“Associazioni e Federazioni, parte di un progetto collettivo che salva vite e costruisce comunità”
“Dal dono individuale alla forza collettiva. Il ruolo di Associazioni e Federazioni. Una risorsa insostituibile nel Sistema Sangue del Paese“. È il tema declinato dal Presidente FIDAS Nazionale, Giovanni Musso, nell’ambito del convegno formativo organizzato da FIDAS Ozieri, in occasione del 50esimo dalla fondazione di quest’ultima. Due giorni per tracciare un bilancio del primo mezzo secolo di attività svolta sul territorio, ma anche e soprattutto la rotta per gli anni a venire, orientandola sempre di più verso la promozione di una corretta cultura della donazione.
“Dal donatore al ricevente: il percorso del sangue“, il filo rosso che ha legato gli interventi. Ad aprire i lavori, nel pomeriggio di sabato 27 settembre Sala Conferenze “San Francesco”, è stato il coordinatore regionale FIDAS Sardegna, Giuseppe Zintu, seguito dai saluti di Giovanni Solinas, presidente di FIDAS Ozieri, che comprende anche le Sezioni di Alà dei Sardi, Ardara, Chiaramonti, Ittireddu, Mores, Nughedu San Nicolò e Pattada, di Marco Peralta, primo cittadino di Ozieri, e del coordinatore dei presidenti regionali FIDAS, Emanuele Gatto.
Nel suo intervento, il Presidente FIDAS Nazionale ha messo a fuoco il valore delle Associazioni come “case dei donatori” che trasformano la generosità individuale in un sistema affidabile, sicuro e duraturo. E l’importanza delle Federazioni come “aggregatrici di voci” in grado di dare forza, tutelare l’unità di intenti e garantire equità tra le diverse regioni del Paese, senza disperdere l’enorme portata di un atto così personale ed intimo, libero e gratuito, come quello di chi scegliere di tendere il braccio ed offrire una parte di sé per aiutare gli altri.
“In questo equilibrio, oltre che nella reciproca fiducia e collaborazione – ha osservato il Presidente, Giovanni Musso – risiede la forza più grande che consente di diventare parte di un progetto collettivo che salva vite e costruisce comunità. Senza il ruolo delle Associazioni e delle Federazioni, il Sistema Sangue italiano, riconosciuto in Europa come un modello virtuoso, non esisterebbe. Non basta avere donatori generosi. Serve una comunità organizzata che li accompagni, li fidelizzi, dia continuità al loro gesto. Questa è la nostra grande responsabilità e, allo stesso tempo, la nostra grande ricchezza”.
Fondamentale, in questo senso, la capacità di volontari e donatori di attrarre nuove forze, soprattutto giovani e condividere con loro il ruolo di costruttori di cittadinanza attiva, promotori di solidarietà e garanti di un diritto alla salute che appartiene a tutti. Altrettanto importante il dialogo con le Istituzioni e con le Associazioni dei pazienti per continuare a garantire autosufficienza e sicurezza. E vigilare affinché il dono resti sempre un gesto libero, lontano da logiche di mercato e da interessi che nulla hanno a che fare con la solidarietà.









