“Safe blood saves lives”: il tema della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue 2020

Dal 2004 il 14 giugno rappresenta una data importante per tutti i donatori e le associazioni di donatori di sangue: nel 2004 è stata infatti istituita la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. Un appuntamento che quest’anno avrebbe visto l’Italia come Paese ospitante le celebrazioni ma a causa dell’attuale pandemia di COVID-19 gli appuntamenti e le iniziative organizzate sono state rinviate al 2021.

Si svolgeranno dunque in modalità on-line diverse iniziative che coinvolgeranno le associazioni di donatori in tutta Italia e non solo.

La campagna 2020

Safe blood saves livesIl tema scelto per celebrare quest’edizione della Giornata Mondiale è “Safe blood saves lives” con lo slogan “Give blood and make the world a healthier place”, tradotto in italiano con: “Dona sangue e rendi il mondo un posto più sano“.

Le donazioni di sangue sono necessarie in tutto il mondo per garantire alle persone e alle comunità l’accesso a sangue e prodotti sanguigni sicuri e di qualità in situazioni normali e di emergenza. Questo perché il sangue:

  • può aiutare pazienti che soffrono di condizioni potenzialmente letali a vivere più a lungo e con una qualità di vita superiore;
  • supporta complesse procedure mediche e chirurgiche;
  • è vitale per il trattamento dei feriti durante le emergenze di ogni tipo (calamità naturali, incidenti, conflitti armati, ecc.);
  • ha un ruolo essenziale e salvavita nella cura materna e neonatale.

Tuttavia l’accesso alle trasfusioni di sangue sicuro è ancora un privilegio per pochi. La maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito fanno fatica a rendere disponibile sangue sicuro perché le donazioni sono poche e le attrezzature per testare il sangue sono scarse. A livello globale, il 42% del sangue viene raccolto nei paesi ad alto reddito, che ospitano solo il 16% della popolazione mondiale. Attraverso la campagna di quest’anno, l’OMS chiede alle persone di tutto il mondo di salvare delle vite donando il proprio sangue in maniera volontaria e periodica.

Gli obiettivi che s’intende raggiungere con la campagna “Safe blood saves lives” sono:

  • celebrare e ringraziare i donatori di sangue e incoraggiare altre persone ad entrare a far parte del “mondo dei donatori”;
  • sensibilizzare all’urgente necessità di aumentare la disponibilità di sangue sicuro da utilizzare ovunque e ogni volta che sia necessario per salvare vite;
  • dimostrare il bisogno di un accesso universale a trasfusioni sicure ed evidenziare come i servizi che forniscono sangue e prodotti sanguigni sicuri siano un elemento essenziale per fornire un’assistenza sanitaria efficace e raggiungere una copertura sanitaria universale;
  • mobilitare il sostegno a livello nazionale, regionale e globale tra governi e partner di sviluppo per investire, rafforzare e sostenere i programmi nazionali sangue.

Nelle prossime settimane l’OMS e la FIDAS daranno ulteriori dettagli in merito alla Giornata tanto attesa dai donatori e dalle associazioni di donatori di tutto il mondo.

Sangue sicuro: in Italia è una certezza

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In riferimento alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 14 Gennaio 2016 sui ricorsi di pazienti italiani che hanno sviluppato infezione da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C a seguito di trasfusione di emocomponenti infetti tra gli anni 70’ e 90’ ed in risposta alle dichiarazioni apparse oggi su alcune agenzie di stampa e quotidiani nazionali, il Centro Nazionale Sangue, organo tecnico del Ministero della Salute e Autorità Competente con funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale, precisa quanto segue:

In Italia il grado di sicurezza degli emocomponenti e dei farmaci derivati del plasma rispetto al rischio di trasmissione di agenti infettivi noti (HIV, virus dell’epatite B, virus dell’epatite C) ha raggiunto, da molti anni, livelli estremamente elevati.

Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.

In virtù dei suddetti interventi, il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue. Ad oggi, infatti, questo rischio è stimato in: 1,6 casi per milione di donazioni per l’epatite B, 0,1 casi per milione di donazioni per l’epatite C e 0,8 casi per milione di donazioni per l’HIV. A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C.

“Le Associazioni di volontariato del sangue – commenta Vincenzo Saturni, coordinatore pro tempore CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontariato Italiano Sangue) – sono impegnate da anni, in stretta collaborazione con le istituzioni sanitarie – tra cui il CNS – e i tecnici del mondo trasfusionale, a garantire la massima sicurezza e qualità del processo di donazione del sangue, per tutelare nel migliore dei modi il cittadino ricevente e il donatore stesso. I dati presentati dal CNS confermano gli importanti passi avanti compiuti dall’Italia in tema di qualità e sicurezza, allineandoci agli standard dei Paesi più evoluti in ambito sanitario/trasfusionale. Il volontariato del sangue, inoltre, è impegnato ogni giorno nella fondamentale promozione di stili di vita sani tra i donatori volontari e associati, al fine di rendere ancora più elevati i livelli di sicurezza. Grazie anche a quest’azione siamo arrivati all’84% di donatori periodici e associati, fattore che ci posiziona ai primissimi posti nel mondo e che rappresenta un ulteriore indicatore di qualità e sicurezza”.