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Donatori gay: la posizione della FIDAS

In merito alla nuova querelle sulle donazioni di sangue delle persone gay, la FIDAS ricorda che per garantire la massima qualità delle trasfusioni esistono precisi riferimenti normativi, tra i quali il Decreto Ministeriale del 3 marzo 2005 “Protocolli per l’accertamento dell’idoneità dei donatori di sangue e di emocomponenti”, che nell’allegato numero 4 stabilisce i criteri di esclusione permanente o temporanea dalla donazione.

Le norme in questione non esercitano una discriminazione di una particolare categoria di persone, ma lasciano che sia il medico responsabile della selezione del donatore ad individuare, indipendentemente dall’orientamento sessuale, eventuali comportamenti a rischio delle persone, da cui possono derivare appunto, esclusioni permanenti o temporanee.

Lo stesso Ministro Fazio ha ieri ricordato che “Le normative europea e nazionale vigenti prevedono l’esclusione permanente dalla donazione di sangue di persone il cui comportamento sessuale le espone ad alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue”. Ma che le norme “non fanno menzione degli orientamenti sessuali”. 

Non è l’appartenenza a qualche categoria a compromettere la qualità del sangue donato, ma i comportamenti a rischio, come i rapporti sessuali, soprattutto non protetti, con partner occasionali, sia omosessuali che eterosessuali.

Per garantire, quindi, la massima sicurezza delle trasfusioni si deve quindi ricorrere a donatori periodici, volontari, non remunerati, anonimi e responsabili; effettuare una selezione accurata del donatore; eseguire i test a disposizione per l’individuazione delle principali malattie infettive trasmissibili.