della sinergia tra Regione, Aziende sanitarie e, appunto, Associazioni di volontariato Avis e Fidas.

“La sanità della nostra regione – spiega Zucchelli – ha bisogno di 800 donazioni di sangue tutti i giorni e a Bologna, in particolare, abbiamo bisogno di 200 unità di sangue ogni giorno; senza questo sangue non si riescono ad esprimere tutte le potenzialità della nostra organizzazione sanitaria. Recentemente, ad esempio, al SantOrsola sono stati effettuati 13 trapianti in 48 ore ed è importante e interessante sapere che per farli sono state necessarie 110 unità di sangue: senza tutte queste donazioni, avremmo avuto gli organi donati da trapiantare, ma non avremmo potuto fare i trapianti”.

La donazione di sangue aumenta ogni anno, ma non abbastanza
“L’incremento è di circa l’1% l’anno, ma l’utilizzo incrementa dell’1,8 l’anno; il 70% del sangue viene utilizzato per gli ultra 70enni che rappresentano il 22-25% della popolazione; fortunatamente si vive più a lungo e aumentano di conseguenza anche le occasioni in cui c’è bisogno di sangue. In questo periodo – sottolinea Zucchelli – ci sono molti pazienti anziani che vivono grazie al fatto che sostituiamo attraverso le trasfusioni quello che loro non sono più in grado di produrre; è questo il grosso incremento di utilizzo: si tratta di persone affette da anemie, che, spiegandolo in parole semplici, hanno un midollo osseo che produce meno globuli rossi. Una sacca di sangue garantisce la produzione di una settimana e, quindi, ne occorrono quattro al mese per ogni persona. Come aneddoto, posso anche dire che tre o quattro anni fa abbiamo fatto un’indagine per vedere quanto sangue si utilizzava nell’artoprotesi dell’anca e abbiamo scoperto che il paziente più anziano aveva 107 anni, una persona che a quella bella età era stata operata; anche questo è un episodio indicativo che ci fa toccare con mano come in pochi anni il concetto di ‘anziano’ si sia molto spostato in avanti. Oggi gli anziani sono gli ultranovantenni, pensiamo a quanti ottantenni conducono una vita attiva, guidano l’automobile e svolgono tante altre attività. Ovviamente non sono solo gli anziani ad avere bisogno di sangue, ma tanti altri pazienti, come, ad esempio, quelli oncologici che possono avere necessità di trasfusioni durante la fase terapeutica”.

E per quanto riguarda lutilizzo del sangue durante gli interventi chirurgici? E cambiato qualcosa?
“Devo dire – afferma Zucchelli – che i chirurghi sono diventati molto più attenti in materia: può aumentare il fabbisogno perché vengono operate più persone, ma c’è un controllo maggiore sull’utilizzo del sangue in ogni singolo intervento e molti chirurghi si sono specializzati in modo da operare ricorrendo a tecniche che ne riducono tantissimo il consumo”.

Che cosa possiamo dire sulla sicurezza?
“Possiamo dire che il sangue non è mai stato sicuro come adesso, il rischio di trasmettere malattie infettive con il sangue è rarissimo: c’è il rischio teorico di un caso ogni sei milioni per quanto riguarda il virus dell’epatite C, circa 1 caso ogni 750mila per l’epatite di tipo B, 1 caso ogni 3 milioni per l’Hiv. Facendo un paragone, sono rischi equiparabili a quello di morire colpiti da un fulmine a ciel sereno o magari da un aereo che precipita!”

Torniamo a parlare della necessità di donare sangue prima di partire per le vacanze
“Normalmente in estate ci sarebbe una diminuzione delle donazioni – spiega Zucchelli – ma ormai da dieci anni rivolgiamo l’invito ai donatori di donare il sangue prima di andare in ferie; in estate molte persone vengono in vacanza in Emilia-Romagna e, quindi, aumenta l’utilizzo di sangue per la traumatologia. Inoltre, storicamente, nel periodo estivo abbiamo una sorta di convenzione con la Sardegna e garantiamo nei mesi di luglio e agosto circa 900 unità di sangue che consentono agli ospedali di quella regione di continuare ad effettuare la terapia per i pazienti affetti da anemia mediterranea. In questo periodo puntiamo a sensibilizzare chi è già donatore, contemporaneamente abbiamo visto che ci sono alcune province che hanno un numero di donatori che è inferiore alla media regionale: a Reggio Emilia e a Bologna la percentuale è più bassa del 5%”.

E quali sono le motivazioni?
“Le motivazioni possono essere diverse: mutamenti demografici, diminuzione dell’attenzione verso un determinato problema e altre ancora. Per le province di Bologna e Reggio Emilia abbiamo pensato, quindi, di ricordare ai donatori di essere loro stessi a fare da promotori nei confronti di amici e persone con le quali vengono in contatto, per far sì che si rechino a donare il sangue. In altre province – come ad esempio Modena, Parma e Ravenna, dove c’è un’alta percentuale di donatori (a Parma siamo intorno all’8% della popolazione) – il problema riguarda, invece, il numero di donazioni: ci sono tanti donatori, ma donano poco, in media 1,3 volte l’anno; a Bologna, invece, donano 1,9 volte l’anno, in pratica due volte. Da un lato, quindi, cerchiamo di incrementare il numero di donatori e dall’altra quello delle donazioni che si possono fare ogni anno. La donazione ha, inoltre, anche un risvolto importante: possiamo dire che più alto è il numero di donatori, maggiore è lo stato di salute di una popolazione; questo si spiega col fatto che chi dona sangue assume degli stili di vita salutari. La molla principale è, comunque, il senso di solidarietà, come emerge da tutte le indagini che abbiamo fatto”.

Che cosa prevede per il futuro?
“Oggi la differenza tra quello che raccogliamo e quello che trasfondiamo si sta riducendo sempre di più – spiega Zucchelli – e io ho fatto la previsione che alla fine dell’anno avremo ancora 800 unità di sangue di differenza tra unità raccolte e unità utilizzate. Probabilmente, se non riusciremo a cambiare i trend, dall’anno prossimo questo dato sarà negativo e questo pur considerando che lo standard indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è di 40 unità di sangue ogni mille abitanti, mentre noi, normalmente, ne raccogliamo circa 60 e ne utilizziamo circa 58, mentre prima ne venivano utilizzate 52 o 53. A settembre inizieremo a pianificare una campagna di promozione, identificando con cura i target e informando bene i cittadini, sottolinenando anche il legame tra salute e donazione del sangue”.

E sentiamo anche la voce delle due associazioni di donatori, iniziando dalla FIDAS. Il presidente regionale Giacomo Grulla ha 70 anni e ha donato sangue per quaranta anni, due volte l’anno.

“L’ultima donazione l’ho fatta lo scorso anno, per raggiunti limiti di età: la legge indica come età limite per la donazione i 65 anni (si può donare dai 18 anni di età); in Emilia Romagna abbiamo prolungato il limite ai 67 anni, ma, sempre a giudizio del medico, si può andare anche un po’ oltre”.

Quanti sono i donatori della FIDAS?
“Siamo presenti in quattro province (Bologna, Parma, Ferrara e Ravenna) con circa quindicimila donatori e nel 2009 abbiamo fatto complessivamente 32mila donazioni tra sangue intero, plasma e piastrine”.

Quali sono gli ostacoli maggiori per diventare donatore?
“Quello che spesso impedisce alle persone di diventare donatori è la paura dell’ago, di vedere il sangue, la paura di contrarre malattie e per questo spieghiamo in ogni occasione come la sicurezza sia assoluta. Dico solo che se qualcuno ha paura della vista del sangue, è sufficiente che al momento dell’inserimento dell’ago guardi da un’altra parte, come si fa anche per una normale iniezione che capita a tutti di dover fare nel corso della vita”.

Che cosa dovrebbe convincere a donare?
“Le motivazioni sono tante, ma certamente dovendo convincere qualcuno a donare, una buona motivazione è il fatto che lo stesso donatore, un suo familiare, un suo parente, potrebbe avere bisogno di sangue; se tutti facessero questa riflessione il problema sarebbe risolto”.

Come promuovete la donazione?
“Andiamo nelle scuole superiori, ma anche nelle elementari, perché i bambini più piccoli sono quelli che recepiscono maggiormente il messaggio e lo portano a casa, dove chiedono alla mamma e al papà perché non sono donatori. E poi facciamo promozione nelle feste rionali e in altre occasioni”.

Il presidente regionale Avis Andrea Tieghi ha 57 anni e da circa 40 anni dona il sangue due volte lanno. E in ferie e lo raggiungiamo al cellulare mentre si sta godendo una meritata vacanza. Qual è la realtà Avis regionale?
“Ovviamente – ci tiene prima di tutto a precisare – ho già donato prima di partire per le vacanze! Noi abbiamo 148mila soci e nel 2009 abbiamo effettuato circa 235mila donazioni di sangue intero e donato circa 65mila chili di plasma. In Emilia-Romagna rappresentiamo circa il 90 per cento delle donazioni, mentre il 10 per cento è garantito dalla FIDAS”.

Qual è lidentikit dei vostri donatori?
“Il 30 per cento sono donne e complessivamente l’età media è abbastanza elevata, intorno ai 45 anni; quest’ultimo dato ci preoccupa, dobbiamo quindi cercare di reclutare più giovani: la causa va ricercata nella scarsa natalità, come è noto i giovani sono di meno rispetto agli anziani, e per questo puntiamo anche sulle persone immigrate da altri Paesi. Gli immigrati regolari, quelli che si sono stabiliti in Emilia-Romagna per lavorare, sono un nostro obiettivo già da alcuni anni e l’adesione all’AVIS di queste persone è per noi motivo di soddisfazione: rappresentano già circa il 3 per cento del totale dei donatori”.

Tra i tanti episodi che testimoniano limportanza della donazione di sangue ce nè uno che le viene in mente?
“Tra quelli più eclatanti – racconta Tieghi – c’è la ragazza che lo scorso anno è stata sottoposta ad un intervento presso il Sant’Orsola di Bologna per un trapianto di fegato ed è risultata positiva al virus West Nile. Questa ragazza è stata salvata grazie alla donazione di plasma da parte di un gruppo di donatori di Ferrara che erano stati tipizzati per questo virus. Infatti lo scorso anno, per una questione di sicurezza, avevamo già testato tutti i donatori di Ferrara e identificato quelli che, dopo essere entrati in contatto con il virus West Nile, non avevano contratto la malattia ed erano immunizzati perché avevano sviluppato gli anticorpi. Questi donatori rappresentano circa lo 0,7 per cento di tutti quelli di Ferrara e quando è scattata l’emergenza li abbiamo chiamati perché solo loro potevano donare il plasma. Così, grazie ad un sistema e ad un’organizzazione ben rodati, abbiamo salvato una vita: sono stati coinvolti complessivamente circa 70 donatori che con i loro anticorpi hanno salvato la vita della ragazza”.

Si sta assottigliano il margine che fino ad oggi ha consentito non solo di essere autosufficienti, ma anche di dare sangue ad altre regioni.
“Questo preoccupa anche la nostra organizzazione – conclude Tieghi – perché le proiezioni ci dicono che se il trend dell’utilizzo del sangue e quello delle donazioni resta lo stesso, si andrà prima al pareggio e poi sotto il livello dell’autosufficienza. Per questo motivo dobbiamo impegnarci tutti e il miglior mezzo di propaganda che abbiamo sono gli stessi donatori, con il passaparola; è importante questa campagna estiva, ma lo sarà ancora di più quella autunnale per reclutare nuovi donatori”.

Per informazioni: numero verde del Servizio sanitario regionale 800 033 033 (tutti i giorni feriali dalle ore 8,30 alle ore 17,30, il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30); il sito internet dedicato www.donaresangue.it , il portale del Servizio sanitario regionale www.saluter.it