“Plasma bene strategico”, Musso chiede al Centro Nazionale Sangue un cambio di passo immediato

3 Dicembre 2025In istituzionali

Il sistema sangue italiano deve compiere un salto di qualità e riconoscere davvero il plasma come un bene strategico. In occasione della consultazione plenaria del CNS, tenutasi martedì 2 dicembre 2025 il Presidente Nazionale FIDAS, Giovanni Musso, nel suo intervento ha posto l’attenzione, stigmatizzando la previsione in diminuzione per il 2026, sul fronte del plasma, giudicandola incoerente con una visione strategica del settore. Ha, inoltre, evidenziando criticità, ritardi e opportunità ancora inespresse nella programmazione nazionale.

Se intendiamo il plasma come bene strategico, dobbiamo agire come se lo fosse“, ha affermato, sottolineando come l’investimento sia imprescindibile per garantire la sicurezza trasfusionale e l’autosufficienza del Paese. Il Presidente ha accolto positivamente le risposte arrivate dalle istituzioni, in particolare dal direttore generale della prevenzione, il dottor Sergio Javicoli, ma ha ricordato che le intenzioni devono tradursi in scelte concrete. L’appello è chiarissimo: “È il momento di farlo adesso, non bisogna continuare a parlarne bisogna essere concreti“. Da qui la richiesta che il Ministero della Salute dichiari ufficialmente il plasma “bene strategico”, in modo da attivare strumenti fiscali e finanziari oggi bloccati.

Tra i nodi critici elencati da FIDAS, anche l’assenza di meccanismi incentivanti realmente legati ai risultati. “Oggi – ha spiegato Musso – non è così. Vediamo purtroppo che alcune Regioni, che hanno ricevuto molti fondi in questi anni, registrano un decremento della raccolta di plasma” a dimostrazione di un modello che non premia le performance e non sostiene gli obiettivi di sistema. Contestata anche la programmazione in diminuzione del plasma per l’anno 2026: “Andare a programmare in diminuzione non è una bella immagine del sistema“, ha avvertito il Presidente.

Sul versante delle associazioni, Musso ha richiamato l’importanza di un percorso graduale e condiviso volto a valorizzare maggiormente la donazione di plasma, in coerenza con l’evoluzione dei bisogni clinici e con la riduzione del ricorso al sangue intero. Una transizione che richiede accompagnamento, strumenti adeguati e una collaborazione sempre più stretta con la rete trasfusionale.

Parallelamente ha ribadito la difesa del modello italiano basato su donazione volontaria, anonima e non remunerata, da preservare da derive commerciali: “Dobbiamo stare attenti affinché elementi che hanno natura di impresa commerciale non entrino nel sistema a svolgere funzioni proprie riconosciute dalla legge proprio alle Associazioni e Federazioni di donatori”.

Infine, un passaggio netto sulla revisione delle tariffe associative, ferma da oltre un decennio. “Continuare a lavorare con tariffe del 2016 significa avere difficoltà a reperire personale e a garantire ai donatori la possibilità di donare“. Musso ha definito la questione una “condizione di sopravvivenza per il volontariato organizzato“, chiedendo che l’iter si concluda entro i tempi previsti, per gennaio 2027, spiegando che l’adeguamento non è nell’interesse delle associazioni ma “prodomo del sistema”.

Quale messaggio finale dal Presidente FIDAS è arrivato l’invito alla compattezza e alla responsabilità condivisa: istituzioni, centri trasfusionali e associazioni devono muoversi come una squadra. “Solo così – ha concluso – sarà possibile garantire al Paese un futuro di autosufficienza e sicurezza trasfusionale“.