La base associativa degli ETS: il Ministero scioglie alcuni dubbi

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha pubblicato sul proprio sito una Nota informativa (Nota n.1082 del 05/02/2020) a firma del Direttore Generale Alessandro Lombardi che risponde a due quesiti in merito alla composizione della base associativa degli Enti del Terzo Settore.

Il primo quesito, formulato dalla Regione Piemonte, è relativo alla composizione della base associativa delle ODV e delle APS e alla possibilità per le stesse di avere statutariamente – e in concreto – una composizione sociale che ricomprenda tanto persone fisiche che Enti del Terzo Settore o senza scopo di lucro.

La Nota informativa risponde anche ad un quesito formulato dal Forum Nazionale del Terzo Settore in cui si chiede una pronuncia relativa alla possibilità per gli ETS di accogliere delle imprese all’interno della propria base associativa e, in caso affermativo, se queste ultime possano o meno detenere il controllo dell’Ente e, infine, se tale controllo possa essere esercitato da un’unica impresa o essere eventualmente esercitato in forma congiunta.

Prima di rispondere ai quesiti, all’interno della Nota informativa, il Ministero ricorda che il tema della composizione della compagine associativa deve affrontarsi alla luce dei principi costituzionali, richiamati nell’articolo 1 del Codice del Terzo settore, di autonomia delle formazioni sociali e di libertà associativa, che involgono le finalità da perseguire, i mezzi con cui realizzarle e la stessa struttura organizzativa da adottare. Con riguardo a quest’ultimo aspetto, rientra nell’autonoma determinazione dell’ente l’individuazione dell’assetto strutturale ritenuto maggiormente idoneo ad assicurare il perseguimento, senza scopo di lucro, delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante l’esercizio, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale.

Alla luce dell’autonomia degli ETS e della richiamata libertà associativa, è possibile contemplare la presenza, all’interno della base associativa, non soltanto di persone fisiche ma anche di soggetti collettivi. Tale principio generale, allo scopo di preservare la natura delle ODV e delle APS, trova due specifiche limitazioni:  

  • limitazioni qualitative, ovvero riguardanti la natura dei soggetti superindividuali ammissibili, che devono appartenere a tipologie tassativamente individuate (altri ETS o enti non lucrativi);
  • limitazioni quantitative, ovvero limitazioni riguardanti il numero di tali soggetti, che non possono essere superiore al 50% delle ODV o delle APS rispettivamente associate.

Tali limiti – precisa il Ministero – non comprimono l’autonomia decisionale degli enti, ai quali non è preclusa la facoltà di modificare, nel rispetto delle disposizioni statutarie, la propria compagine associativa, oltre i limiti sopra indicati, rinunciando alla qualificazione di ODV o di APS.

Andando a rispondere al quesito posto dalla Regione Piemonte: per le APS e le ODV è possibile ammettere da statuto nella propria compagine associativa sia persone fisiche che enti la cui natura sia omogenea con quella del soggetto di cui si tratta (a condizione che si rispetti almeno uno dei requisiti numerici minimi alternativi: ad una APS è permesso che si associno sia persone fisiche che APS e ad una ODV è permesso che si associno sia persone fisiche che ODV, a patto che vi sia il requisito minimo di almeno sette persone fisiche o tre APS/ODV). Al contempo l’apertura della base statutaria ad altri ETS è vincolata da due fattori:

  • All’interno dello statuto deve essere prevista l’associabilità degli Enti
  • Gli stessi Enti devono essere iscritti al RUNTS o essere in ogni caso enti non lucrativi
  • Enti diversi non devono superare il 50% della base associativa (di APS o ODV). 

Rispondendo al quesito posto dal Forum nazionale del Terzo Settore, il Ministero afferma che, esclusi i casi delle APS e degli ODV: le imprese (incluse quelle for profit) possono costituire o partecipare successivamente alla base associativa degli ETS e possono detenerne il controllo, sia in forma singola (da parte di un’unica impresa) che in forma congiunta tra due o più di esse. L’importante, anche in questo caso, è l’osservanza formale e sostanziale delle norme poste a presidio della natura e delle finalità degli ETS: il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche solidaristiche e di utilità sociale e lo svolgimento in via esclusiva o principale di una o più attività di interesse generale nelle forme proprie (azione volontaria, erogazione gratuita di denaro, beni o servizi ecc.) della tipologia di Enti cui ci si riferisce.

Qui il testo della Nota n°1082 del 05/02/2020

Erogazioni liberali in natura a favore degli ETS

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2020 il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 28 novembre 2019, relativo alle erogazioni liberali in natura a favore degli enti del Terzo settore. 

Già dal 1 gennaio 2018 era possibile usufruire di detrazioni o deduzioni dal proprio reddito in caso di erogazioni in denaro. Come disciplinato dall’art 83 del D. Lgs. 117/17 (Codice del Terzo Settore) sono previste analoghe agevolazioni alle persone fisiche o giuridiche anche in caso di donazioni in natura con modalità che sono state definite col decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 28 novembre 2019.

Chi può accedere alle agevolazioni? È possibile accedere alle agevolazioni se si effettua un’erogazione liberale in natura destinata agli Enti del Terzo Settore comprese le cooperative sociali ma escluse le imprese sociali costituite in forma di società. L’obbligo è che le erogazioni siano utilizzate esclusivamente per lo svolgimento delle attività statutarie e per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Nel periodo di transizione, in attesa dell’autorizzazione della Commissione europea sulle agevolazioni fiscali e dell’attivazione del registro unico nazionale del terzo settore (RUNTS), possono accedere a questi benefici anche le Onlus, le Odv e le Aps iscritte negli appositi registri, a patto che li utilizzino in conformità alle proprie finalità statutarie.

Il decreto specifica che nel caso delle erogazioni liberali in natura l’ammontare è definito sulla base del valore normale del bene donato. Sono previsti anche dei casi specifici: nel caso di beni strumentali, si fa riferimento al residuo valore fiscale dell’atto di trasferimento; nel caso di beni o servizi, si fa riferimento al minor valore tra quello normale del bene e quello attribuito alle rimanenze.

Attenzione alle soglie. Se il valore della cessione supera i 30.000 euro e nel caso in cui non sia possibile definirne il valore con criteri oggettivi, il donatore dovrà dotarsi di una perizia giurata che ne attesti il valore riferita a non oltre 90 giorni prima del trasferimento del bene stesso. Per essere legittima, la donazione deve essere accompagnata da una documentazione scritta da parte del donatore contenente la descrizione analitica dei beni e l’indicazione dei relativi valori, consegnando al beneficiario dell’erogazione copia della perizia giurata di stima.

A sua volta, il ricevente deve predisporre una dichiarazione con l’impegno ad utilizzare direttamente i beni per lo svolgimento dell’attività statutaria e per l’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 28 novembre 2019.

Codice del Terzo Settore, pubblicata la circolare ministeriale sugli adeguamenti statutari

Con la circolare ministeriale n. 20 del 27 dicembre 2018, con oggetto “Codice del terzo settore. Adeguamenti statutari”, a firma del Direttore Generale del Terzo Settore e della responsabilità sociale delle imprese, vengono forniti chiarimenti ai fini del corretto esercizio dell’autonomia statutaria da parte degli enti del Terzo Settore e in particolare delle Organizzazioni di Volontariato, delle Associazioni di promozione sociale e delle Onlus, secondo quanto previsto dall’articolo 101, comma 2, del Codice del Terzo Settore (D.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 e ss.mm.ii.), da esercitarsi entro il 2 agosto 2019.

La circolare si pone in continuità con le prime indicazioni sulle questioni di diritto transitorio fornite da questa Amministrazione con la nota direttoriale n. 12604 del 29 dicembre 2017, dedicata alle ODV e alle APS, nonché con l’orientamento espresso dall’Agenzia delle Entrate con riguardo alle Onlus.

Alla circolare è allegato uno schema riassuntivo che ne riporta, in forma tabellare, il contenuto.

Consulta circolare sugli adeguamenti statutari e la tabella riepilogativa  allegata sulle modalità di adeguamento statutario da parte degli enti del Terzo Settore

Terzo settore, insediato il Consiglio Nazionale. Presente anche la FIDAS

“Per la prima volta il mondo del Terzo settore esprime una propria rappresentanza con il riconoscimento del ruolo del Forum come associazione più rappresentativa sul territorio nazionale degli enti del Terzo settore. Il Consiglio Nazionale del Terzo Settore rappresenta una delle novità più significative introdotte dalla recente Riforma: avrà infatti il compito di esprimere pareri sui progetti di legge che riguardano il nostro mondo, ricoprendo un ruolo significativo nelle funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo.”

Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum e neo eletta vicepresidente del nuovo organismo, commenta l’insediamento odierno del Consiglio Nazionale del Terzo Settore, introdotto dalla recente Riforma, che sostituisce i precedenti Osservatori e riunisce i soggetti più rappresentativi dell’associazionismo, del volontariato, dell’impresa e della cooperazione sociale, delle Ong e delle Fondazioni.

“E’ un passaggio molto importante – spiega Fiaschi – che certifica il valore sociale ed economico del Terzo settore nel nostro Paese. Finalmente possiamo esprimere la nostra autonoma soggettività politica attraverso la scelta diretta di una parte dei componenti del Consiglio Nazionale. Il Terzo settore, mondo attivo e dinamico che lavora costantemente per una società più inclusiva e per uno sviluppo sostenibile, ha ora un ulteriore strumento che gli può consentire di proseguire con maggiore efficacia e con spirito unitario le proprie iniziative sociali”, ha continuato Claudia Fiaschi. “Siamo nella fase di implementazione della nuova legge, che si presenta particolarmente complessa e delicata. Il Consiglio Nazionale dovrà attivarsi subito per favorire la sua attuazione nel modo più efficace ed ordinato. Ci sono molte questioni che vanno messe in agenda e affrontate al più presto.”

Nel Consiglio Nazionale del Terzo Settore è presente anche la FIDAS rappresentata dal presidente nazionale Aldo Ozino Caligaris.

Pubblicato il DM istitutivo del Consiglio Nazionale del Terzo Settore

Il 19 febbraio 2018 è stato pubblicato il Decreto Ministeriale istitutivo del Consiglio Nazionale del Terzo Settoreprevisto dal Codice del Terzo settore e presieduto dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti. Il 22 febbraio, alle ore 12.30, si terrà la seduta di insediamento del cosiddetto “parlamentino”, organo consultivo con il compito, tra gli altri, di armonizzare la legislazione riguardante il Terzo settore. Tra i rappresentanti designati dal Forum nel Consiglio Nazionale anche il presidente nazionale FIDAS Aldo Ozino Caligaris.

Questo l’elenco dei membri effettivi/membri supplenti.

Rappresentanti designati dal Forum nazionale del Terzo settore (associazione di enti del Terzo settore più rappresentativa sul territorio nazionale):

Mohammad Saady – Anolf / Sofia Rosso – Anteas
Silvia Stilli – Aoi / Luca De Fraia – Action Aid
Vincenzo Falabella – Fish / Roberto Speziale – Fish
Eleonora Vanni – Legacoop / Giuseppe Guerini – Confcooperative
Carlo Costalli – Mcl / Giancarlo Moretti – Mcl
Roberto Trucchi – Misericordie / Gianni Salvadori – Misericordie
Claudia Fiaschi – Forum Terzo settore / Aldo Ozino Caligaris – Fidas
Vincenzo Manco – Uisp / Stefano Gobbi (Csi)

Rappresentanti di reti associative

Roberto Rossini – Acli / Stefano Tassinari – Acli
Matteo Spanò – Agesci / Marco Griffini – Aibi
Fabrizio Pregliasco – Anpas / Ilario Moreschi – Anpas
Francesca Chiavacci – Arci / Armando Zappolini – Cnca
Carlo Borgomeo – Assifero / Pietro Ferrari Bravo – Assifero
Vincenzo Costa – Auser / Daniela D’Arpini – Ancescao
Licio Palazzini – Cnesc / Primo Di Blasio – Cnesc
Monica Poletto – CdO / Gianluca Cantisani – Movi
Maurizio Giordano -Uneba / Giovanni D’Andrea – Salesiani per il Sociale
Antonino La Spina – Unpli / Vincenzo Curatola – Forum Sad
Gianluigi De Palo – Forum Famiglie / Antonio Gianfico – Società San Vincenzo de Paoli
Rossella Muroni – Legambiente / Enrico Maria Borrelli – Forum nazionale servizio civile
Maria Teresa Bellucci – Modavi / Placido Putzolu – Fimiv
Giorgio Groppo – Convol / Gianluca Barbanotti – Diaconia Valdese

Esperti

Gabriele Sepio / Alessandro Mazzullo
Stefano Zamagni / Paolo Venturi
Alessandra Smerilli / Leonardo Becchetti
Luca Degani / Flaviano Zandonai
Marco Frey / Alessandro Bertani

Rappresentanti delle autonomie

Maria Maddalena Mondino – Piemonte / Claudio Moneta – Lombardia
Pietro D’Argento – Puglia / Tiziana Biolghini – Lazio
Felice Scalvini – Comune di Brescia / Francesco Lacarra – Comune di Bari

Membri senza diritto di voto

Massimo Lori – Istat / Sabrina Stoppiello – Istat
Massimiliano Deidda – Inapp / Anna Sveva Balduini – Inapp
Alessandro Lombardi – Ministero del Lavoro / Elisabetta Patrizi – Ministero del Lavoro

Codice del Terzo Settore: prime indicazioni sul nuovo quadro normativo

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato una circolare in cui fornisce prime utili indicazioni rispetto alle questioni di diritto transitorio di applicazione del Codice del Terzo Settore (Dlgs  n. 117/2017), con lo scopo di dare agli enti interessati chiarimenti rispetto ai tempi necessari per adeguarsi al mutato quadro normativo.

La circolare è indirizzata a Regioni, Province autonome, al Forum Nazionale del Terzo Settore, al CSVnet e alla Consulta Co.Ge. (Consulta dei comitati di gestione).

20171229-DG-III-Settore-lettera-Regioni-questioni-diritto-transitorio