Sangue, i numeri dell’emergenza: richieste superiori alle disponibilità
I numeri, questa volta, raccontano più di qualsiasi appello. E fotografano una situazione che, nel pieno dell’estate, torna a ricordare quanto la donazione di sangue non possa essere considerata un gesto occasionale, ma una responsabilità collettiva. I dati di SISTRA (Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali) aggiornati a giovedì 20 agosto 2026 mostrano, infatti, le richieste di emocomponenti concentrate principalmente in Campania, Abruzzo, Sicilia e Lazio.
Si tratta, complessivamente, di 385 unità di emazie concentrate prive di globuli bianchi che vengono richieste con urgenza, a fronte di una disponibilità nazionale che si attesta sulle 364 unità, quindi con uno scarto di poco maggiore. La situazione più consistente riguarda la Sicilia, che da sola concentra richieste per 160 unità, suddivise tra 20 di gruppo A negativo, 50 di gruppo 0 positivo, 20 di gruppo 0 negativo e 70 di gruppo A positivo.
Seguono il Lazio, con 100 unità di gruppo 0 positivo, la Campania, con 65 unità ancora di gruppo 0 positivo, e l’Abruzzo, che necessita complessivamente di 60 unità: 50 di gruppo 0 positivo, 5 di A negativo e 5 di B negativo. La distribuzione delle richieste è quindi tutt’altro che uniforme. La Sicilia rappresenta circa il 42% del fabbisogno complessivo indicato nella tabella, il Lazio il 26%, la Campania quasi il 17% e l’Abruzzo poco meno del 16%.
Ma ancora più significativo è il dato temporale: 285 delle 385 unità richieste, pari a quasi tre quarti del totale, hanno la scadenza del 21 agosto, mentre le 100 unità richieste dal Lazio scadono il 23 agosto. Il confronto con le disponibilità nazionali rende il quadro ancora più evidente. Ad oggi risultano disponibili 364 unità, delle quali 163 nella Provincia autonoma di Bolzano e 201 in Veneto. La composizione comprende: 10 unità di A negativo, 210 di A positivo, 75 di B positivo, 4 di B negativo e 65 di gruppo 0 positivo.

Il semplice confronto numerico evidenzia, dunque, uno scarto di 21 unità tra le richieste complessive e la disponibilità indicata. Ma il dato più importante emerge osservando i singoli gruppi sanguigni. Le richieste di 0 positivo arrivano complessivamente a 115 unità, mentre quelle disponibili sono 65. Per il gruppo A negativo vengono richieste 25 unità a fronte di 10 disponibili; per il gruppo B negativo la richiesta è di 5 unità contro 4 disponibili. Ancora più significativo il caso del gruppo 0 negativo, per il quale sono richieste 20 unità e nella disponibilità riportata non ci sono. Al contrario, per l’A positivo le 70 unità richieste si confrontano con 210 disponibili.
È importante leggere questi numeri non solo alla luce di una semplice sottrazione matematica, ma comprendere che la disponibilità di sangue deve essere valutata in relazione ai gruppi, alla compatibilità, alla distribuzione territoriale e alle necessità cliniche. Proprio per questo il Sistema trasfusionale italiano si fonda anche sul meccanismo della compensazione tra Regioni con maggiore disponibilità e territori che, in determinati momenti, presentano carenze.
Il Ministero della Salute spiega che l’autosufficienza nazionale viene comunque garantita anche attraverso scambi programmati tra Regioni maggiormente fornite di scorte di sangue verso quelle carenti. Ed è qui che questi numeri assumono un significato che va oltre l’emergenza contingente dal momento che una rete capace di compensare le carenze ha bisogno, prima ancora, di una base solida di donatori. Va, quindi, sottolineato che il sangue può essere raccolto soltanto grazie a persone che scelgono volontariamente di donare e lo stesso principio vale per il plasma, indispensabile anche per la produzione di medicinali plasmaderivati.
Non è un caso che proprio nel giugno scorso il Ministero della Salute abbia lanciato, insieme al Centro Nazionale Sangue e alle principali associazioni dei donatori, la campagna “Donare è l’azione più bella”, rivolgendo un appello particolare ai giovani. La fotografia al 20 agosto 2026 dovrebbe allora trasformarsi in una domanda rivolta all’intera comunità: quanto conosciamo davvero il valore della donazione? Dietro le cifre non ci sono semplicemente sacche da movimentare, ma persone che possono avere bisogno di una trasfusione per un intervento chirurgico, una terapia, un’emergenza o una patologia che richiede continuità di cure.
Per divulgare la cultura della donazione c’è bisogno di prevenzione. Ma nei mesi estivi spiegare che questo bisogno non va in vacanza significa ricordare che le abitudini in questo periodo cambiano e le donazioni possono diminuire. La solidarietà, quindi, deve farsi ancora più concreta. I dati analizzati ci dicono che le scorte possono essere redistribuite, ma ricordano anche una verità semplice: nessuna rete sanitaria può funzionare senza chi, prima ancora dell’emergenza, sceglie di donare. Promuovere la cultura del dono significa, quindi, costruire una comunità più consapevole, capace di trasformare un gesto individuale in una sicurezza condivisa.




