Settimana Mondiale vaccini: anche nella stagione 2021-2022 vaccinazione antinfluenzale gratuita per i donatori

I vaccini ci avvicinano e ci proteggono“, un tema di profonda attualità a seguito della pandemia del COVID-19 ma che si estende anche alle vaccinazioni di routine, eseguite durante tutto l’arco della vita e che, a causa del COVID, rischiano di subire dei rallentamenti.

Lo spostamento di risorse sanitarie in favore di attività di controllo della pandemia e il timore del contagio sono infatti le due principali motivazioni che rischiano di far rimandare le vaccinazioni programmate per adulti e bambini. Questo comporterebbe la crescita della platea di soggetti suscettibili ad un maggior rischio di epidemie e malattie prevenibili attraverso il vaccino. Un rischio che ha un peso ulteriore se contestualizzato in sistemi sanitari già provati dalla pandemia.

Attualmente nel mondo le vaccinazioni prevengono circa 2-3 milioni di morti ogni anno, per questo è importante un impegno da parte di tutti al fine di rispettare – nonostante il COVID – il calendario delle vaccinazioni e tutelare così lo stato di salute di adulti e bambini.

Nella Settimana Mondiale delle vaccinazioni (dal 24 al 30 aprile), seguita dalla Settimana Europea delle vaccinazioni (26 aprile-2 maggio), il messaggio “I vaccini ci avvicinano e ci proteggono” intende sottolineare come la vaccinazione ci connette alle persone, agli obiettivi e ai momenti che ci interessano di più.

Il Ministero della Salute, in concomitanza dei due eventi, ha emanato la nuova circolare per la “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2021-2022“, con la quale si conferma l’impegno nel voler rallentare la corsa del COVID-19 grazie ad una diagnosi precoce dei sintomi e la limitazione della circolazione dei virus influenzali. Nel documento si raccomanda di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale, a partire dall’inizio di ottobre. Nel testo della circolare si legge come anche per la stagione 2021-2022 la vaccinazione antinfluenzale è fortemente raccomandata e può essere offerta gratuitamente anche ai donatori di sangue.

Covid: Cns-Civis, i donatori potranno essere vaccinati dopo le categorie a rischio

Si può continuare a donare in sicurezza, nessun rischio contagio

I donatori di sangue potranno essere vaccinati contro il Covid dopo le categorie più a rischio già individuate dal piano attuale. Lo ricordano il Centro Nazionale Sangue e il CIVIS, Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani Sangue, la sigla che raccoglie le principali associazioni di donatori (AVIS, FIDAS, FRATRES e Croce Rossa Italiana), sulla base di una nuova nota inviata dal Ministero della Salute.

“La vaccinazione dei donatori di sangue potrà essere prevista successivamente alla vaccinazione delle categorie fragili a rischio – si legge -, secondo quanto verrà stabilito negli aggiornamenti del documento ‘Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARSCoV-2/COVID-19 – marzo 2021’, ferma restando la possibilità del donatore di sangue di essere sottoposto a vaccinazione qualora rientri in una delle altre categorie individuate dal medesimo Piano”. Anche l’eventuale utilizzo dei presidi sanitari adibiti a Centri di Raccolta Sangue, quale punti di vaccinazione straordinaria, come in procinto di attuazione in alcune zone, quindi, non è da intendersi collegato alla vaccinazione dei donatori bensì a quella delle categorie già previste.

Dall’inizio della pandemia, ricorda il CNS, il Sistema Trasfusionale si è attivato per garantire la massima sicurezza per procedure, a partire dalla raccomandazione di prenotare la donazione, e percorsi dedicati. Le indicazioni vengono aggiornate periodicamente per tenere conto di tutti gli aspetti della trasmissibilità del virus che emergono nel corso del tempo. “Il risultato degli sforzi che abbiamo messo in campo insieme alle Strutture Regionali di Coordinamento ed alle Associazioni e Federazioni del CIVIS (AVIS, CRI, FIDAS e FRATRES) è che la donazione rimane una procedura assolutamente sicura – ricorda il direttore del Centro Nazionale Sangue Vincenzo De Angelis -, e non si hanno notizie di focolai tra i donatori o gli operatori dei centri di raccolta. I donatori non rappresentano quindi una categoria più a rischio di contrarre il virus”. A livello locale, segnala sempre la nota del Ministero, alcune iniziative hanno fatto intendere la possibilità di vaccinare i donatori in anticipo rispetto ad alcune categorie previste dal Piano. “La richiesta da parte dei donatori di essere vaccinati è comprensibile – afferma Paolo Monorchio, Coordinatore pro tempore del CIVIS -, e una volta esaurita la vaccinazione delle categorie più a rischio sarà possibile occuparsi dei donatori che ringraziamo perché con il loro gesto periodico anche in questa lunga pandemia continuano a garantire un Livello Essenziale di Assistenza. Nel frattempo però si può continuare a donare in sicurezza, senza aver paura di contagiarsi, anche nelle zone rosse”.

Misure di prevenzione della trasmissione dell’infezione da SARS-CoV-2 mediante emocomponenti labili

In considerazione delle azioni di risposta introdotte dalla Circolare del Ministero della Salute n. 3787 del 31/01/2021 per il contenimento della diffusione a livello globale di nuove varianti SARS-CoV-2, fatto salvo quanto previsto dalle note Prot. n.2103.CNS.2020 del 16/10/2020 e n.0094 del 25/01/2021, il Centro Nazionale Sangue raccomanda, in linea con quanto riportato dalla suddetta Circolare, di:

  • rafforzare l’anamnesi per identificare i donatori con contatto, ad alto (contatti stretti) e a basso rischio, con casi COVID-19 sospetti/confermati per l’infezione da variante SARS-CoV-2;
  • ammettere alla donazione esclusivamente i donatori che hanno assolto alle misure di quarantena e controllo previste dalla sanità pubblica.

I Responsabili delle SRC sono invitati a dare tempestiva attuazione alle suddette indicazioni, informando puntualmente i singoli Servizi trasfusionali operanti nelle Regioni e Province autonome di rispettiva competenza e le Banche di sangue cordonale, ove presenti.

Il Centro Nazionale Sangue aggiornerà le presenti indicazioni in relazione all’acquisizione di ulteriori informazioni circa l’agente patogeno in questione e all’evoluzione della situazione epidemiologica nazionale e internazionale.

CNS: aggiornamento delle misure di prevenzione della trasmissione di SARS-CoV-2

In considerazione delle evidenze scientifiche e delle indicazioni dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), il Centro Nazionale Sangue indica che i soggetti con diagnosi confermata di infezione da SARS-CoV-2, che abbiano ottemperato alle vigenti disposizioni per il termine dell’isolamento domiciliare e conseguente rientro in comunità, ai fini della donazione di sangue ed emocomponenti possono essere accettati se sono trascorsi almeno 14 giorni dalla completa risoluzione dei sintomi (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione) oppure in presenza di un test molecolare negativo.

I Responsabili delle SRC sono invitati a dare tempestiva attuazione alle suddette indicazioni, informando puntualmente i singoli Servizi trasfusionali operanti nelle Regioni e Province autonome di rispettiva competenza e le Banche di sangue cordonale, ove presenti.

Il Centro Nazionale Sangue aggiornerà le presenti indicazioni in relazione all’acquisizione di ulteriori informazioni circa l’agente patogeno in questione e all’evoluzione della situazione epidemiologica nazionale e internazionale.

Vaccino anti-Covid per i donatori e il personale associativo: le risposte del Ministero

Il gesto solidaristico dei donatori di sangue è essenziale ai fini degli obiettivi del Sistema Sanitario Nazionale, per questo i donatori di sangue potranno essere sottoposti a vaccinazione anti-Covid in una fase successiva rispetto alle categorie già individuate quali prioritarie, ovvero: operatori sanitari, personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani, persone di età avanzata e persone con più di una patologia clinica pregressa, immunodeficienze e/o disabilità.

A comunicarlo è il dottor Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, che ha scritto oggi alle Associazioni e Federazioni del dono del sangue ed emocomponenti e agli Assessori alla Sanità delle Regioni e Province autonome.

Il documento specifica anche la disponibilità del vaccino anti-Covid per:

  • il personale sanitario (medici ed infermieri) che svolge l’attività sanitaria di raccolta di sangue ed emocomponenti presso le Unità di raccolta sarà sottoposto a vaccinazione secondo le modalità già individuate per gli operatori sanitari operanti presso le strutture pubbliche o private.
  • gli operatori delle Unità di raccolta, i quali collaborano nella gestione dei donatori, possono essere assismilati alla categoria degli operatori da sottoporre prioritariamente a vaccinazione.

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, dichiara: «Esprimo grande soddisfazione per le risposte ottenute dal Ministero della Salute, che fanno seguito alle tre richieste scritte in maniera congiunta dal CIVIS, il Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani Sangue. I donatori di sangue compiono un gesto fondamentale per la tutela di tante persone affette da patologie o che subiscono incidenti e traumi, che necessitano di trapianti o anche solo per le conseguenze legate al parto. Il vaccino sarà una doppia tutela, in primis per il donatore, di conseguenza per i sui congiunti, ma anche per assicurare le scorte di sangue necessarie per le terapie trasfusionali che avvengono quotidianamente. La scelta di poter vaccinare i donatori in maniera successiva al personale sanitario e alle persone più deboli è una scelta che dimostra consapevolezza del fondamentale ruolo rivestito dai donatori».

Vaccino anti-SARS-CoV-2: eleggibilità al dono dei soggetti vaccinati

In riferimento all’imminente avvio della campagna vaccinale anti-SARS-CoV-2 della popolazione italiana secondo quanto ripotato nel “Piano strategico dell’Italia per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19“, il Centro Nazionale Sangue ravvisa l’opportunità di fornire specifiche raccomandazioni sull’eleggibilità alla donazione di sangue ed emocomponenti dei soggetti con anamnesi positiva per somministrazione di vaccino anti-SARS-CoV-2. Le raccomandazioni, di seguito riportate, tengono in considerazione quanto disposto dalla normativa nazionale ed europea vigente in materia di medicina trasfusionale, dalle raccomandazioni contenute nella “Guide to the preparation, use and quality assurance of blood components” e dalle ultime indicazioni in materia dell’European Centre for Disease Prevention and Control.

Il Centro Nazionale Sangue fornire le seguenti indicazioni:

  • i soggetti vaccinati con virus attenuati (ad es. vaccini che utilizzano la tecnologia del vettore virale o virus vivi attenuati) possono essere accettati alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 4 settimane da ciascun episodio vaccinale;
  • i soggetti asintomatici vaccinati con virus inattivati, vaccini che non contengono agenti vivi o vaccini ricombinati (ad es. vaccini a base di mRNA o sub-unità proteiche) possono essere accettati alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 48 ore da ciascun episodio vaccinale. Quale misura precauzionale, i soggetti che abbiano sviluppato sintomi dopo la somministrazione del vaccino anti-SARS-CoV-2 possono essere accettati alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 7 giorni dalla completa risoluzione dei sintomi.

Nelle situazioni nelle quali al donatore sia stato somministrato un vaccino anti-SARS-CoV-2 di cui manchino o non si riescano a reperire sufficienti informazioni, i soggetti possono essere accettati alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 4 settimane da ciascun episodio vaccinale.

Il CNS ribadisce, inoltre, che i donatori lungamente positivi al test per la ricerca del genoma virale su tampone naso-faringeo, possono essere riammessi alla donazione solo a fronte dell’esito negativo del predetto test; qualora la regioni non abbiano identificato appositi percorsi per garantire la negatività del test in parola, sarà cura del servizio trasfusionale prescriverne l’effettuazione ai fini della riammissione del donatore.

Covid-19, il sistema sangue italiano è attivo per il plasma iperimmune

Il sistema sangue italiano, dalle associazioni dei donatori alle strutture trasfusionali fino al Centro Nazionale sangue, è totalmente impegnato nella raccolta del plasma iperimmune per un possibile utilizzo come terapia contro il Covid-19, in attesa che gli studi clinici in corso diano indicazioni sull’eventuale efficacia. Lo affermano in una nota congiunta il Cns e il Civis, il coordinamento delle associazioni dei donatori.

In Italia sono in corso in questo momento diverse sperimentazioni cliniche con plasma iperimmune per il trattamento del Covid-19, fra cui lo studio ‘Tsunami’ coordinato a livello nazionale. Al momento il Centro Nazionale Sangue, nel suo monitoraggio periodico aggiornato al 19 novembre, ha censito 4.325 sub-unità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 134 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. La cifra comprende sia le unità di plasma di cui è stato verificato il ‘titolo’, la quantità cioè di anticorpi neutralizzanti presenti, sia quelle su cui questo tipo di analisi verrà effettuata nel momento dell’utilizzo. 

Nel mondo sono 138 gli studi in corso – ricorda il direttore del Cns Vincenzo De Angelis -, di cui 73 randomizzati, e solo da questi possono venire risposte certe. Ma nel frattempo non siamo inattivi, anzi, ci stiamo comportando come se funzionasse, e i centri trasfusionali si stanno muovendo in tal senso. Mi auguro che qualunque sia l’esito degli studi l’attenzione per il plasma iperimmune contribuisca a far crescere la consapevolezza sull’importanza della donazione di plasma in generale, che è indispensabile a garantire l’apporto di farmaci salvavita per molti pazienti”.

In Italia il plasma iperimmune è raccolto presso i Servizi Trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale, di cui secondo l’ultimo aggiornamento dell’Iss sono 80 quelli che aderiscono al protocollo Tsunami. Una persona che vuole donare plasma iperimmune può riferirsi alla Struttura di Coordinamento per le attività trasfusionali della propria Regione per conoscere presso quali Servizi trasfusionali effettuare la donazione. Sul sito del Cns è possibile consultare un elenco indicativo e in continuo aggiornamento delle strutture che effettuano questo tipo di raccolta.

Vogliamo rassicurare chi confida nel dono del plasma iperimmune quale possibile terapia al COVID-19 che le associazioni del dono sono impegnate nel favorire la donazione di plasma da pazienti convalescenti – afferma Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS e coordinatore pro-tempore del CIVIS, il coordinamento nazionale delle associazioni del dono del sangue che riunisce AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES -. Dobbiamo però essere totalmente corretti: non vogliamo illudervi. Purtroppo l’efficacia del plasma iperimmune ancora non è dimostrata, anche per questo è fondamentale non abbassare mai la guardia nei confronti di situazioni di possibile contagio. Tutte noi associazioni del dono promuoviamo il dono del plasma da covid-19 convalescenti, perché intendiamo essere, anche questa volta, come sempre, al fianco della ricerca e dei pazienti che necessitano del nostro supporto. Insieme, però impegniamoci ancor prima a prevenire la diffusione del virus: lo dobbiamo ai tanti operatori sanitari, e non solo, che stanno rischiando la propria salute per poter proteggere quella di tutti noi”.

Donazione e COVID: sciogliamo alcuni dubbi

donazione sangueGià nei giorni scorsi abbiamo chiarito come anche nelle Regioni dichiarate “Rosse” o “Arancioni”, gli spostamenti siano autorizzati sia per i donatori, o aspiranti donatori, sia per il personale associativo operante presso le unità di raccolta fisse o mobili. L’autorizzazione è riconosciuta dal Ministero della Salute con la Circolare Prot. 36384 del 09 novembre 2020.

Sciogliamo ora i dubbi più frequenti in merito alla relazione “donazione e COVID”.

Quali sono le indicazioni da seguire se si è contratto il covid-19?
positivi asintomatici potranno donare, al termine del periodo di isolamento preventivo, solo dopo aver fatto un tampone con esito negativo. Mentre i sintomatici potranno donare solo dopo un tampone negativo da fare non prima di tre giorni dopo l’esaurimento dei sintomi, con l’eccezione della perdita dell’olfatto e della perdita o alterazione del gusto (tali sintomi possono persistere anche per molto tempo dopo la guarigione).

Si può donare se si è entrati a stretto contatto con una persona con infezione documentata da SARS-CoV-2?
In questo caso si dovranno osservare 14 giorni di quarantena dall’ultima esposizione al caso. Inoltre si è sospesi dalla donazione per 14 giorni (la sospensione potrà ridursi a 10 giorni se, allo scadere del decimo giorno, si effettuerà un tampone con esito negativo).

Se si scopre solamente dopo aver donato di esser stati in contatto con una persona successivamente risultata positiva cosa bisogna fare?
Se dopo la donazione si apprende di esser entrati in contatto, nelle 48 ore precedenti la donazione, con un contatto positivo, è importante informare subito il servizio trasfusionale di riferimento, anche nel caso in cui non si presentano sintomi.

Si può donare dopo aver effettuato viaggi?
Anche in questo caso si applica una sospensione dal dono della durata di 14 giorni per chiunque sia ritornato da un viaggio in Romania o nei paesi extra Ue (con l’eccezione di Gran Bretagna, Norvegia, Svizzera, Islanda, Andorra, Liechtenstein, Città del Vaticano e San Marino). Per i viaggi nei paesi per cui al rientro è previsto un tampone obbligatorio la donazione è consentita solo dopo l’effettuazione del tampone con esito negativo.

La donazione di sangue è sicura?
Ricordiamo che la donazione di sangue è sempre sicura, sia per il donatore che per il ricevente. Ricordiamo che non vi sono evidenze della possibilità di trasmissione del nuovo coronavirus per via trasfusionale.

Se dopo la donazione si sviluppano sintomi influenzali cosa bisogna fare?
È importante, per i donatori che dovessero sviluppare sintomi influenzali nei 14 giorni successivi alla donazione, informare il servizio trasfusionale di riferimento dei sintomi presentati. 

Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS, afferma: “Prenotare la propria donazione rappresenta un gesto di doppia responsabilità: se da un lato prenotare il proprio appuntamento con il dono permette di evitare assembramenti e quindi tutelare la salute di tutti, dall’altro lato la prenotazione comporta una programmazione delle terapie trasfusionali e degli interventi chirurgici. Invitiamo tutti coloro che sono in buono stato di salute a programmare ora il prossimo appuntamento con il dono!

Vincenzo De Angelis, direttore del Centro Nazionale Sangue, dichiara: “L’appello che rivolgiamo ai donatori, anche a quelli che vivono nelle zone rosse e arancioni, è quello di continuare a donare. Le trasfusioni sono un Livello Essenziale di Assistenza, che deve essere garantito, quindi non si possono fermare le donazioni  – Il consiglio ai donatori che sono in buona salute è prenotare la donazione, telefonando prima, per evitare affollamenti degli ambulatori a loro dedicati, ma non è l’unica misura che è stata presa per garantire la sicurezza non solo dei donatori ma anche del personale sanitario”.