FIDAS celebra 60 anni a servizio del dono

Lo spot FIDAS è stato realizzato con l’intento di affrontare il tema della donazione del sangue con un taglio, per quanto possibile, inedito. Evitando deliberatamente ambientazioni ospedaliere, braccia distese, sacche di sangue e simili, si è scelto, piuttosto, di trasferire tutto il discorso su un piano metaforico, utilizzando la chiave espressiva della danza. Si è così realizzato un prodotto di comunicazione decisamente particolare, molto curato nell’estetica, oltre che nella forza del messaggio.

Al centro viene posto il senso stesso, lo scopo ultimo, della donazione: la possibilità che ha ognuno di noi di mettere in circolo energia vitale, trasferendola a chi ne ha bisogno.

Gli elementi della headline riprendono e completano i contenuti audiovisivi dello spot: l’aspetto della collettività e della socialità (il circolo) e quello della vitalità (l’energia) del ballo e della rinascita. In particolare, la parola “circolo” (oltre a richiamare indirettamente la circolazione del sangue) allude anche a come sia necessario donare non “solo” per un atto altruistico, ma anche perché è un gesto di cui, prima o poi, tutti potremmo avere bisogno.

Essendo incentrato sull’importanza della donazione del sangue, e non sulla specifica attività di FIDAS, lo spot non è un intervento di comunicazione istituzionale ma diventa lo strumento principale di una campagna di comunicazione sociale.

Un po’ di storia

Nel 1959 il mondo era sempre più diviso dalla “logica dei due blocchi”, l’Unione Sovietica lanciava nello spazio Luna 1, il primo oggetto costruito dall’uomo ad uscire dall’orbita terrestre, mentre dall’altra parte dell’Atlantico iniziava la parabola politica di Fidel Castro.
L’Italia sotto la difficile presidenza Gronchi e il passaggio della guida del governo da Fanfani a Segni, si avviava a vivere il miracolo economico e il conseguente fenomeno delle migrazioni dal Sud al Nord: in molti abbandonavano le campagne per cercare lavoro nel triangolo industriale. Nelle case degli italiani cominciavano ad entrare il frigorifero e la televisione, le bambine potevano giocare con la Barbie, lo scrittore grossetano Luciano Bianciardi denunciava la mania del consumismo che colpiva le donne milanesi etichettandola come “epidemia del sabato”, mentre a Sanremo Domenico Modugno e Johnny Dorelli vincevano il Festival con Ciao ciao bambina e Salvatore Quasimodo ed Emilio Segré si aggiudicavano il Nobel rispettivamente per la letteratura e per la fisica.

In quello stesso anno, il 19 settembre, si scriveva una pagina forse meno nota della storia del Belpaese: i rappresentanti di cinque associazioni di donatori di sangue si ritrovarono a Torino per dare vita alla FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue).

Avevano età diverse (il più grande era del 1899 e il più giovane del 1930), provenivano da regioni diverse (due piemontesi, due liguri e un friulano), avevano occupazioni diverse (due medici, un operaio, un elettrotecnico e un dirigente di banca), ma un desiderio comune: costituire una federazione di associazioni di donatori di sangue, una realtà totalmente nuova. In Italia erano, infatti, già presenti diverse realtà di donatori di sangue nate in contesti molto diversi tra loro, dalle fabbriche che all’epoca costellavano buona parte del Paese, alle parrocchie, agli ospedali. Ma i cinque fondatori volevano realizzare qualcosa di diverso. I loro nomi costituiscono la linea di partenza per una Federazione che oggi conta oltre 435mila donatori presenti in 18 Regioni d’Italia.

A dare vita alla FIDAS furono Giovanni Faleschini, dell’Associazione Friulana Donatori Sangue, Domingo Rodino, dell’Associazione Donatori Volontari Sangue CRI di Cairo Montenotte (SV), Luigi Marenco, dell’Associazione Donatori Ovadesi Sangue di Ovada (AL), Giobatta Ottonello, dell’Associazione Donatori Volontari del Sangue CRI di Masone (GE) e Cesare Rotta dell’Associazione Donatori Sangue del Piemonte.

I loro obiettivi sono rimasti impressi sulle pagine di quell’atto costitutivo. Le espressioni utilizzate a volte sono desuete, ma lo spirito che le ha animate è rimasto lo stesso: promuovere una diffusa coscienza trasfusionale nel nostro Paese accentuando lo spirito solidaristico di tutti i cittadini, vagliare l’idoneità delle Associazioni ad appartenere alla Federazione, agevolare l’attività e l’espansione delle Associazioni, sviluppare e coordinare su scala nazionale la propaganda trasfusionale, affiancarsi all’opera del Ministero della Sanità per il coordinamento dei servizi trasfusionali italiani.

La FIDAS ha attraversato sessant’anni di storia d’Italia, di storia del sistema sanitario nazionale, di storia del sistema sangue e di storia del volontariato. In tutte queste circostanze spesso come protagonista silenziosa in rappresentanza di donne e uomini che hanno teso il braccio a favore di quanti necessitavano di terapie trasfusionali; altrettante volte alzando la voce per affermare il valore del dono volontario, anonimo, gratuito e non remunerato, e ancora affrontando momenti bui come quello in cui comparve lo spettro dell’Aids.
Le cinque associazioni fondatrici hanno dato i loro frutti e oggi, dopo 60 anni, le realtà associative aderenti alla FIDAS sono 72, articolate in 1156 sezioni. Nel corso del 2018 i 435mila donatori hanno contribuito all’autosufficienza nazionale con 370mila unità di sangue ed emocomponenti.

Il tour

FIDAS tour 60 anni
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