Ad un anno dalla scomparsa di Aldo Ozino Caligaris, un evento per onorarne la memoria

Ciao, PresidenteSe tutti i donatori di sangue effettuassero una sola donazione di plasma all’anno, avremmo già da tempo raggiunto l’autosufficienza nazionale“, Aldo Ozino Caligaris.

Questa la citazione di Aldo dalla quale siamo partiti con l’intento di voler onorare la sua memoria. Per questo il 28 febbraio, ad un anno dalla prematura scomparsa di Aldo, invitiamo tutti a prenotare una donazione di plasma e a condividere l’invito con altri amici di dono.

Abbiamo creato un evento su facebook per coinvolgere più facilmente gli amici che da nord al sud Italia, passando per tutte le isole, già tendono il braccio in favore di chi ne ha bisogno. Sentiamo ancora forte l’invito di Aldo a non restare a guardare ma a fare la nostra parte per tutti quei pazienti che necessitano di terapie trasfusionali e di medicinali plasmaderivati. Che questo primo anno dalla sua scomparsa possa essere un incentivo in più per avvicinare anche chi, già donatore di sangue intero, non ha ancora mai effettuato donazioni in aferesi.

La scomparsa di Aldo è avvenuta il 28 febbraio, una giornata importante per chi necessita di medicinali plasmaderivati: la Giornata Mondiale delle Malattie Rare. Tra queste ricordiamo l’emofilia e le immunodeficienze primitive: alcune delle tante patologie rare che necessitano per l’appunto di medicinali emoderivati.

«Nell’ultimo anno il mondo è cambiato velocemente sotto tanti punti di vista e in un modo che mai avremmo potuto immaginare – commenta il Presidente Nazionale FIDAS Giovanni Musso -,  eppure non è cambiato affatto l’impegno di FIDAS nel tutelare il Sistema Trasfusionale italiano e la salute dei pazienti che necessitano di terapie trasfusionali. FIDAS ha proseguito il suo impegno nel solco tracciato da Aldo e proprio in sua memoria vogliamo fare ancora di più. Caro Aldo, vogliamo partire dalle tue parole di invito al dono affinché proprio in tua memoria molti di noi che ti stimavano e ti apprezzavano, in FIDAS e non solo, possano sperimentare questa tipologia di dono purtroppo ancora troppo poco conosciuta. Per tanti pazienti il dono del plasma è indispensabile e in tua memoria, vogliamo farci vicini a tutti i pazienti affetti da Malattie Rare e che necessitano di medicinali plasmaderivati. Grazie Aldo per averci trasmesso la passione per aiutare chi ha bisogno di noi. A tutti rivolgo il mio invito: vi aspettiamo su facebook per aiutarci a condividere l’evento, e soprattutto vi aspettiamo presso i centri di raccolta». 

Autosufficienza plasma: obiettivo sempre più lontano

donazione plasma iperimmuneNel 2020 la raccolta del plasma ha registrato un -2% rispetto al 2019: sono stati infatti 841.332 i kg raccolti lo scorso anno. Nel 2019 la raccolta di questo emocomponente, fondamentale per la produzione di medicinali plasmaderivati, aveva raggiunto gli 858.900 kg, un risultato che aveva fatto chiudere l’anno con un +1,4% rispetto al 2018.

Secondo i dati diffusi dal Centro Nazionale Sangue la raccolta nel 2020 è cresciuta in Emilia-Romagna e in Calabria, mentre è risultata costante nella PA di Bolzano, in Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Marche e Sicilia. Questi dati, tuttavia, non si sono rivelati sufficienti per poter compensare i cali registrati nelle altre Regioni. Il calo registrato evidenzia una difficoltà nel riuscire a perseguire gli obiettivi delineati dal programma annuale di autosufficienza che mira a definire i livelli di raccolta per diminuire la dipendenza dal mercato nordamericano.

Il prossimo futuro riserva tuttavia una notizia positiva che permetterà di salire un altro scalino in direzione dell’autosufficienza nazionale. È infatti in arrivo dall’Europa un finanziamento di 7 milioni di euro volti a rafforzare la capacità delle strutture trasfusionali di raccogliere il plasma, nell’ambito di un programma per il supporto della raccolta del plasma da convalescenti da Covid-19. “Il tema del plasma iperimmune ha fatto scoprire a molte persone il ‘mondo’ del plasma” – spiega il direttore del Centro Nazionale Sangue Vincenzo De Angelis -. “La speranza è che ora questa consapevolezza si traduca in un aumento di questo tipo di donazioni, che sono fondamentali per molte categorie di pazienti”.

Le difficoltà nella raccolta del plasma non riguardano solo l’Italia: stessi cali si sono registrati in tutti i Paesi e in particolare negli Usa, i principali produttori mondiali, dove si è osservato un calo stimato tra il 20 e il 30% rispetto allo scorso anno. Il dottor Vincenzo De Angelis dichiara: “Se si sommano il calo del contributo proveniente dalla raccolta nazionale, che comunque garantisce livelli di autosufficienza compresi tra il 70-90% per i differenti medicinali plasmaderivati, alle medesime difficoltà riscontrate all’estero, è possibile attendersi una minore disponibilità di alcuni farmaci”.

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, accoglie la notizia commentando: “Siamo felici dei finanziamenti in arrivo dall’Europa, che permetteranno alle singole Regioni che ne hanno fatto richiesta di incrementare la propria capacità di raccolta, a beneficio di tutti quei pazienti che necessitano di trasfusioni di plasma e di medicinali plasmaderivati. Tuttavia è preoccupante quello che può attenderci tra qualche mese, considerato che il calo nella raccolta del plasma non riguarda solamente il nostro Paese ma anche quei Paesi dai quali l’Italia ancora dipende per la produzione di medicinali plasmaderivati. Negli scorsi mesi le associazioni e federazioni del dono, riunite nel CIVIS, hanno scritto ben tre volte al Ministro della Salute richiedendo un incontro per poter organizzare una campagna di promozione del dono del plasma e per definire strategie di contenimento di possibili carenze nella raccolta di immunoglobuline. FIDAS è infatti impegnata nel promuovere la consapevolezza del ruolo strategico rivestito dal plasma, quale elemento fondamentale per la cura dei pazienti. L’incontro, tuttavia, non è mai avvenuto: colpisce il fatto che il Ministro, più volte sollecitato, non abbia proceduto a dare luogo all’incontro. Vogliamo sperare che l’attuale crisi di Governo non costituisca un ulteriore ritardo nell’affrontare questi importanti temi e auspichiamo per il futuro una maggior sensibilità all’argomento“.

Covid-19, il sistema sangue italiano è attivo per il plasma iperimmune

Il sistema sangue italiano, dalle associazioni dei donatori alle strutture trasfusionali fino al Centro Nazionale sangue, è totalmente impegnato nella raccolta del plasma iperimmune per un possibile utilizzo come terapia contro il Covid-19, in attesa che gli studi clinici in corso diano indicazioni sull’eventuale efficacia. Lo affermano in una nota congiunta il Cns e il Civis, il coordinamento delle associazioni dei donatori.

In Italia sono in corso in questo momento diverse sperimentazioni cliniche con plasma iperimmune per il trattamento del Covid-19, fra cui lo studio ‘Tsunami’ coordinato a livello nazionale. Al momento il Centro Nazionale Sangue, nel suo monitoraggio periodico aggiornato al 19 novembre, ha censito 4.325 sub-unità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 134 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. La cifra comprende sia le unità di plasma di cui è stato verificato il ‘titolo’, la quantità cioè di anticorpi neutralizzanti presenti, sia quelle su cui questo tipo di analisi verrà effettuata nel momento dell’utilizzo. 

Nel mondo sono 138 gli studi in corso – ricorda il direttore del Cns Vincenzo De Angelis -, di cui 73 randomizzati, e solo da questi possono venire risposte certe. Ma nel frattempo non siamo inattivi, anzi, ci stiamo comportando come se funzionasse, e i centri trasfusionali si stanno muovendo in tal senso. Mi auguro che qualunque sia l’esito degli studi l’attenzione per il plasma iperimmune contribuisca a far crescere la consapevolezza sull’importanza della donazione di plasma in generale, che è indispensabile a garantire l’apporto di farmaci salvavita per molti pazienti”.

In Italia il plasma iperimmune è raccolto presso i Servizi Trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale, di cui secondo l’ultimo aggiornamento dell’Iss sono 80 quelli che aderiscono al protocollo Tsunami. Una persona che vuole donare plasma iperimmune può riferirsi alla Struttura di Coordinamento per le attività trasfusionali della propria Regione per conoscere presso quali Servizi trasfusionali effettuare la donazione. Sul sito del Cns è possibile consultare un elenco indicativo e in continuo aggiornamento delle strutture che effettuano questo tipo di raccolta.

Vogliamo rassicurare chi confida nel dono del plasma iperimmune quale possibile terapia al COVID-19 che le associazioni del dono sono impegnate nel favorire la donazione di plasma da pazienti convalescenti – afferma Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS e coordinatore pro-tempore del CIVIS, il coordinamento nazionale delle associazioni del dono del sangue che riunisce AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES -. Dobbiamo però essere totalmente corretti: non vogliamo illudervi. Purtroppo l’efficacia del plasma iperimmune ancora non è dimostrata, anche per questo è fondamentale non abbassare mai la guardia nei confronti di situazioni di possibile contagio. Tutte noi associazioni del dono promuoviamo il dono del plasma da covid-19 convalescenti, perché intendiamo essere, anche questa volta, come sempre, al fianco della ricerca e dei pazienti che necessitano del nostro supporto. Insieme, però impegniamoci ancor prima a prevenire la diffusione del virus: lo dobbiamo ai tanti operatori sanitari, e non solo, che stanno rischiando la propria salute per poter proteggere quella di tutti noi”.

Plasma da Covid-19 convalescenti: il CNS pubblica i dati aggiornati

Il Centro Nazionale Sangue ha reso noto che nelle banche del sangue dei sistemi regionali italiani sono attualmente disponibili 3.185 subunità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 113 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. 

Il CNS ha dichiarato che il sistema trasfusionale italiano, oltre all’impegno nel test clinico nazionale Tsunami, è coinvolto anche in altri due progetti europei sul plasma iperimmune.

  • Support-E: che ha come obiettivo la valutazione, basata su evidenze scientifiche, delle terapie a base di plasma da Convalescente COVID-19 e il raggiungimento di una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull’utilizzo clinico più appropriato. Il progetto vede la partecipazione di due centri italiani e del Centro Nazionale Sangue.​
  • Esi (Emergency Support Instrument): il progetto prevede la disponibilità di fondi UE per supportare la raccolta di plasma da convalescente Covid-19 da parte di Servizi Trasfusionali e Associazioni di donatori. 

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, coglie l’occasione per lanciare un nuovo appello ai cittadini che hanno manifestato i sintomi del Covid-19: «Come era stato già indicato dal documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU” del 28 Agosto 2020, le donazioni di plasma iperimmune possono essere conservate fino a 3 anni. Un tempo lungo, che ci invita a riflettere su quanto sia importante che chi ha contratto il Covid-19 possa mettere a disposizione un po’ del suo tempo per provare a fare la differenza per chi ha già contratto questa patologia o potrebbe contagiarsi in futuro. La donazione di plasma iperimmune è un gesto utile per la nostra comunità: insieme possiamo sconfiggere il Covid-19.»

Plasma iperimmune: l’UE fa il punto della situazione

Per far chiarezza sull’attuale situazione in merito alla raccolta e alla donazione del plasma iperimmune, la Commissione Europea ha pubblicato il documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU – 28 August 2020”.

L’UE sostiene fortemente la raccolta di donazioni del plasma da pazienti Covid-19 Convalescenti e ne studia le possibilità del suo uso terapeutico, sia per trasfusione diretta sia come materiale di partenza dal quale ottenere medicinali plasmaderivati. L’ipotesi che il plasma iperimmune possa aiutare i pazienti a combattere l’infezione poggia su basi scientifiche e, anche prima della pandemia, vi erano prove della sua efficacia su altre malattie, come la SARS.

Tuttavia, ad oggi l’efficacia dell’utilizzo del Plasma Iperimmune è promettente, ma limitata. Per questo motivo è necessario proseguire nella ricerca per poter raccogliere maggiori dati circa un trattamento ottimale (in merito alle tempistiche, alla frequenza delle trasfusioni, alla selezione delle donazioni, alle analisi cui le stesse vengono sottoposte ecc.).

Per chiarire tutti i possibili dubbi in merito agli studi fino ad ora svolti che prevedono l’utilizzo del Plasma Iperimmune quale possibile terapia per i pazienti affetti da SARS-CoV-2, la Commissione EU ha stilato una serie di “domande frequenti” e relative risposte, che riportiamo di seguito.

 

Come avviene l’autorizzazione dell’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nei Paesi dell’Unione Europea?

In linea con la legislazione dell’Unione Europea in tema di sangue, i centri trasfusionali presenti negli Stati Membri vengono ispezionati e autorizzati dalle relative autorità nazionali competenti in materia di sangue ed emocomponenti. In alcuni Stati membri, quest’autorità coincide con l’autorità per i medicinali plasmaderivati.
Gli Stati membri adottano approcci leggermente diversi tra loro nell’autorizzazione dell’utilizzo di nuovi emocomponenti, molti dei quali richiedono studi clinici prima della loro autorizzazione. Molte di queste autorità stanno collaborando per standardizzare e ottimizzare le modalità per l’autorizzazione di nuovi emocomponenti per trasfusioni.

Non esiste in Europa un sistema centralizzato per l’autorizzazione nell’utilizzo degli emocomponenti, e l’Agenzia Europea per i medicinali non dispone di un mandato per questa attività.

 

Come sarà regolamentato l’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti per la produzione di medicinali plasmaderivati?

Quando gli emocomponenti vengono utilizzati come materiale di partenza per la produzione di un medicinale, la donazione, la raccolta e le analisi eseguite sul sangue sono passaggi regolamentati dalla legislazione interna in tema di sangue. Tutti i passaggi successivi sono invece regolamentati dalla legislazione farmaceutica dell’Unione Europea.

Pertanto, i requisiti per le sperimentazioni cliniche e l’autorizzazione dei medicinali emoderivati, essendo regolamentati come medicinali, sono di competenza dell’Agenzia europea per i medicinali.

 

Attualmente i centri trasfusionali nell’UE raccolgono Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti?

Sì, c’è un alto livello di attività di raccolta in tutta l’UE.
I dati raccolti da 42 centri trasfusionali presenti in 18 paesi sono inseriti in un unico database ospitato dalla Commissione e sviluppato in collaborazione con l’EBA (European Blood Alliance).
Continuano ad arrivare nuove adesioni ed i centri trasfusionali stanno inserendo i dati riguardanti i loro protocolli, ma anche le singole donazioni e trasfusioni. I dati verranno analizzati e pubblicati dall’EBA. La piattaforma, parte della quale è ancora in corso di sviluppo, avrà una dashboard in cui i dati delle attività potranno essere visualizzati da chiunque: organizzazione o singoli cittadini interessati.

 

L’UE promuove la raccolta di Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti?

Sì. La Commissione ritiene che il Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti dovrebbe essere raccolto dai pazienti guariti in tutta l’UE. Il plasma può essere congelato e conservato fino a 3 anni e, poiché i donatori devono soddisfare tutti i normali requisiti di idoneità validi per i donatori di sangue, il plasma raccolto non sarà sprecato ma verrà utilizzato per la trasfusione nei pazienti con Covid-19 o per la produzione di un medicinale a base di plasma iperimmune.
È probabile che il livello di anticorpi nei pazienti guariti diminuirà nel tempo, quindi è molto importante che la raccolta proceda nel modo più rapido ed efficiente possibile. Questo approccio è supportato dall’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) e dall’OMS.
Per questo motivo lo Strumento di Sostegno alle Emergenze dell’Unione Europea ha stanziato fino a 40 milioni di euro per fornire supporto ai centri trasfusionali pubblici e alle ONG (incluse le associazioni di volontariato, NdT) al fine di aumentare la capacità di raccolta di Plasma da Pazienti Covid-19 Convalescenti. Alla data di scadenza del 27 agosto 2020 sono pervenute 80 domande di sovvenzione da centri trasfusionali nazionali, regionali e locali (operanti in 15 Stati membri dell’UE e dal Regno Unito). Le domande verranno valutate nel mese di settembre e le sovvenzioni sottoscritte nel mese di ottobre.

 

Esiste un approccio standardizzato alla raccolta, allo stoccaggio e alla fornitura del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nell’UE?

Sì. Le autorità competenti in materia di sangue presenti negli Stati membri hanno collaborato con l’ECDC e la Commissione Europea per sviluppare linee guida volte a standardizzare la raccolta, le verifiche e l’erogazione del prodotto finale. Questa è la guida pubblicata, che verrà aggiornata secondo le necessità.

 

Sono in corso progetti di ricerca sul Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti nell’UE?

Sì. Sono in corso studi randomizzati controllati in Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Italia, Belgio e Spagna; alcuni di questi Paesi hanno più di una sperimentazione in corso. Anche il Regno Unito sta conducendo uno studio clinico randomizzato. Sono inoltre in corso alcuni studi non randomizzati e studi osservazionali.

 

La sicurezza del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti è accertata?

Alcuni studi condotti su un gran numero di pazienti trasfusi indicano che gli eventi avversi associati all’utilizzo del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti sono simili al basso livello di eventi segnalati per la trasfusione di plasma in generale. I centri trasfusionali presenti nell’Unione Europea hanno l’obbligo legale di segnalare gli eventi avversi accorsi in tutti i pazienti che ricevono emocomponenti e la Commissione ne pubblica annualmente i dati aggregati.

 

L’efficacia del Plasma di Pazienti Covid-19 Convalescenti è considerata accertata?

No. La Commissione ritiene che sia ancora necessario un lavoro considerevole al fine di stabilire l’efficacia e la selezione e l’uso ottimale del Plasma da Pazienti Covid-19 Convalescenti. Horizon 20:20 ha finanziato un progetto che sarà presto lanciato. Denominato SUPPORT -E, e coordinato dall’ EBA, mirerà a riunire i dati provenienti da molteplici studi clinici svolti in tutta l’UE per ottenere conclusioni più solide. Il progetto studierà anche i metodi ottimali per testare il plasma per qualificarlo in modo più preciso.

 

Alla luce di queste informazioni risulta importante promuovere la donazione del plasma da pazienti Covid-19 convalescenti, al fine di poter avere dati più solidi circa la sua efficacia. 

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, dichiara: «Tentare di fermare la diffusione del virus deve essere la nostra prima attenzione per la vita sociale, una premura che non può mai venire meno. Al contempo dobbiamo impegnarci nella ricerca di una possibile cura al fine di supportare coloro i quali dovessero risultare positivi al virus. In questo processo i pazienti guariti dal Covid-19 giocano un ruolo particolarmente importante. Sono loro infatti che permettono alla ricerca di poter procedere, provando a salvare molte vite. Le donazioni di plasma di pazienti Covid-19 convalescenti, come indicato dal documento “Briefing on Covid-19 Convalescent Plasma in the EU – 28 August 2020”, possono essere conservate fino a 3 anni, questo ci permette di dire quanto il ruolo dei donatori sia importante fin da ora anche per coloro che attualmente sono sani ma potrebbero contagiarsi nel futuro. Invito tutti coloro che hanno presentato i sintomi del Covid-19 e sono attualmente guariti (guarigione attestata da due tamponi negativi a distanza di 24 ore) a contattare le loro associazioni di riferimento per poter ricevere maggiori informazioni circa la donazione di plasma iperimmune. Donare sangue e plasma è un dovere civico di tutti noi, un gesto concreto di solidarietà. La donazione da parte di pazienti Covid-19 convalescenti è un gesto concreto di supporto alla comunità, un gesto che può dimostrare quanto nonostante la distanza fisica, la solidarietà possa avvicinare tutti noi!»

DENGUE: misure di prevenzione per chi ha soggiornato nel comune di Montecchio Maggiore

A seguito della segnalazione di un caso autoctono confermato di infezione da virus Dengue (DENV) nel comune di Montecchio Maggiore (provincia di Vicenza, Regione Veneto), in accordo con la Struttura di Coordinamento per le Attività Trasfusionali della Regione Veneto (SRC), si declinano, di seguito, i provvedimenti da adottare per la prevenzione della trasmissione trasfusionale della predetta infezione mediante emocomponenti  labili prodotti da donatori potenzialmente viremici asintomatici.

Provvedimenti da adottare nella Regione Veneto.

  1. In considerazione della situazione epidemiologica, si dispone, di concerto con la Struttura di Coordinamento per le Attività Trasfusionali della Regione Veneto (SRC), la sospensione temporanea della raccolta di sangue ed emocomponenti nel comune di Montecchio Maggiore.
    La sospensione della raccolta nel predetto comune non si applica nel caso di donazione mediante aferesi di piastrine e/o plasma ad uso clinico, qualora sottoposti a procedura di riduzione dei patogeni mediante tecniche inattivazione virale con dimostrata efficacia verso il DENV, e, in caso di donazione di solo plasma, se esso è destinato alla produzione industriale di medicinali plasmaderivati.
  2. Sensibilizzare i donatori ad informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da DENV, oppure in caso di diagnosi d’infezione da DENV, nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information). Il provvedimento si applica alle donazioni raccolte dalla data del 27 luglio 2020.

Provvedimenti da adottare a livello nazionale.

  1. Rafforzare, presso tutti i Servizi trasfusionali e le Unità di raccolta, l’indagine anamnestica, prevista dalle vigenti disposizioni normative, accertando se il donatore, a far data dal 27 luglio 2020, ha soggiornato, anche per poche ore, nel comune di Montecchio Maggiore.
  2. Applicare il criterio di sospensione temporanea di 28 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nel comune di Montecchio Maggiore a far data dal 27 luglio 2020
  3. Sensibilizzare i donatori ad informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da DENV oppure in caso di diagnosi d’infezione da DENV nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information). Il provvedimento si applica alle donazioni raccolte dalla data del 27 luglio 2020.

 I Responsabili delle Strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali sono invitati a dare tempestiva attuazione alle suddette indicazioni, informando puntualmente i singoli Servizi trasfusionali operanti nelle Regioni/Province autonome di rispettiva competenza, anche per gli aspetti inerenti alla raccolta di cellule staminali emopoietiche da sangue venoso periferico, e le Banche di sangue cordonale, ove presenti.
Il Centro Nazionale Sangue aggiornerà le presenti indicazioni in relazione all’evoluzione della situazione epidemiologica nazionale.

Donazione plasma: segno positivo per luglio 2020

donazioni plasmaCrescono i dati riguardanti il plasma inviato alle aziende farmaceutiche convenzionate per il frazionamento: i dati pubblicati dal Centro Nazionale Sangue evidenziano una crescita del +2,7% registrato nel luglio 2020 rispetto al luglio 2019, per un totale di 74.061 kg di plasma inviati al frazionamento (l’anno scorso erano stati inviati 72.112kg).

Luglio ha fatto dunque registrare un segno positivo in quasi tutte le regioni, ad eccezione di: Puglia (-49,9%), Sardegna (-46,1%), Provincia Autonoma di Trento (-28,6%), Veneto (-12,7%), Molise (-6,3%), Provincia Autonoma di Bolzano (-5,8%), Lombardia (-4,5%).
Particolarmente rilevante il contributo della Basilicata che segna un +86% e dell’Umbria che ha raggiunto un +66,7%.

Se il solo mese di luglio si chiude in positivo rispetto al luglio 2019, nel complessivo il periodo da gennaio a luglio 2020 è in negativo di circa 10.079 kg rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per poter raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale nella produzione di medicinali plasmaderivati, sarà dunque importante incrementare le donazioni di plasma nei prossimi mesi.

Ricordiamo che il plasma è la parte liquida del sangue e che la donazione dello stesso (definita “plasmaferesi“), comporta il prelievo di 600/700 ml di plasma. A differenza della donazione di sangue intero, la plasmaferesi può essere effettuata con maggiore frequenza: tra una donazione di plasma e l’altra devono trascorrere almeno 14 giorni, mentre tra una donazione di sangue intero ed una di plasma è sufficiente attendere 30 giorni. È possibile donare fino a 12 Lt all’anno.

Scarica i dati del Centro Nazionale Sangue relativi a Luglio 2020

Misure di prevenzione WNV provincia di Sassari

A seguito di riscontro di positività per West Nile Virus (WNV) in esemplare di equino nel comune di Tula (provincia di Sassari), segnalato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, la Struttura di Coordinamento per le Attività Trasfusionali della Regione Sardegna dispone l’introduzione del test NAT per WNV sulle donazioni di sangue ed emocomponenti raccolte nella predetta provincia.

Si richiama, pertanto, l’applicazione, per i donatori che abbiano soggiornato anche solo per una notte nella provincia di Sassari, di quanto disposto in merito dal decreto ministeriale 2 novembre 2015 “Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti”.

Con riferimento alla circolare del Centro Nazionale Sangue Prot. n.1283.CNS.2020 “Indicazioni per la sorveglianza e la prevenzione della trasmissione del West Nile Virus e Usutu mediante la trasfusione di emocomponenti labili nella stagione estivo-autunnale 2020 del 28 maggio 2020, si raccomanda di utilizzare il test WNV NAT quale alternativa al provvedimento di sospensione temporanea per 28 giorni dei donatori che abbiano trascorso almeno una notte nell’area interessata.

I Responsabili delle Strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali sono invitati a dare tempestiva attuazione alle suddette indicazioni, informando puntualmente i singoli Servizi trasfusionali operanti nelle Regioni/Province autonome di rispettiva competenza, anche per gli aspetti inerenti alla raccolta di cellule staminali emopoietiche da sangue venoso periferico, e le Banche di sangue cordonale, ove presenti.

Il Centro Nazionale sangue aggiornerà le presenti indicazioni in relazione all’evoluzione della situazione epidemiologica nazionale e internazionale.