Pride Month: il dono accomuna tutti, a prescindere dall’orientamento

Si conclude oggi il Pride Month, ovvero il mese dell’orgoglio LGBTQIA+.
A differenza di quanti molti credono, in Italia l’orientamento sessuale non è criterio di esclusione dal dono del sangue.
Ai donatori non viene richiesto il proprio orientamento, che non è di alcuna importanza nello scopo di comprendere se la persona possa o meno donare.

Quel che viene richiesto a tutti i donatori è di mantenere un comportamento sano, a tutela della salute propria e dei pazienti che riceveranno il sangue o i singoli emocomponenti donati. Sono in tal senso sospesi dalla donazione quei donatori che hanno rapporti occasionali, ma la regola vale per tutti coloro che hanno rapporti occasionali: eterosessuali, omosessuali o bisessuali.

Più nel dettaglio è necessaria una sospensione del dono di 4 mesi dall’ultima esposizione ad una o più delle condizioni di rischio, rappresentate da rapporti eterosessuali/omosessuali/bisessuali:

  • con partner risultato positivo ai test per l’epatite B e/o C e/o per l’AIDS o a rischio di esserlo
  • con partner che ha avuto precedenti comportamenti sessuali a rischio o del quale il donatore ignora le abitudini sessuali
  • con partner occasionale o con più partner sessuali
  • con soggetti tossicodipendenti
  • con scambio di denaro e droga
  • con partner, di cui non sia noto lo stato sierologico, nato o proveniente da paesi esteri dove l’AIDS è una malattia diffusa

Il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, dichiara: “Il dono volontario, gratuito e responsabile è un gesto che accomuna tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale. Auguriamo alla comunità LGBTQIA+ una buona conclusione di questo Pride Month. Colgo l’occasione per ricordare che se entriamo in un servizio trasfusionale al termine di una giornata di raccolta, è impossibile risalire all’orientamento sessuale dei donatori, guardando le unità di sangue raccolto. Non c’è distinzione nel sangue. La distinzione la fa il comportamento, per questo invitiamo l’intera popolazione ad adottare stili di vita sani, per tutelare sé e gli altri. Un invito che rivolgiamo a tutti, senza distinzione di orientamento”.

Settimana mondiale dell’immunizzazione: “Vaccini proteggono la salute di tutti, ovunque”

Nelle date comprese tra il 24 e il 30 aprile ricorre la Settimana mondiale dell’immunizzazione. Obiettivo della Settimana è quello di promuovere l’uso di vaccini per proteggere le persone di tutte le età dalle malattie.
Ogni anno
milioni di vite vengono salvate grazie all’immunizzazione ed è ampiamente riconosciuto come questa rappresenti uno degli interventi sanitari più efficaci e convenienti al mondo.

settimana mondiale immunizzazioneL’immunizzazione è una strategia fondamentale per raggiungere il controllo dell’epatite virale, il contenimento della resistenza antimicrobica e permette il miglioramento dell’assistenza prenatale e neonatale. Tuttavia, ad oggi circa 20 milioni di bambini nel mondo non ricevono i vaccini di cui hanno bisogno.

Il tema sul quale si concentra quest’anno la Settimana mondiale è #VaccinesWork for All e la campagna intende sottolineare come i vaccini – e le persone che li sviluppano, li distribuiscono e li ricevono – siano eroi che proteggono la salute di tutti, ovunque.

 

La situazione in Italia, oggi

Un’indagine svolta da Cittadinanzattiva in vista della Settimana mondiale dell’immunizzazione, ha evidenziato l’attuale situazione vaccinale in Italia, complicatasi a seguito della pandemia.
L’indagine evidenzia come risultino completamente chiusi i servizi vaccinali in Piemonte fino a data da destinarsi. Veneto, Abruzzo, Sardegna e Toscana garantiscono al momento solo le vaccinazioni obbligatorie previste per la fascia 0-6, chiudendo alla possibilità dei richiami previsti oltre quella fascia di età e alle vaccinazioni rivolte ad adolescenti ed adulti. Marche, la Provincia Autonoma di Trento e l’Umbria non completano neanche i cicli delle vaccinazioni obbligatorie. Quadro disomogeneo in Emilia Romagna e Sicilia, dove le singole Province hanno adottato scelte diverse. Sono regolarmente attivi solamente: Lazio, Valle d’Aosta, Calabria e Puglia, mentre la Lombardia ha riaperto regolarmente tutte le vaccinazioni dal 14 aprile.

Sospendere le vaccinazioni è un controsenso – commenta Antonio Gaudioso, Segretario generale di Cittadinanzattiva – non solo perché rimanda all’idea che non siano prestazioni essenziali, dopo tutti gli anni spesi per farne comprendere l’importanza. Ma anche perché si rischia il ritorno di patologie gravi come morbillo o meningiti, o di esporre a potenziale insorgenza di tumori bloccando vaccinazioni come quella per l’HPV e Epatite B. Non si può accettare che l’incapacità di organizzare spazi e modalità che rispondano alle esigenze emerse post Sars-Covid2 venga fatta pagare ai cittadini, semplicemente chiudendo servizi. Si piò ricorrere a soluzioni organizzative alternative che possano quindi garantire continuità nel servizio“.