FIDAS Calabria per il WBDD2020 celebra tutti i donatori

In occasione del prossimo 14 giugno, Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, ci giunge la notizia di una bella iniziativa organizzata da FIDAS Calabria.
In questi ultimi mesi abbiamo affrontato con forza e determinazione un nemico invisibile che ha travolto le nostre vite. – afferma il Presidente della Federazione Regionale FIDAS Calabria, Antonio PariseNon sappiamo cosa ci riserva il futuro, sappiamo però che nei momenti difficili siamo stati in grado di dare il meglio di noi. La sua diffusione del mese di marzo ha comportato un momento di emergenza per le scorte ematiche della nostra nazione. Mentre l’Italia era alle prese con il Coronavirus, malati oncologici, talassemici e le terapie chirurgiche d’urgenza avevano bisogno di sangue. Ma grazie agli appelli, tanti donatori di sangue hanno contribuito, tendendo il braccio, a salvare vite umane. Loro sono gli eroi “civili” che hanno contribuito a renderci orgogliosi di essere italiani. Quest’anno doveva celebrarsi proprio in Italia il “World Blood Donor Day”, la giornata mondiale del donatore di sangue, ma è stato doveroso rinviare le celebrazioni al prossimo anno. Allo stesso tempo però, per ringraziare simbolicamente i donatori di sangue calabresi e commemorare quelli che non sono più con noi, domenica 14 giugno, dalle ore 21:00, la Torre Normanna di San Marco Argentano sarà illuminata di rosso“.

FIDAS Verona: la sezione di Colognola ai Colli contro il coronavirus

Da FIDAS Verona ci giunge la notizia che la sezione di Colognola ai Colli promuove un’iniziativa a supporto delle famiglie e volta a contrastare la diffusione del nuovo-Coronavirus.

A partire da oggi, 30 maggio, la sezione di donatori di sangue distribuirà delle mascherine protettive a tutti i nuclei familiari della cittadina. Una volta terminati i nuclei familiari la distribuzione proseguirà dando precedenza ai donatori della sezione non residente nel Comune.

Una bella scelta a tutela della salute dei cittadini e dei donatori. Per maggiori informazioni è possibile contattare la sezione inviando una mail all’indirizzo: colognola@fidasverona.it

 

Indicazioni del CNS in merito alla donazione di plasma da convalescente COVID-19

Il Centro Nazionale Sangue dichiara che sulla base delle attuali conoscenze la terapia con plasma da convalescente è da considerarsi non ancora supportata da evidenze scientifiche robuste e da solidi dati di emovigilanza sulla sua sicurezza. Tuttavia, la pandemia da SARS-CoV-2 è una situazione in cui tipicamente il plasma da convalescenti può rappresentare una risorsa per supportare il trattamento della malattia all’interno di trial clinici, di studi osservazionali, come terapia sperimentale di immediata disponibilità e a basso rischio, nonché, in prospettiva, per lo sviluppo di prodotti medicinali plasmaderivati (immunoglobuline specifiche).

Nel pieno della fase emergenziale dell’epidemia da SARS-CoV-2, il Centro nazionale ha ricevuto reiterate richieste (formali e non), da parte di Servizi trasfusionali di diverse Regioni, di essere autorizzati alla “valutazione anamnestica e clinica dei soggetti convalescenti in deroga ai criteri di selezione applicati al donatore di sangue ed emocomponenti in conformità alla normative vigente” (DM 2 novembre 2015), al fine di raccogliere da essi plasma da aferesi; tali istanze scaturivano da richieste, da parte dei clinici, di possibile impiego terapeutico del plasma da convalescente in pazienti COVID-19 sia nell’ambito di protocolli clinici sperimentali sia ad “uso compassionevole”.

Pertanto, in accordo con la Direzione generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della salute, il CNS ha predisposto il “Protocollo operativo per la selezione dei pazienti-donatori convalescenti con diagnosi virologicamente documentata di COVID-19, per la qualificazione biologica del plasma da aferesi eventualmente prodotto nonché per le successive correlate procedure di riduzione dei patogeni e di stoccaggio controllato”. II predetto protocollo ha fornito disposizioni per effettuare la selezione dei pazienti-donatori convalescenti, in deroga ai criteri previsti dalla normativa trasfusionale vigente per i donatori di sangue e emocomponenti, e ha introdotto indicazioni inderogabili di valenza nazionale comprendenti anche test aggiuntivi, misure per la riduzione dei patogeni e per lo stoccaggio controllato, al fine di garantire la sicurezza della trasfusione di tale tipologia di plasma.

Infatti, i pazienti-donatori convalescenti, così come eventuali donatori periodici guariti da COVID-19, potevano presentare condizioni anamnestiche e cliniche, anche legate al recente stato di malattia (a mero titolo di esempio: ospedalizzazione, manovre sanitarie invasive, assunzione di farmaci), per le quali sono di norma previste sospensioni temporanee anche protratte, incompatibili, in un contesto emergenziale, con la necessità di disporre tempestivamente di plasma da convalescente (prelevato in una finestra temporale assai prossima alla avvenuta guarigione del paziente-donatore per garantire la presenza di un titolo adeguato di a nticorpi neutralizzanti), sia nell’ambito di protocolli clinici sperimentali sia ad “uso compassionevole”. Per tali motivi e nel medesimo contesto emergenziale, viene indicata la necessità di eseguire test molecolari aggiuntivi (HAV, HEV e ParvoB19) e di utilizzare una metodica di riduzione dei patogeni di riconosciuta efficacia sulle unità di plasma iperimmune. In riferimento poi alla tracciabilita del plasma da convalescente, il Centro Nazionale Sangue, in coerenza con quanto previsto nell’ambito Accordo interregionale per la cornpensazione della mobilità sanitaria, ha definito codici  identificativi univoci per tracciare, nel Sistema Informativo dei Servizi TRAsfusionali (SISTRA), le procedure di raccolta del plasma da paziente-donatore convalescente e i relativi prodotti, anche in ragione dell’imminente avvio di uno studio sperimentale nazionale “TranSfUsion of coNvalescent plAsma for the early treatment of pneuMonIa due to SARS-CoV2 – TSUNAMI Study)” e della eventualità che le cessioni di unità di plasma tra Regioni, per soddisfare i fabbisogni terapeutici dei pazienti arruolati, si intensificassero rispetto al momento attuale. Le disposizioni del sopracitato Protocollo operativo nazionale includevano anche la richiesta di raccogliere e trasmettere al CNS informazioni puntuali relative a ciascuna procedura di raccolta aferetica di plasma da convalescente COVID-19 nonché a ciascuna unità impiegata nell’ambito dei suddetti studi clinici.

II Protocollo operativo nazionale, e le indicazioni inerenti ai flussi informativi ad esso correlati, sono stati rilasciati alle Strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali (SRC) che ne hanno fatto richiesta (ad oggi le SRC di 13 Regioni/Province autonome, nell’ambito di protocolli clinici locali o regionali, e 65 servizi trasfusionali facenti capo alle SRC di 13 Regioni/Province autonome, a seguito della adesione allo studio nazionale “TSUNAMI”).

Nelle prime fasi dell’epidemia da SARS-CoV-2 solo una quota verosimilmente marginale di soggetti già precedentemente donatori di sangue ed emocomponenti è stata arruolata per la donazione di plasma da aferesi, come pazienti-donatori convalescenti. Ad oggi, la percentuale di donatori periodici potenzialmente arruolabili nell’ambito del predetto studio nazionale, nonché di eventuali studi sperimentali locali eventualmente avviati, potrà essere più consistente. A tal proposito si sottolinea che, in ragione del carattere sperimentale degli studi sopra menzionati, restano vigenti e inderogabili le indicazioni del protocollo operativo nazionale.

Per contro, in uno scenario non più emergenziale, né di sperimentazione clinica, un numero più consistente di donatori di sangue ed emocomponenti con anamnesi positiva per diagnosi virologicamente documentata di infezione da SARS-CoV-2, anche a decorso pauci-sintomatico o asintomatico, compresi quelli in cui la diagnosi stessa è stata posta a seguito di screening epidemiologici, è verosimile che possa afferire ai Servizi trasfusionali e alle sedi di raccolta associative, per donare “plasma iperimmune”, anche in ragione della significativa sensibilizzazione su questo ultimo tipo di donazione da parte dei media. A questa proposito, si precisa che, sulla base di un modello matematico previsionale, il Centro Nazionale Sangue ha stimato la numerosità dei donatori positivi per infezione da SARS-CoV-2, ad oggi, in circa 5.200 soggetti a livello nazionale.

Nel predetto scenario, i donatori possono essere accettati per la donazione attenendosi, senza deroghe, alle indicazioni delle norme vigenti (DM 2 novembre 2015). Ferma restando la documentata guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2, le predette norme sono il riferimento sia per i criteri di selezione dei donatori di sangue ed emocomponenti (aspiranti donatori, donatori alla prima donazione differita, donatori alla prima donazione non differita, donatori periodici – come definiti dal suddetto DM) sia per i test di qualificazione biologica dell’emocomponente donato, nonché per i successivi processi di pertinenza trasfusionale.

Al riguardo, si ricorda che:

  • il donatore con diagnosi virologicamente documentata di infezione da SARS-CoV-2 può essere accettato per la donazione dopo almeno 14 giorni dall’avvenuta guarigione, documentata dall’esito negativo di due tamponi naso-faringei effettuati, normalmente, a distanza di 24 ore;
  • il donatore con riscontro di positività al test sierologico eseguito nell’ambito dello screening epidemiologico nazionale, svolto secondo il “Protocollo metodologico per un’indagine di siero-prevalenza sul SARS-CoV-2 condotta dal Ministero della salute e dall’ISTAT – Decreto Legge 10 maggio 2020 n. 30″7, può essere accettato dopo il completamento dell’iter diagnostico comprendente l’esecuzione con esito negativo della ricerca di RNA virale attraverso un tampone naso-faringeo;
  • per il donatore coinvolto in protocolli di screening regionali diversi da quello nazionale sopracitato, si suggerisce di attenersi alle procedure previste dai predetti protocolli per il completamento dell’iter diagnostico;
  • per i donatori di sangue ed emocomponenti con anamnesi positiva per diagnosi virologicamente documentata di infezione da SARS-CoV-2 non è previsto il test molecolare su sangue per la ricerca di SARS-CoV-2 ai fini della conferma della guarigione da COVID-19, essendo attualmente riconosciuto valido unicamente il test molecolare effettuato su secrezioni naso-faringee raccolte mediante tampone.

È auspicabile che l’emocomponente plasma da aferesi già classificato “iperimmune”, per adeguato contenuto di anticorpi neutralizzanti anti-SARS-CoV-2 (o eventualmente ottenuto da scomposizione del sangue intero, ove questo tipo di donazione sia finalizzata alla produzione di concentrati eritrocitari), ottenuto dai donatori con le predette caratteristiche (con anamnesi positiva per diagnosi virologicamente documentata di infezione da SARS-CoV-2, anche a decorso pauci-sintomatico o asintomatico, compresi quelli in cui la diagnosi stessa è stata posta a seguito di screening epidemiologici), venga opportunamente identificato e conservato in modo separato al fine di facilitarne il riconoscimento certo per qualsivoglia successivo impiego (per la terapia dei pazienti affetti da COVID-19, ove disponibili consolidate evidenze scientifiche, per l’uso industriale oppure, qualora non sussistano le precedenti condizioni, per l’impiego nelle indicazioni del plasma fresco congelato già riconosciute come appropriate).

Inoltre, si ricorda che al plasma proveniente dai suddetti donatori, accettati senza deroghe alle normative trasfusionali vigenti, si applicano anche le pertinenti linee guida farmaceutiche e la Farmacopea Europea, ove esso sia destinato a qualsiasi tipo di trattamento/lavorazione industriale.

Si ribadisce che restano tuttora vigenti le misure per la prevenzione della diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, basate sulla chiamata-convocazione programmata dei donatori, sul pre-triage telefonico e triage nella fase di accoglienza, sulla corretta gestione del flusso dei donatori (mantenimento della distanza di sicurezza inter-personale) in tutte le fasi del percorso di donazione.

Le presenti indicazioni verranno aggiornate dal CNS in relazione all’evoluzione della situazione epidemiologica nazionale e internazionale nonché sulla base della disponibilità di mutate evidenze scientifiche in materia.

Scarica la nota del CNS “Donazione di plasma da convalescente COVID-19”

Dal sangue nessun profitto: FIDAS con CIVIS e CNS in un’unica voce

In questi giorni sui mezzi d’informazione sono comparsi servizi che lasciavano sottintendere la possibilità che il plasma iperimmune raccolto da pazienti guariti dal covid-19 potesse essere fonte di guadagno per singoli.

Di fronte questa situazione il Centro Nazionale Sangue e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES), non possono restare in silenzio.

“Il cosiddetto ‘plasma iperimmune’, cioè quello ottenuto da pazienti guariti dal Covid-19, che in queste settimane molti centri in Italia stanno utilizzando come terapia nell’ambito di sperimentazioni, viene gestito seguendo i princìpi etici fondanti del Sistema sangue nazionale secondo i quali la donazione di sangue è volontaria, periodica, responsabile, anonima e non remunerata, il sangue umano non è una fonte di profitto e le terapie trasfusionali e i medicinali plasmaderivati prodotti grazie al plasma donato devono essere erogati in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo per i pazienti”. 
 
Tutte le sperimentazioni in corso attualmente sul territorio nazionale con il plasma iperimmune non prevedono alcuna lavorazione esterna alla rete trasfusionale pubblica delle sacche di plasma donate, analogamente a quanto avviene per tutte le altre donazioni di sangue e emocomponenti.

“In Italia la donazione di plasma, che è una risorsa strategica, non viene remunerata – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns -, e durante tutti gli step della lavorazione nel nostro paese la proprietà rimane esclusivamente delle Regioni: quindi in Italia non esiste remunerazione per alcun tipo di donazione e il plasma non viene mai “venduto” dalle Regioni alle aziende che lo “frazionano”, cioè lo separano nei vari componenti che diventano poi dei farmaci (i medicinali plasmaderivati). Da noi si è sempre lavorato perché questa risorsa venga resa disponibile secondo criteri etici e improntati alla solidarietà”.
 
Giovanni Musso, Vicepresidente Nazionale Vicario FIDAS, in merito alla questione dichiara: “È importante non creare falsi allarmismi e non generare confusione: il sangue donato gratuitamente dai donatori volontari viene mantenuto quale dono gratuito unitamente a tutti i prodotti ricavati anche per i pazienti che ricevono insieme ad esso il dono della salute. La generosità dei donatori non è in alcun modo fonte di speculazione, le Associazioni dei donatori volontari del sangue sono sempre in prima linea per garantire il principio solidaristico ed universale alla base del sistema sangue”.

 

FIDAS Gallipoli a sostegno della comunità locale

Il cuore grande dei volontari di FIDAS Gallipoli continua a battere forte per chi necessita trasfusioni e non solo. 

FIDAS GallipoliSono state raccolte 35 unità di sangue in occasione dell’ultima giornata di donazione, effettuata il 10 maggio. Una data speciale, la festa della mamma, per questo i volontari di FIDAS Gallipoli hanno voluto omaggiare ogni donatore con una rosa da poter regalare alle mamme.
Una donazione programmata e organizzata nei dettagli per garantire ai donatori la sicurezza: distanza sociale, guanti e gel disinfettante, mascherine con il logo FIDAS realizzate dall’associazione per ogni donatore.

FIDAS Gallipoli - 2Ma FIDAS Gallipoli è andata anche oltre l’impegno della promozione del dono del sangue: sono state realizzate mascherine protettive poi regalate all’Associazione Talassemici locale e allo staff medico del Servizio Trasfusionale di Gallipoli e Galatina. Un gesto concreto per aiutare la comunità locale ad affrontare l’emergenza.  

Nel periodo Pasquale sono stati fatti doni anche al reparto di pediatria di Gallipoli: i giovani pazienti hanno ricevuto uova di cioccolato e materiale didattico (colori, pennarelli, libri da colorare e plastilina). 

I gesti di solidarietà di FIDAS Gallipoli si vanno ad unire alle tante altre testimonianze che le associazioni FIDAS stanno dimostrando alle comunità locali in queste settimane.

Decreto Rilancio, gli aiuti per gli enti di Terzo Settore

Dl Rilancio, ecco le misure esplicitamente dedicate al terzo settore: crediti d’imposta, erogazione più veloce del cinque per mille 2019, 100 milioni in più nel Fondo terzo settore, sostegno specifico agli enti delle regioni del Sud

Terzo Settore

ROMA – C’è un aiuto sugli affitti, un contributo per i costi relativi alla sicurezza e un credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro. C’è l’accelerazione del cinque per mille (le quote dell’anno 2019 arriveranno prima del previsto) e l’incremento di 100 milioni del fondo che sostiene gli interventi delle organizzazioni nel fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia Covid-19. Nel decreto “Rilancio”, licenziato dal Consiglio dei ministri, alcune misure riguardano esplicitamente il mondo del terzo settore. Eccole.

Credito d’imposta sugli affitti

Il decreto disegna per tutte le aziende – allargandolo anche agli “enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti”, limitatamente alla parte di canone destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale – un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo, affitto d’azienda e cessione del credito. Tale credito d’imposta è concesso nella misura del 60 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

Sicurezza e presidi sanitari

Le attuali norme in vigore in materia di contributi per la sicurezza e il potenziamento dei presidi sanitari vengono estese anche in favore di enti del terzo settore.

Incremento del Fondo Terzo Settore

Il decreto prevede un incremento di 100 milioni di euro della prima sezione del Fondo Terzo settore, ex articolo 72 del d.lgs. n.117 del 2017, al fine di sostenere interventi delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale e delle fondazioni del Terzo settore, volti a fronteggiare le emergenze sociali ed assistenziali determinate dall’epidemia di COVID -19. La norma fa riferimento agli “interventi capaci di generare un significativo impatto sociale sulle comunità di riferimento”.

Sanificazione degli ambienti di lavoro

Viene esteso anche agli enti di terzo settore (indicati nell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117) il credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro previsto a favore dei “soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione” all’interno del precedente decreto Cura Italia.

Cinque per mille più veloce

Per far fronte alle difficoltà rilevate dagli enti del terzo settore che svolgono attività di rilevante interesse sociale e all’imminente esigenza di liquidità evidenziata a seguito dell’emergenza sanitaria Covid-19, la norma prevista dal decreto anticipa al 2020 l’erogazione del contributo del cinque per mille relativo all’anno finanziario 2019. E’ prevista una accelerazione delle procedure di erogazione del contributo (stabilendo che nella ripartizione dello stesso non si tiene conto delle dichiarazioni dei redditi presentate ai sensi dell’articolo 2, commi 7 e 8, del regolamento di cui al DPR n. 322 del 1998). Di fatto, l’Agenzia delle entrate provvederà alla pubblicazione sul proprio sito istituzionale degli elenchi degli enti ammessi e di quelli esclusi dal beneficio entro il 31 luglio 2020 e le amministrazioni competenti (Ministero del lavoro e delle politiche, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ministero della salute, Ministero dell’interno, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare) procederanno alla erogazione del contributo entro il successivo 31 ottobre.

Sostegno al Terzo settore nelle regioni del Mezzogiorno

La norma prevede la concessione di un contributo in favore degli Enti operanti nel Terzo Settore nelle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), allo scopo di fronteggiare gli effetti dell’emergenza Covid-19. Lo stanziamento complessivo per la misura, a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, è pari ad euro 120 milioni per l’anno 2020, di cui 20 milioni riservati ad interventi per il contrasto alla povertà educativa. La norma individua quale soggetto attuatore della misura l’Agenzia per la Coesione territoriale, che provvederà ad indire uno o più avvisi pubblici finalizzati all’assegnazione di un contributo a fondo perduto agli Enti del Terzo settore operanti nelle aree di attività di interesse generale, nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento. L’Agenzia per la Coesione territoriale provvederà a definire le finalità degli interventi da finanziare, le categorie di enti a cui sono rivolti, i requisiti di accesso al contributo, nonché i costi ammissibili e le percentuali di copertura tramite il contributo. Il contributo è concesso in forma di sovvenzione diretta per il finanziamento dei costi ammissibili e a seguito di selezione pubblica nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento

Fonte: Redattore Sociale

FIDAS e Ambasciata Filippina in Italia: insieme salviamo vite

Il dono del sangue è un gesto di solidarietà tanto importante da varcare i confini nazionali e unire persone di diversa provenienza in un unico obiettivo. Così è stato anche il 3 maggio, quando l’associazione “La rete di tutti“, federata FIDAS operante nella Regione Lazio, ha organizzato una raccolta di sangue, alla quale ha preso parte anche Domingo P. Nolasco, Ambasciatore dei Filippini in Italia.

La giornata è stata organizzata in collaborazione con iPARAMEDICI, un’organizzazione fondata da Dindo Malanyaon e composta principalmente da cittadini filippini a Roma. L’organizzazione è incentrata sulla protezione civile, la salute e la sicurezza e collabora con La Rete di tutti OdV da quasi nove anni. Nel tempo circa 200-300 dei suoi membri hanno partecipato alle iniziative di donazione di sangue.

In una sola giornata sono state raccolte circa 30 donazioni, a conferma che la collaborazione può creare ponti capaci di salvare molte vite.

L’Ambasciatore Domingo P. Nolasco, con Dindo Malanyaon e il Presidente de La Rete di Tutti, Felice Di Iorio. (Foto PE di Roma)

“La donazione di sangue è un enorme sforzo per aiutare nell’emergenza COVID-19. Dall’inizio dell’epidemia, le autorità sanitarie italiane hanno richiesto il contributo dei donatori poiché le banche del sangue hanno registrato un calo nei rifornimenti di sangue”, ha dichiarato il Presidente Felice Di Iorio de “La Rete di tutti”.

La notizia è stata pubblicata anche sul sito internet del Ministero degli Esteri della Repubblica delle Filippine e su alcune testate giornalistiche locali, tra le quali Phil Star Global.

Plasma e coronavirus: la sperimentazione prosegue ma l’importanza del dono non è un mistero

Si stanno moltiplicando in questi giorni gli appelli lanciati dai media in merito alla ricerca di persone guarite dal Covid-19 e disponibili a donare plasma per aiutare chi affetto dal virus. Alla luce di questi molteplici appelli, Giovanni Musso, Vicepresidente Nazionale Vicario FIDAS, ha ritenuto importante fare chiarezza su alcuni punti al fine di evitare possibili incomprensioni.

Di seguito il testo che intende chiarire alcuni passaggi fondamentali:

«Innanzitutto è importante sottolineare come il plasma iperimmune, raccolto da pazienti che hanno contratto il coronavirus, rappresenti ancora una terapia sperimentale. Non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste sulla sua efficacia e sicurezza, che potranno essere fornite dai risultati dei protocolli sperimentali in corso. Nonostante le terapie a base di plasma da convalescenti si siano rivelate utili nella guarigione di altre pandemie quali la SARS e l’ebola, ad oggi non è ancora possibile affermare che lo stesso possa essere per il coronavirus.

È poi importante evidenziare che non tutti coloro che hanno sconfitto il coronavirus presentano i pre-requisiti utili per poter entrare a far parte delle sperimentazioni. Per rispondere alle polemiche che si stanno diffondendo sui social, non basta dunque “obbligare tutti quelli che hanno affrontato il coronavirus a donare”. Prima di tutto perché non tutti, appunto, possono donare: la sicurezza del donatore è un principio ineludibile. I pazienti stessi devono rispondere a dei pre-requisiti specifici: la terapia sperimentale non può essere applicata a tutti, dunque il problema non si risolve con il massimo arruolamento possibile di donatori.

Infine, è importante ricordare che la donazione del plasma, così come ogni donazione di materiale biologico, si fonda in Italia su alcuni princìpi tra i quali quello della volontarietà del dono. Non è quindi possibile “obbligare” qualcuno a donare.

plasma e coronavirusSe si è guariti dal coronavirus, si può contattare la propria associazione o il servizio trasfusionale di riferimento per poter entrare a far parte di uno dei gruppi sperimentali, si tenga tuttavia conto che le sperimentazioni non sono condotte omogeneamente in tutta Italia. Ricordiamo che si ritengono guariti quei pazienti che: trascorsi almeno 14 giorni dalla scomparsa dei sintomi o dalla sospensione delle cure, risultino negativi a due tamponi condotti a distanza di 24 ore.

Un altro aspetto importante, che è bene evidenziare in questo periodo, è la prenotazione della donazione: i tanti appelli mediatici possono generare una corsa frenetica alla donazione. Lo abbiamo visto un mese fa, quando a seguito degli appelli a donare il sangue, si sono create lunghe file di donatori fuori dai servizi trasfusionali. Un sentimento di generosità che ha coinvolto tutti e siamo veramente grati a quei donatori che hanno superato la paura di uscire di casa per poter tendere il proprio braccio per chi ne aveva bisogno. Il loro dono è stato prezioso. Oggi, però, è importante evitare l’affollamento dei servizi trasfusionali e dei punti di raccolta associativi. Per questo motivo le associazioni dei donatori di sangue, il Centro Nazionale Sangue e il Ministero della Salute hanno più volte rilanciato l’invito a prenotare le proprie donazioni prima di recarsi a donare. Gli assembramenti, come tutti sappiamo, vanno evitati proprio allo scopo di contenere la diffusione del virus.

Ringraziamo calorosamente, a tal proposito, tutti i donatori e gli aspiranti donatori, che in queste settimane si stanno avvicinando al mondo della donazione, per il prezioso gesto e per la collaborazione. Loro sono la dimostrazione di un’Italia che non si lascia fermare dal virus, ma che continua a far scorrere veloce la generosità. È importante, inoltre, programmare con le associazioni la donazione, affinché sia possibile ottimizzare al massimo il dono di ognuno. È utile e fondamentale, infatti, donare sempre “ciò che serve, sangue, piastrine, o plasma, quando serve”. Invitiamo altresì a prendere in considerazione la donazione del plasma: un emocomponente di cui sentiamo parlare molto in questi giorni, come terapia oggetto di studio per il Covid-19, madi cui è certo il ruolo fondamentale nella cura di molti altri pazienti. Emofilici, persone affette da immunodeficienze primitive o da diverse patologie del fegato, e molti altri dipendono dalle donazioni di plasma.

A tal proposito ricordiamo che in Italia nel 2016 è stato emanato il primo Programma nazionale finalizzato allo sviluppo della raccolta di plasma ed alla promozione del razionale ed appropriato utilizzo dei medicinali plasmaderivati. Il programma identifica i principi di riferimento e gli obiettivi strategici da perseguire nel periodo 2016-2020 ai fini del raggiungimento dell’obiettivo dell’autosufficienza nazionale del plasma e dei medicinali plasmaderivati. Un obiettivo per il quale le associazioni donatori di sangue FIDAS continueranno ad impegnarsi quotidianamente. Associazioni che si prodigano responsabilmente per diffondere la cultura della donazione in qualità di parte integrante del sistema trasfusionale italiano che opera in maniera eccellente, secondo un valido e riconosciuto percorso di qualità e sicurezza».