“Una goccia di vita, un ramo di speranza”, l’anima del 63° Congresso Nazionale
Un’edizione di grande successo, il 63° Congresso Nazionale FIDAS animato da 50 federate, 185 congressisti e migliaia di donatori e volontari nella tradizionale sfilata di chiusura. Tre intense giornate per mettere a fuoco l’importanza della cultura della donazione di sangue e plasma attraverso la voce diretta di donatrici e donatori che ogni giorno con il loro gesto anonimo, volontario, gratuito e solidale promuovono sul territorio un pilastro della salute pubblica.
Il 25 aprile la relazione d’apertura del Presidente Giovanni Musso ha delineato prospettive e obiettivi da raggiungere. “Non è una data qualsiasi – ha esordito – quella che abbiamo scelto per avviare il nostro Congresso. È il 25 Aprile, un giorno che segna il ritorno alla democrazia, alla dignità, alla libertà per il nostro Paese. Una libertà conquistata anche col sangue versato da tanti uomini e donne, ecco perché aprire oggi il nostro Congresso ha un valore simbolico e morale altissimo. Perché anche noi, ogni giorno, parliamo di sangue. Ma lo facciamo in un’altra chiave: quella della vita, della solidarietà, della cura dell’altro“.
In questo contesto di valori si inserisce, con un alto significato, la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica, conferita quale Suo premio di rappresentanza a questo Congresso. “Un’onorificenza che ci onora profondamente perché FIDAS in questi 65 anni, è stata in grado di costruire una rete straordinaria di persone che hanno scelto di esserci – ha detto Musso – non per interesse personale ma per spirito civico e amore verso il prossimo. E questa rete oggi si ritrova qui, per riflettere, per progettare, per crescere insieme. Ma siamo consapevoli che il nostro impegno ha senso pieno solo se cammina insieme a quello delle istituzioni e della società tutta“.
Per scoprire le novità scientifiche sul mondo della donazione di sangue e plasma il 26 aprile, il convegno medico sul tema “Dalla vena al farmaco” per rispondere alla frequente domanda di chi dona su cosa accade al sangue dopo averlo donato. Un confronto tra i migliori esperti della medicina trasfusionale e dell’ematologia che, attraverso le diverse sensibilità e competenze, ha centrato una tematica che riguarda sicurezza e qualità del sangue e dei farmaci emo e plasmaderivati.
L’autosufficienza, l’obiettivo d raggiungere e la Puglia nel 2024 l’ha raggiunto per quello che riguarda i globuli rossi ma c’è bisogno ancora di uno sforzo per quanto riguarda il plasma. I pazienti che hanno bisogno di plasmaderivati, a differenza di chi riceve trasfusioni in emergenza e tempestivamente rispetto alla patologia, prima che il plasma diventi farmaco ha bisogno dai 7 ai 10 mesi di lavorazione. Un tempo lungo che un paziente non può permettersi. Ecco perché l’autosufficienza di plasma è l’obiettivo a cui puntare.
“Se faccio un bilancio di questi giorni che ci ha visto così tanti e così uniti – sottolinea il Presidente – mi rendo conto che non siamo una goccia nel mare, ma un fiume che scorre e dà vita. In un mondo che spesso alza muri, noi stendiamo braccia. In un tempo che parla di individualismo, noi rispondiamo con la collettività. Quando ci chiedono ‘Perché lo fai?’, noi rispondiamo con un sorriso e con semplicità: ‘Perché serve!’. Perché c’è qualcuno, da qualche parte, che aspetta. E noi non lo lasceremo mai solo”.
Dal palco, a concludere la 42° Giornata del Donatore di Sangue FIDAS, Giovanni Musso ha messo in evidenza l’importanza di una manifestazione che ha riempito di gioia, esempio e senso civico le strade di Gallipoli. “Oggi in questa piazza – ha concluso il Presidente – c’è l’Italia che spera e che speriamo. C’è l’Italia che non si arrende, che non resta a guardare, che si alza la mattina e dona. Senza voler nulla in cambio. Senza clamore. Ma con una potenza che scuote. Grazie a Lecce, Gallipoli e al lavoro delle Federate perché la solidarietà non è mai fuori moda. FIDAS non si ferma, il testimone ora passa a Pordenone per il Congresso 2026″.









