“I bisogni attuali e futuri della medicina trasfusionale: nuovi ruoli per i donatori?”
Cuore scientifico del 64° Congresso Nazionale FIDAS, svoltosi a Pordenone, è stato rappresentato dalla tavola rotonda dedicata a “I bisogni attuali e futuri della medicina trasfusionale: nuovi ruoli per i donatori?”, un momento di confronto di particolare rilevanza che ha riunito esperti del settore sanitario, professionisti della medicina trasfusionale e rappresentanti del volontariato del dono.
Affidata al dottor Vincenzo De Angelis, già direttore del Centro Nazionale Sangue, e alla dottoressa Silvia De Ros, dirigente medico presso l’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale, l’introduzione nel corso della quale è stato sottolineato come il sistema trasfusionale italiano sia chiamato a confrontarsi con nuove sfide determinate dall’evoluzione demografica, dall’aumento della complessità clinica dei pazienti e dalla crescente domanda di emocomponenti e farmaci plasmaderivati.
In questo scenario, è emersa con forza la necessità di ripensare il ruolo del donatore, non più soltanto protagonista di un gesto solidaristico essenziale, ma parte integrante di una rete sanitaria sempre più orientata alla programmazione, alla qualità e alla continuità delle cure. Soprattutto perché “Manca un anno alla piena operatività del Regolamento Europeo sulle SoHo” come sottolineato nel suo intervento da Daniela Storani dell’Istituto Superiore di Sanità.
“Plasma e medicinali plasmaderivati: uno sguardo al presente e ai bisogni futuri” il tema declinato da Fabio Candura(ISS) con particolare attenzione all’autosufficienza del sistema sangue e plasma, alla sostenibilità della raccolta e alla capacità di rispondere in maniera efficace ai bisogni terapeutici futuri. La medicina trasfusionale, infatti, è oggi impegnata in un percorso di innovazione che richiede una maggiore appropriatezza nell’utilizzo delle risorse ematiche e un dialogo costante tra istituzioni, centri trasfusionali e associazioni di donatori.
“Prodotti per le terapie mediche avanzate: servono i donatori?”, la sollecitazione giunta da Ursula La Rocca del Centro Nazionale Sangue. Ha offerto una panoramica su “Gli emocomponenti allogenici per uso topico” il dottor Luciano Abbruzzese, direttore della Medicina Trasfusionale dell’Ospedale di Treviso. “L’Intelligenza Artificiale in Medicina Trasfusionale. Serve? Quanto serve? Quando Serve?” il titolo dell’intervento di Massimo La Raja, direttore presso la SC Medicina Trasfusionale dell’Ospedale di Trieste.
Da più parti è stato evidenziato come i donatori siano chiamati a svolgere un ruolo sempre più consapevole e attivo: dalla fidelizzazione alla donazione periodica, fino alla diffusione della cultura del dono nelle comunità locali, in un’ottica di responsabilità condivisa verso il sistema salute. In particolare, il tema della donazione di plasma ha assunto un rilievo strategico, alla luce della crescente necessità di garantire l’autonomia nazionale nella produzione di medicinali plasmaderivati.
Il confronto ha confermato il valore del dialogo multidisciplinare per costruire una visione comune sul futuro della medicina trasfusionale, ribadendo come il contributo dei donatori volontari, anonimi, periodici e associati continui a rappresentare un pilastro imprescindibile del servizio sanitario nazionale.




