Plasma e coronavirus: la sperimentazione prosegue ma l’importanza del dono non è un mistero

Si stanno moltiplicando in questi giorni gli appelli lanciati dai media in merito alla ricerca di persone guarite dal Covid-19 e disponibili a donare plasma per aiutare chi affetto dal virus. Alla luce di questi molteplici appelli, Giovanni Musso, Vicepresidente Nazionale Vicario FIDAS, ha ritenuto importante fare chiarezza su alcuni punti al fine di evitare possibili incomprensioni.

Di seguito il testo che intende chiarire alcuni passaggi fondamentali:

«Innanzitutto è importante sottolineare come il plasma iperimmune, raccolto da pazienti che hanno contratto il coronavirus, rappresenti ancora una terapia sperimentale. Non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste sulla sua efficacia e sicurezza, che potranno essere fornite dai risultati dei protocolli sperimentali in corso. Nonostante le terapie a base di plasma da convalescenti si siano rivelate utili nella guarigione di altre pandemie quali la SARS e l’ebola, ad oggi non è ancora possibile affermare che lo stesso possa essere per il coronavirus.

È poi importante evidenziare che non tutti coloro che hanno sconfitto il coronavirus presentano i pre-requisiti utili per poter entrare a far parte delle sperimentazioni. Per rispondere alle polemiche che si stanno diffondendo sui social, non basta dunque “obbligare tutti quelli che hanno affrontato il coronavirus a donare”. Prima di tutto perché non tutti, appunto, possono donare: la sicurezza del donatore è un principio ineludibile. I pazienti stessi devono rispondere a dei pre-requisiti specifici: la terapia sperimentale non può essere applicata a tutti, dunque il problema non si risolve con il massimo arruolamento possibile di donatori.

Infine, è importante ricordare che la donazione del plasma, così come ogni donazione di materiale biologico, si fonda in Italia su alcuni princìpi tra i quali quello della volontarietà del dono. Non è quindi possibile “obbligare” qualcuno a donare.

plasma e coronavirusSe si è guariti dal coronavirus, si può contattare la propria associazione o il servizio trasfusionale di riferimento per poter entrare a far parte di uno dei gruppi sperimentali, si tenga tuttavia conto che le sperimentazioni non sono condotte omogeneamente in tutta Italia. Ricordiamo che si ritengono guariti quei pazienti che: trascorsi almeno 14 giorni dalla scomparsa dei sintomi o dalla sospensione delle cure, risultino negativi a due tamponi condotti a distanza di 24 ore.

Un altro aspetto importante, che è bene evidenziare in questo periodo, è la prenotazione della donazione: i tanti appelli mediatici possono generare una corsa frenetica alla donazione. Lo abbiamo visto un mese fa, quando a seguito degli appelli a donare il sangue, si sono create lunghe file di donatori fuori dai servizi trasfusionali. Un sentimento di generosità che ha coinvolto tutti e siamo veramente grati a quei donatori che hanno superato la paura di uscire di casa per poter tendere il proprio braccio per chi ne aveva bisogno. Il loro dono è stato prezioso. Oggi, però, è importante evitare l’affollamento dei servizi trasfusionali e dei punti di raccolta associativi. Per questo motivo le associazioni dei donatori di sangue, il Centro Nazionale Sangue e il Ministero della Salute hanno più volte rilanciato l’invito a prenotare le proprie donazioni prima di recarsi a donare. Gli assembramenti, come tutti sappiamo, vanno evitati proprio allo scopo di contenere la diffusione del virus.

Ringraziamo calorosamente, a tal proposito, tutti i donatori e gli aspiranti donatori, che in queste settimane si stanno avvicinando al mondo della donazione, per il prezioso gesto e per la collaborazione. Loro sono la dimostrazione di un’Italia che non si lascia fermare dal virus, ma che continua a far scorrere veloce la generosità. È importante, inoltre, programmare con le associazioni la donazione, affinché sia possibile ottimizzare al massimo il dono di ognuno. È utile e fondamentale, infatti, donare sempre “ciò che serve, sangue, piastrine, o plasma, quando serve”. Invitiamo altresì a prendere in considerazione la donazione del plasma: un emocomponente di cui sentiamo parlare molto in questi giorni, come terapia oggetto di studio per il Covid-19, madi cui è certo il ruolo fondamentale nella cura di molti altri pazienti. Emofilici, persone affette da immunodeficienze primitive o da diverse patologie del fegato, e molti altri dipendono dalle donazioni di plasma.

A tal proposito ricordiamo che in Italia nel 2016 è stato emanato il primo Programma nazionale finalizzato allo sviluppo della raccolta di plasma ed alla promozione del razionale ed appropriato utilizzo dei medicinali plasmaderivati. Il programma identifica i principi di riferimento e gli obiettivi strategici da perseguire nel periodo 2016-2020 ai fini del raggiungimento dell’obiettivo dell’autosufficienza nazionale del plasma e dei medicinali plasmaderivati. Un obiettivo per il quale le associazioni donatori di sangue FIDAS continueranno ad impegnarsi quotidianamente. Associazioni che si prodigano responsabilmente per diffondere la cultura della donazione in qualità di parte integrante del sistema trasfusionale italiano che opera in maniera eccellente, secondo un valido e riconosciuto percorso di qualità e sicurezza».

Plasma: buoni i risultati del 2019, autosufficienza vicina

I dati del 2019 confermano che la raccolta del plasma continua a crescere, raggiungendo gli 856.023 kg di plasma raccolti da gennaio a dicembre 2019. Un enorme incremento in pochi anni, se si pensa che nel 2009 i dati si fermavano a 690.790 kg raccolti.

Ma perché è importante che la raccolta del plasma continui a crescere? I medicinali plasmaderivati sono farmaci salvavita fondamentali per una serie di patologie, dall’emofilia ad alcune immunodeficienze. Per poter garantire le cure ai pazienti affetti da queste patologie, ad oggi, l’Italia è obbligata ad importare dall’estero medicinali plasmaderivati, non essendo sufficienti i quantitativi di plasma prodotti in Italia. Gli Stati Uniti, con il 71% del plasma prodotto in tutto il mondo, sono i principali esportatori di questa importante materia prima. Le donazioni di plasma in Nord America sono effettuate in maniera intensiva: per un donatore è possibile effettuare fino a 104 donazioni annue di plasma, due ogni settimana, una scelta che mette a rischio la salute del donatore e che si ripercuote sulla qualità del plasma prodotto. In Italia il limite di donazioni per ogni donatore si limita a 20.

Il Presidente Nazionale FIDAS e portavoce del CIVIS, Aldo Ozino Caligaris, a tal proposito dichiara che: “L’eventuale aumento di quantità di plasma raccolto deve provenire dall’acquisizione di nuovi donatori o di modulazione dell’indice di donazione, senza dover aumentare il numero totale di donazioni per singolo donatore secondo criteri eccessivamente intensivi che andrebbero a incidere eccessivamente sulla sottrazione di nutrienti fondamentali ad ogni singolo donatore”.

Sul tema della frequenza delle donazioni di plasma ne avevamo già scritto in un articolo pubblicato a novembre: Donazioni più frequenti? INTERVAL: una ricerca ne analizza i rischi.

Entriamo ora nel dettaglio dei dati relativi alla produzione del plasma: il Programma Nazionale, che scadrà nel 2021, prevede che ogni Regione aumenti la propria raccolta in una misura compatibile con le proprie possibilità, per alzare sempre di più l’asticella dell’autosufficienza, che ora viene garantita al 70-90% a seconda della disponibilità dei singoli plasmaderivati. In tal senso se andiamo a confrontare i dati del 2019 con quelli dell’anno precedente possiamo notare che buoni risultati sono stati registrati in particolare dalle Regioni: Molise (+8,3%), Campania (+7,5%), Friuli Venezia Giulia (+6,3%), Emilia Romagna (+5%), Umbria (+4,1%), Calabria (+3,3%), Abruzzo (+2,5%), Piemonte e Sardegna (entrambe con un +2,3%).
Analizzando i dati in relazione al numero degli abitanti, possiamo tuttavia notare che le Regioni più “generose” sono le Marche, il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna, che superano i 20 chilogrammi ogni mille abitanti. Più distanti invece il Lazio (che cresce comunque dell’1,4% rispetto al 2018), la Campania (maglia nera con poco più di 5 kg ogni mille abitanti, pur essendo cresciuta del 7,5%) e la Calabria (nonostante sia cresciuta del 3,3%).

Dati conferimento plasma regioni 2019

Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro nazionale sangue, commenta così la notizia: “I risultati ottenuti dal sistema italiano, che a differenza di quelli di paesi come Usa e Germania anche per il plasma si basa sulla donazione totalmente volontaria e non remunerata, sono notevoli e ci permettono di garantire più del 70% del fabbisogno per tutti i plasmaderivati necessari ai pazienti italiani per arrivare agli obiettivi del Piano dovremmo raggiungere gli 860mila kg entro il 2021, uno sforzo che è alla portata del sistema sangue italiano.
Se in ogni centro di raccolta si facessero tre donazioni di plasma in più a settimana – continua Liumbruno – in un anno si aumenterebbe la raccolta del plasma di oltre 20 mila chilogrammi”.

Scarica i Dati del monitoraggio del plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate.

Vuoi saperne di più del progetto “Plasma Italia”? Visita la pagina del Centro Nazionale Sangue dedicata al progetto.

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