Servizio civile universale, riattivati i progetti per oltre 32 mila giovani

Dopo la sospensione a causa della pandemia da Covid-19, il Dipartimento aggiorna la situazione in un report: 32.628 i giovani tornati (o che torneranno a breve) in servizio attivo in 12.431 sedi. Solo 831 operatori volontari non potranno proseguire le attività progettuali

Cooperare - servizio civile universaleROMA – Il Servizio Civile Universale (SCU), dopo la sospensione dei progetti a causa della pandemia da COVID-19, sta tornando alla piena normalità. Lo conferma un report pubblicato dal Dipartimento delle Politiche giovanili e il SCU che segnala come “al 15 luglio scorso risultino impegnati, sulle 14.408 sedi previste, 33.933 operatori volontari, includendo nel totale anche i volontari di prossima partenza. Di questi 32.628 giovani (pari al 96,1%) sono tornati (o torneranno a breve) in servizio attivo in 12.431 sedi (pari all’86,0% di quelle totali)”. Un dato completamente ribaltato rispetto al 31 marzo scorso, in piena emergenza, quando i volontari attivi erano appena 3.213.

“Ad oggi – si legge ancora nel Report -, si segnalano solo 831 operatori volontari (il 2,4% del totale) che hanno dovuto interrompere temporaneamente il proprio servizio a causa del persistere di condizioni per cui non è possibile proseguire le attività progettuali (il 15 giugno erano ancora 2.739), mancando le sufficienti condizioni di sicurezza o gli strumenti organizzativi ed operativi necessari a ripartire. Dal 16 aprile, quando le interruzioni coinvolgevano 5.692 volontari (valore corrispondente al 18,5% del totale), ad oggi, oltre 4.800 volontari hanno ripreso servizio”.

Rispetto alle riattivazioni avvenute, emerge che sono 22.589 (il 68,9%) gli operatori volontari attualmente in servizio che svolgono le attività così come erano essenzialmente previste nei progetti originari, ad aprile erano invece 13.044 (pari al 55,3%), segno di un progressivo ritorno alla “nomalità”. Sono invece attualmente 10.143 (31,1%) quelli impegnati in progetti che hanno subito una rimodulazione per la ripresa delle attività, un numero in linea con i 10.531 di aprile, ma allora con un peso percentuale maggiore sul totale, il 44,7%, considerando che successivamente c’è stato un aumento di volontari in servizio con i nuovi avvii.

Tra le possibili attività di rimodulazione – spiega il Dipartimento – “è confermata una ‘preferenza’ per quelle particolarmente significative nel contesto emergenziale: dal supporto ai comuni e ai centri operativi comunali di protezione civile, al sostegno al sistema scolastico, dalla realizzazione di progetti educativi o culturali, ripensati alla luce delle nuove necessità dettate dall’emergenza, al cosiddetto ‘welfare leggero’, ossia interventi di assistenza alle persone anziane e ai soggetti più fragili in tutte quelle attività quotidiane difficili da realizzare in questo periodo”,.

“Il graduale percorso in atto verso una ripresa dei progetti secondo le iniziali ‘intenzioni’ progettuali – sottolinea il Report – è confermato dall’analisi dei dati relativi alla modalità delle riattivazioni ad oggi rispetto ai mesi precedenti, con il valore dei volontari impiegati ‘sul campo’ che è più che raddoppiato rispetto alla data di riferimento del 16 aprile, mentre il dato relativo alla modalità ‘da remoto’, nello stesso periodo, mostra un quasi dimezzamento dell’impiego dei volontari”.

La Circolare del 4 aprile scorso, consentiva inoltre all’ente di impiegare gli operatori volontari, previo loro consenso, in altre sedi proprie, in sedi di altri enti titolari di accreditamento, presso istituzioni pubbliche che ne segnalassero esigenze specifiche o, ancora, con organizzazioni private senza scopo di lucro non accreditate, realizzando specifici accordi di gemellaggio. Secondo i dati del Dipartimento “al 15 luglio sono 1.629 le ‘altre sedi’ individuate per l’attuazione delle attività e vedono coinvolti 5.078 volontari. Di questi, 1.764 sono impiegati in 608 sedi di organizzazioni, enti, e associazioni del servizio civile universale, sulla base di 219 accordi di gemellaggio da parte di 49 enti (dato provvisorio)”.

Per quanto riguarda i volontari all’estero e quelli relativi ai Corpi Civili di Pace (CCP), la maggior parte dei giovani impegnati sono stati costretti a rientrare in Italia a causa dell’emergenza e molti di loro proseguono l’attività nei progetti rivisitati dagli enti. “Tenendo conto dei nuovi avvii in servizio del 24 giugno scorso, pari a 307 unità, al 15 luglio dei complessivi 770 operatori volontari impiegati in progetti all’estero, 483 svolgono servizio attivo e nella stragrande maggioranza dei casi ‘sul campo’. Sono 111 quelli che operano effettivamente ancora nei paesi esteri di destinazione, mentre 372 sono attivi in Italia”, si legge nel Report.

Il sistema del servizio civile ha saputo, quindi, ‘rimodularsi’ – conclude il Dipartimento – per sostenere istituzioni e cittadini, con la disponibilità e la professionalità degli enti e l’interesse, la generosità e l’entusiasmo degli operatori volontari nel contribuire a nuove attività, a volte non previste ‘dal progetto’, che hanno consentito loro di continuare ad impegnarsi per il proprio Paese e di acquisire, contestualmente, conoscenze e competenze diverse”. 

Fonte: Redattore Sociale

Decreto Rilancio, gli aiuti per gli enti di Terzo Settore

Dl Rilancio, ecco le misure esplicitamente dedicate al terzo settore: crediti d’imposta, erogazione più veloce del cinque per mille 2019, 100 milioni in più nel Fondo terzo settore, sostegno specifico agli enti delle regioni del Sud

Terzo Settore

ROMA – C’è un aiuto sugli affitti, un contributo per i costi relativi alla sicurezza e un credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro. C’è l’accelerazione del cinque per mille (le quote dell’anno 2019 arriveranno prima del previsto) e l’incremento di 100 milioni del fondo che sostiene gli interventi delle organizzazioni nel fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia Covid-19. Nel decreto “Rilancio”, licenziato dal Consiglio dei ministri, alcune misure riguardano esplicitamente il mondo del terzo settore. Eccole.

Credito d’imposta sugli affitti

Il decreto disegna per tutte le aziende – allargandolo anche agli “enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti”, limitatamente alla parte di canone destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale – un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo, affitto d’azienda e cessione del credito. Tale credito d’imposta è concesso nella misura del 60 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

Sicurezza e presidi sanitari

Le attuali norme in vigore in materia di contributi per la sicurezza e il potenziamento dei presidi sanitari vengono estese anche in favore di enti del terzo settore.

Incremento del Fondo Terzo Settore

Il decreto prevede un incremento di 100 milioni di euro della prima sezione del Fondo Terzo settore, ex articolo 72 del d.lgs. n.117 del 2017, al fine di sostenere interventi delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale e delle fondazioni del Terzo settore, volti a fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia di COVID -19. La norma fa riferimento agli “interventi capaci di generare un significativo impatto sociale sulle comunità di riferimento”.

Sanificazione degli ambienti di lavoro

Viene esteso anche agli enti di terzo settore (indicati nell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117) il credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro previsto a favore dei “soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione” all’interno del precedente decreto Cura Italia.

Cinque per mille più veloce

Per far fronte alle difficoltà rilevate dagli enti del terzo settore che svolgono attività di rilevante interesse sociale e all’imminente esigenza di liquidità evidenziata a seguito dell’emergenza sanitaria Covid-19, la norma prevista dal decreto anticipa al 2020 l’erogazione del contributo del cinque per mille relativo all’anno finanziario 2019. E’ prevista una accelerazione delle procedure di erogazione del contributo (stabilendo che nella ripartizione dello stesso non si tiene conto delle dichiarazioni dei redditi presentate ai sensi dell’articolo 2, commi 7 e 8, del regolamento di cui al DPR n. 322 del 1998). Di fatto, l’Agenzia delle entrate provvederà alla pubblicazione sul proprio sito istituzionale degli elenchi degli enti ammessi e di quelli esclusi dal beneficio entro il 31 luglio 2020 e le amministrazioni competenti (Ministero del lavoro e delle politiche, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ministero della salute, Ministero dell’interno, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare) procederanno alla erogazione del contributo entro il successivo 31 ottobre.

Sostegno al Terzo settore nelle regioni del Mezzogiorno

La norma prevede la concessione di un contributo in favore degli Enti operanti nel Terzo Settore nelle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), allo scopo di fronteggiare gli effetti dell’emergenza Covid-19. Lo stanziamento complessivo per la misura, a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, è pari ad euro 120 milioni per l’anno 2020, di cui 20 milioni riservati ad interventi per il contrasto alla povertà educativa. La norma individua quale soggetto attuatore della misura l’Agenzia per la Coesione territoriale, che provvederà ad indire uno o più avvisi pubblici finalizzati all’assegnazione di un contributo a fondo perduto agli Enti del Terzo settore operanti nelle aree di attività di interesse generale, nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento. L’Agenzia per la Coesione territoriale provvederà a definire le finalità degli interventi da finanziare, le categorie di enti a cui sono rivolti, i requisiti di accesso al contributo, nonché i costi ammissibili e le percentuali di copertura tramite il contributo. Il contributo è concesso in forma di sovvenzione diretta per il finanziamento dei costi ammissibili e a seguito di selezione pubblica nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento

Fonte: Redattore Sociale