Lettera aperta a Schillaci, Civis chiede competenze per la direzione del CNS
Una lettera aperta al ministro della Salute, Orazio Schillaci, firmata da Giovanni Musso, presidente di FIDAS e coordinatore pro-tempore di Civis insieme ai presidenti di Avis, Fratres e Croce Rossa Italiana raggruppate nel Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue per esprimere la profonda preoccupazione riguardo alla proposta di modifica dell’articolo 12, comma 3, della legge 21 ottobre 2005, n. 219, contenuta nell’emendamento 6.00.16 al DDL Prestazioni Sanitarie.
Una preoccupazione condivisa da oltre due milioni di donatori volontari di sangue ed emocomponenti. La modifica dei requisiti per il ruolo di direttore del Centro Nazionale Sangue che amplia la selezione anche a soggetti privi di competenze medico-scientifiche in ambito trasfusionale significa indebolire le fondamenta su cui si regge l’intero Sistema trasfusionale del Paese. Un emendamento che rischia di ledere i diritti fondamentali di pazienti con patologie croniche e che rappresenta un danno per la sanità pubblica.
Il Centro Nazionale Sangue (CNS) ha un ruolo cruciale nella gestione e nella sicurezza del Sistema trasfusionale italiano e quindi la sua direzione non può che essere affidata a professionisti di comprovata esperienza e competenza, capaci di interpretare le sfide scientifiche e operative con visione e responsabilità. Il CNS ha anche un ruolo di garante della salute pubblica e la sua direzione non può essere priva delle necessarie competenze tecnico-scientifiche: una scelta, a nostro avviso, discutibile che rappresenta anche un rischio per l’intera collettività.
“Chiediamo – afferma Musso – di riconsiderare il suddetto emendamento perché rimanga fermo il principio di una direzione medica del CNS con comprovata esperienza in ambito trasfusionale. Vogliamo ricordare che il sangue non è una merce, ma un dono prezioso che richiede competenza e rispetto. Una figura non adeguatamente specializzata significherebbe tradire questo fondamentale principio, mettendo a repentaglio un patrimonio costruito con la generosità di milioni di donatori volontari“.









