Dati Istat. Fiaschi: “Il terzo settore riequilibra le diseguaglianze e investe nelle aree deboli”

La portavoce del Forum terzo settore commenta i dati Istat. “In un Paese in cui tutto sembra faccia fatica a crescere, il non profit rimane l’unico settore con un trend positivo. Ci sono priorità di benessere collettivo su cui dobbiamo costruire politiche e orientare risorse”

“Il mondo del non profit riesce a dare ancora un determinante contributo nel riequilibrio delle diseguaglianze di sviluppo e quindi di investimento nelle aree deboli del Paese, confermando la sua mission”. Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Terzo Settore, commenta così i nuovi dati Istat sul settore non profit in Italia, presentati durante Le Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile.
Secondo la fotografia scattata dall’Istat, il settore continua a crescere. Nel 2018, le istituzioni non profit attive in Italia sono 359.574, con un aumento annuale del 2%, e impiegano 853.476 dipendenti, hanno un’incidenza rispetto al complesso delle imprese dell’industria e dei servizi dell’8,2% (era 5,8% del 2001). L’incremento più elevato si registra nei campi della tutela dei diritti e attività politica (+9,9%), dell’assistenza sociale e protezione civile (+4,1%), della filantropia e promozione del volontariato (+3,9%) e delle relazioni sindacali e rappresentanza interessi (+3,7%).

“In un Paese in cui tutto sembra faccia fatica a crescere, il non profit rimane l’unico settore con un trend positivo anche in termini occupazionali, soprattutto nei territori piu difficili e fragili – afferma Fiaschi -. E’ tempo che il nostro Paese valorizzi maggiormente questa naturale propensione alla crescita di questa ampia e variegata pluralità di esperienze di iniziativa civica organizzata capaci di generare impatto sociale e sviluppare quella economia legata ai beni comuni di cui parlano in tanti. Per fare questo occorre un investimento strutturato e di lungo periodo per consolidare i soggetti e la loro capacità di fare rete nelle comunità.”
“Ci sono priorità di benessere collettivo su cui dobbiamo costruire politiche e orientare risorse – prosegue Fiaschi -. Occorre una visione sistemica del cambiamento su cui intervenire con politiche fiscali, di infrastutturazione dei servizi, di sostegno, e quindi di scelte di destinazione e allocazione delle risorse pubbliche”.

Le istituzioni non profit sono le principali beneficiarie del cinque per mille con 12,9 milioni di scelte espresse dai contribuenti e un importo totale pari a 439,8 milioni di euro. “Le scelte donative, di destinazione volontaria della fiscalità e di iniziativa civica raccontano la sensibilità degli italiani sulle priorità del Paese. Da qui deve ripartire la politica per orientare gli indirizzi di spesa pubblica”, conclude Fiaschi.

Fonte: Redattore Sociale

Forum Terzo Settore: il ricordo di Aldo Ozino Caligaris e il benvenuto a tre nuovi soci

Si è svolta on line, il 23 giugno, l’assemblea straordinaria e ordinaria dei soci del Forum Nazionale Terzo Settore.

In apertura la portavoce Claudia Fiaschi ha voluto ricordare i tanti, tra volontari e operatori del terzo settore, che hanno perso la vita in questi mesi a causa del Covid-19 nel nostro Paese.
È stata anche l’occasione per commemorare Aldo Ozino Caligaris, Presidente Nazionale FIDAS e storico amico del Forum.

Claudia Fiaschi nella sua relazione si è soffermata sulle enormi sfide affrontate dal Terzo settore nell’emergenza e sul futuro, sul ruolo determinante che avrà il terzo settore.

Al suo intervento, è seguito quello della Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, la quale ha dichiarato: “Continuiamo a lavorare per assicurare al Terzo Settore un ruolo centrale nel piano di rilancio del nostro Paese”.

Il Ministro, nel suo intervento, ha ricordato le misure per gli enti del Terzo Settore fortemente volute e promosse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: “Dal Decreto Cura Italia all’estensione dell’accesso alla cassa integrazione in deroga, dalla sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, solo per citarne alcune”.

A seguire l’intervento del DG del terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese, Alessandro Lombardi.

Durante l’assemblea è stato approvato l’ingresso di tre nuovi soci all’interno del Forum Terzo Settore:

Decreto Rilancio, gli aiuti per gli enti di Terzo Settore

Dl Rilancio, ecco le misure esplicitamente dedicate al terzo settore: crediti d’imposta, erogazione più veloce del cinque per mille 2019, 100 milioni in più nel Fondo terzo settore, sostegno specifico agli enti delle regioni del Sud

Terzo Settore

ROMA – C’è un aiuto sugli affitti, un contributo per i costi relativi alla sicurezza e un credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro. C’è l’accelerazione del cinque per mille (le quote dell’anno 2019 arriveranno prima del previsto) e l’incremento di 100 milioni del fondo che sostiene gli interventi delle organizzazioni nel fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia Covid-19. Nel decreto “Rilancio”, licenziato dal Consiglio dei ministri, alcune misure riguardano esplicitamente il mondo del terzo settore. Eccole.

Credito d’imposta sugli affitti

Il decreto disegna per tutte le aziende – allargandolo anche agli “enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti”, limitatamente alla parte di canone destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale – un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo, affitto d’azienda e cessione del credito. Tale credito d’imposta è concesso nella misura del 60 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

Sicurezza e presidi sanitari

Le attuali norme in vigore in materia di contributi per la sicurezza e il potenziamento dei presidi sanitari vengono estese anche in favore di enti del terzo settore.

Incremento del Fondo Terzo Settore

Il decreto prevede un incremento di 100 milioni di euro della prima sezione del Fondo Terzo settore, ex articolo 72 del d.lgs. n.117 del 2017, al fine di sostenere interventi delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale e delle fondazioni del Terzo settore, volti a fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia di COVID -19. La norma fa riferimento agli “interventi capaci di generare un significativo impatto sociale sulle comunità di riferimento”.

Sanificazione degli ambienti di lavoro

Viene esteso anche agli enti di terzo settore (indicati nell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117) il credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro previsto a favore dei “soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione” all’interno del precedente decreto Cura Italia.

Cinque per mille più veloce

Per far fronte alle difficoltà rilevate dagli enti del terzo settore che svolgono attività di rilevante interesse sociale e all’imminente esigenza di liquidità evidenziata a seguito dell’emergenza sanitaria Covid-19, la norma prevista dal decreto anticipa al 2020 l’erogazione del contributo del cinque per mille relativo all’anno finanziario 2019. E’ prevista una accelerazione delle procedure di erogazione del contributo (stabilendo che nella ripartizione dello stesso non si tiene conto delle dichiarazioni dei redditi presentate ai sensi dell’articolo 2, commi 7 e 8, del regolamento di cui al DPR n. 322 del 1998). Di fatto, l’Agenzia delle entrate provvederà alla pubblicazione sul proprio sito istituzionale degli elenchi degli enti ammessi e di quelli esclusi dal beneficio entro il 31 luglio 2020 e le amministrazioni competenti (Ministero del lavoro e delle politiche, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ministero della salute, Ministero dell’interno, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare) procederanno alla erogazione del contributo entro il successivo 31 ottobre.

Sostegno al Terzo settore nelle regioni del Mezzogiorno

La norma prevede la concessione di un contributo in favore degli Enti operanti nel Terzo Settore nelle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), allo scopo di fronteggiare gli effetti dell’emergenza Covid-19. Lo stanziamento complessivo per la misura, a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, è pari ad euro 120 milioni per l’anno 2020, di cui 20 milioni riservati ad interventi per il contrasto alla povertà educativa. La norma individua quale soggetto attuatore della misura l’Agenzia per la Coesione territoriale, che provvederà ad indire uno o più avvisi pubblici finalizzati all’assegnazione di un contributo a fondo perduto agli Enti del Terzo settore operanti nelle aree di attività di interesse generale, nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento. L’Agenzia per la Coesione territoriale provvederà a definire le finalità degli interventi da finanziare, le categorie di enti a cui sono rivolti, i requisiti di accesso al contributo, nonché i costi ammissibili e le percentuali di copertura tramite il contributo. Il contributo è concesso in forma di sovvenzione diretta per il finanziamento dei costi ammissibili e a seguito di selezione pubblica nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento

Fonte: Redattore Sociale

#NonFermateci: la campagna del Forum Terzo Settore

Il Forum Nazionale del Terzo Settore ha lanciato sui social, lo scorso 20 aprile, la campagna #NonFermateci.

Il Forum gode del sostegno di 87 associazioni in rappresentanza di oltre 350.000 organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali, per complessivi 5 milioni e mezzo di volontari e 850.000 lavoratori.

Claudia Fiaschi, portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore spiega il senso della campagna affermando: Non possiamo interrompere la nostra attività che oggi sostiene migliaia di persone fragili che devono poter continuare a contare su di noi. Un numero destinato a crescere irrimediabilmente dopo la fine di questa emergenza, quando saremo costretti a confrontarci con ancora più povertà e diseguaglianze. Per questo chiediamo alle Istituzioni di non fermarci, ma anzi di aiutarci a continuare il nostro lavoro che rischia altrimenti di cessare”.

#NonFermateci: la campagna del Forum Terzo Settore
Una delle cinque card fotografiche della campagna #NonFermateci

La campagna si compone di cinque ‘card fotografiche’ per ricordare quanto siano importanti le attività ed il lavoro silenzioso, ma costante, svolto dalle organizzazioni del Terzo settore, dai volontari ed operatori, che ogni giorno con il loro impegno portano aiuto e sostegno ai cittadini più fragili e vulnerabili, intensificano le relazioni sociali, rafforzano la fiducia tra i cittadini e la coesione sociale delle comunità. “Il Terzo settore – conclude Fiaschi – è un comparto della società e dell’economia del quale il nostro Paese non può fare a meno, e che, anche in questo momento difficile, sta dimostrando tutto il suo valore. Terminata la fase di emergenza il nostro Paese potrà rialzarsi solo se avrà saputo sostenere chi si è sempre occupato di proteggere le persone. È poi importante ricordare che il Terzo settore è anche un tessuto economico che impegna quasi un milione di lavoratori. Per questo con la nostra campagna #NonFermateci chiediamo a Governo e Parlamento aiuti concreti, ora e per la ricostruzione. Perché c’è un’Italia che non può aspettare”.

Come poter sostenere la campagna, schierandosi dalla parte del Terzo Settore? Condividendo la campagna sui propri canali social e seguendo il Forum Terzo Settore sui canali facebook, instagram e twitter.
Per rendere la campagna ancor più virale è stato creato anche un motivo applicabile alle foto profilo di facebook: scegliendo di aggiungerlo, verrà sovrascritta alla propria immagine profilo di facebook la grafica della campagna #NonFermateci e il logo del Forum, un modo semplice ma efficace per far risonare ulteriormente il messaggio.

La base associativa degli ETS: il Ministero scioglie alcuni dubbi

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha pubblicato sul proprio sito una Nota informativa (Nota n.1082 del 05/02/2020) a firma del Direttore Generale Alessandro Lombardi che risponde a due quesiti in merito alla composizione della base associativa degli Enti del Terzo Settore.

Il primo quesito, formulato dalla Regione Piemonte, è relativo alla composizione della base associativa delle ODV e delle APS e alla possibilità per le stesse di avere statutariamente – e in concreto – una composizione sociale che ricomprenda tanto persone fisiche che Enti del Terzo Settore o senza scopo di lucro.

La Nota informativa risponde anche ad un quesito formulato dal Forum Nazionale del Terzo Settore in cui si chiede una pronuncia relativa alla possibilità per gli ETS di accogliere delle imprese all’interno della propria base associativa e, in caso affermativo, se queste ultime possano o meno detenere il controllo dell’Ente e, infine, se tale controllo possa essere esercitato da un’unica impresa o essere eventualmente esercitato in forma congiunta.

Prima di rispondere ai quesiti, all’interno della Nota informativa, il Ministero ricorda che il tema della composizione della compagine associativa deve affrontarsi alla luce dei principi costituzionali, richiamati nell’articolo 1 del Codice del Terzo settore, di autonomia delle formazioni sociali e di libertà associativa, che involgono le finalità da perseguire, i mezzi con cui realizzarle e la stessa struttura organizzativa da adottare. Con riguardo a quest’ultimo aspetto, rientra nell’autonoma determinazione dell’ente l’individuazione dell’assetto strutturale ritenuto maggiormente idoneo ad assicurare il perseguimento, senza scopo di lucro, delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante l’esercizio, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale.

Alla luce dell’autonomia degli ETS e della richiamata libertà associativa, è possibile contemplare la presenza, all’interno della base associativa, non soltanto di persone fisiche ma anche di soggetti collettivi. Tale principio generale, allo scopo di preservare la natura delle ODV e delle APS, trova due specifiche limitazioni:  

  • limitazioni qualitative, ovvero riguardanti la natura dei soggetti superindividuali ammissibili, che devono appartenere a tipologie tassativamente individuate (altri ETS o enti non lucrativi);
  • limitazioni quantitative, ovvero limitazioni riguardanti il numero di tali soggetti, che non possono essere superiore al 50% delle ODV o delle APS rispettivamente associate.

Tali limiti – precisa il Ministero – non comprimono l’autonomia decisionale degli enti, ai quali non è preclusa la facoltà di modificare, nel rispetto delle disposizioni statutarie, la propria compagine associativa, oltre i limiti sopra indicati, rinunciando alla qualificazione di ODV o di APS.

Andando a rispondere al quesito posto dalla Regione Piemonte: per le APS e le ODV è possibile ammettere da statuto nella propria compagine associativa sia persone fisiche che enti la cui natura sia omogenea con quella del soggetto di cui si tratta (a condizione che si rispetti almeno uno dei requisiti numerici minimi alternativi: ad una APS è permesso che si associno sia persone fisiche che APS e ad una ODV è permesso che si associno sia persone fisiche che ODV, a patto che vi sia il requisito minimo di almeno sette persone fisiche o tre APS/ODV). Al contempo l’apertura della base statutaria ad altri ETS è vincolata da due fattori:

  • All’interno dello statuto deve essere prevista l’associabilità degli Enti
  • Gli stessi Enti devono essere iscritti al RUNTS o essere in ogni caso enti non lucrativi
  • Enti diversi non devono superare il 50% della base associativa (di APS o ODV). 

Rispondendo al quesito posto dal Forum nazionale del Terzo Settore, il Ministero afferma che, esclusi i casi delle APS e degli ODV: le imprese (incluse quelle for profit) possono costituire o partecipare successivamente alla base associativa degli ETS e possono detenerne il controllo, sia in forma singola (da parte di un’unica impresa) che in forma congiunta tra due o più di esse. L’importante, anche in questo caso, è l’osservanza formale e sostanziale delle norme poste a presidio della natura e delle finalità degli ETS: il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche solidaristiche e di utilità sociale e lo svolgimento in via esclusiva o principale di una o più attività di interesse generale nelle forme proprie (azione volontaria, erogazione gratuita di denaro, beni o servizi ecc.) della tipologia di Enti cui ci si riferisce.

Qui il testo della Nota n°1082 del 05/02/2020

Terzo Settore: le risposte dell’Agenzia delle Entrate

A partire dal 3 agosto 2017 è entrato in vigore il Codice del Terzo Settore, tuttavia per le organizzazioni di volontariato (Odv), le associazioni di promozione sociale (Aps) e le Onlus sarà possibile adeguare i propri statuti entro il 30 giugno 2020 utilizzando le maggioranze semplificate.

A tal proposito il Forum nazionale del Terzo Settore ha interrogato l’Agenzia delle Entrate circa le Odv, le Aps e le Onlus che non adegueranno i propri statuti entro il 30 giugno 2020 e le conseguenze fiscali derivanti.

In particolare il Forum nazionale del Terzo Settore aveva chiesto conferma se gli enti che non procedono all’adeguamento del proprio statuto possono continuare ad applicare le disposizioni fiscali previgenti in materia di ONLUS, Odv e Aps; ipotizzando che l’Ente potrà continuare ad applicare le disposizioni fiscali discendenti dalle norme citate fino al termine di cui al comma 2, dell’articolo 104 del CTS.

L’Agenzia delle Entrate ha risposto positivamente, condividendo l’interpretazione suggerita del Forum.

Riassumendo: Odv e Aps iscritte nei relativi registri e in possesso dei requisiti formali e sostanziali richiesti dalla loro normativa di settore, così come le Onlus iscritte alla relativa Anagrafe, potranno usufruire delle attuali disposizioni fiscali fino all’attivazione del Registro Unico Nazionale, anche senza aver modificato il proprio statuto entro il termine previsto del 30 giugno 2020.

Questo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n° 89/E del 25 ottobre 2019.

 

 

ISTAT: in Italia cresce il numero delle istituzioni non profit

L’ISTAT ha pubblicato i dati riguardanti la struttura e le principali caratteristiche delle istituzioni non profit presenti nel 2017 in Italia.

Sono 350.492 – il 2,1% in più rispetto al 2016 – le istituzioni non profit attive in Italia nel 2017 e impiegano 844.775 dipendenti (+3,9%).

Il settore non profit continua a espandersi con tassi di crescita medi annui superiori a quelli che si rilevano per le imprese orientate al mercato, in termini sia di numero di imprese sia di numero di dipendenti. Di conseguenza, aumenta la rilevanza delle istituzioni non profit rispetto al complesso del sistema produttivo italiano, passando dal 5,8% del 2001 all’8,0% del 2017 per numero di unità e dal 4,8% del 2001 al 7,0% del 2017 per numero di dipendenti.

Rispetto al 2016, la crescita del numero di istituzioni risulta più sostenuta al Sud (+3,1%), nel Nord-Ovest (+2,4%) e al Centro (+2,3%). Le regioni più dinamiche sono Campania (+7,2%), Molise (+6,6%), Provincia autonoma di Bolzano (+4,2%), Calabria (+3,3%) e Lazio (+3,1%).

Una flessione si rileva per la Sardegna (-5,6%) e, in misura più contenuta, per la Puglia (-1,2%). Nonostante la dinamica più sostenuta del Sud, la localizzazione delle istituzioni non profit si conferma molto concentrata sul territorio, con oltre il 50% delle istituzioni attive nelle regioni del Nord, contro il 26,7% dell’Italia meridionale e insulare.

Leggi il Comunicato Stampa dell’ISTAT o scarica il report ISTAT “Struttura e profili del settore non profit – Anno 2017”.

Consulta le Tavole-non profit 2017.

Linee guida “Valutazione dei sistemi di Impatto Sociale”

Pubblicate in Gazzetta Ufficiale (G.U. Serie Generale n. 214 del 12 settembre 2019) il D.M. 23 luglio 2019 recante “Le linee guida del ministero del Lavoro e delle politiche sociali per la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore”. Sulla base delle indicazioni ministeriali, sarà ora possibile conoscere e valutare il raggiungimento degli obiettivi programmati dagli Enti del Terzo Settore (ETS) e valutarne l’impatto sociale sui soggetti interessati dalle attività svolte.

Obiettivi delle linee guida: “Definire criteri e metodologie condivisi secondo i quali gli enti di Terzo settore possano condurre valutazioni di impatto sociale, che consentano di valutare, sulla base di dati oggettivi e verificabili, i risultati raggiunti rispetto agli obiettivi programmati e rendere disponibili agli stakeholders informazioni sistematiche sugli effetti delle attività realizzate. Le valutazioni saranno realizzate con metodi qualitativi e quantitativi e potranno prevedere un sistema di indici e indicatori di impatto, da mettere in relazione con quanto eventualmente rendicontato nel bilancio sociale. Pertanto, le presenti linee guida sull’impatto sociale sono da intendersi come uno strumento sperimentale di valutazione finalizzato a generare un processo concettuale e al contempo misurabile nel medio e lungo termine” (fonte: DECRETO)

Chi sono gli stakeholders?

  • Finanziatori e donatori presenti e futuri per i quali il VIS (Valutazioni di Impatto Sociale) rappresenta uno strumento sulla base del quale valutare se sostenere economicamente o interrompere il sostegno economico nei confronti dell’ETS
  • Beneficiari ultimi dell’intervento, ad esempio lavoratori, utenti e comunità locali, che attraverso i VIS possono comprendere meglio le ricadute sociali ed economiche generate dall’ETS
  • I cittadini interessati a conoscere come vengano impiegate le risorse pubbliche e quali siano le ricadute di tali investimenti
  • Soggetti pubblici interessati a valutare i benefici sociali generati da un intervento nel territorio e nelle comunità locali

Qual è lo scopo del VIS?

  1. Far conoscere il valore aggiunto sociale generato dalle attività dell’ETS
  2. Far conoscere i cambiamenti sociali prodotti con le attività dell’ETS
  3. Far emergere la sostenibilità dell’azione sociale

L’ETS può scegliere le metriche di valutazione del VIS che più si addicano alla tipologia di progetti svolti (il decreto riconosce infatti la molteplicità degli approcci adottabili in tale processo al fine di garantire l’autonomia degli enti). Vanno tuttavia rispettati alcuni principi minimi:

  • Intenzionalità: il sistema di valutazione deve essere connesso alla valutazione degli obiettivi strategici dell’ETS
  • Rilevanza: è necessario che vi siano contenute tutte le informazioni utili a dare evidenza dell’interesse generale perseguito e della dimensione comunitaria dell’attività svolta
  • Affidabilità: i dati devono poter essere verificabili con specifica indicazione delle fonti; devono essere informazioni veritiere, precise ed eque
  • Misurabilità: le attività riconducibili a parametri quantitativi devono poter essere misurate. L’ETS deve dunque prevedere un sistema di valutazione capace di identificare le dimensioni del valore delle attività perseguite, ma anche indici ed indicatori coerenti con le attività oggetto della valutazione
  • Comparabilità: i dati generati devono poter essere comparabili nel tempo
  • Trasparenza e comunicazione dei dati frutto della VIS

Operato da parte delle pubbliche amministrazioni: nell’ambito di procedure di affidamento di servizi di interesse generale, possono prevedere la realizzazione di sistemi di VIS da parte degli ETS che intrattengono rapporti con le medesime PP.AA, sì da consentire una valutazione dei risultati in termini di qualità e di efficacia delle prestazioni e delle attività svolte.

Costi per gli ETS: laddove previsto i costi della VIS devono essere proporzionati al valore dell’intervento e devono essere inclusi nei costi complessivi finanziati (fonte DECRETO)

Claudia Fiaschi portavoce Forum nazionale Terzo Settore commenta la notizia affermando: «Nel documento sono state recepite le nostre indicazioni, frutto del lavoro di un gruppo di esperti presso il Ministero del Lavoro e validato dal Consiglio Nazionale del Terzo settore. Abbiamo dato un importante contributo portando proposte concrete, utili a qualificare le attività delle organizzazioni di Terzo settore, non solo in termini di trasparenza, ma anche di crescita di consapevolezza del proprio ruolo. La valutazione di impatto si affianca ai bilanci sociali e agli altri strumenti di rendicontazione volti a rendere sempre più nitido l’operato degli enti del terzo settore nei confronti di cittadini e stakeholders».