FIDAS sottoscrive la Carta del dono alla presenza del ministro Lorenzin

Sabato 24 febbraio, a Modena, alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, del direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno e del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa, le associazioni del dono sottoscriveranno la Carta del Dono, un documento volto a promuovere e difendere il valore del dono biologico.
Il dono volontario libero e consapevole delle diverse parti del corpo ossia sangue, emocomponenti, cellule, tessuti, organi deve essere promosso e tutelato, sia con politiche sanitarie adeguate sia con una corretta sensibilizzazione ed informazione. Per questo Istituzioni, Enti, Associazioni e Federazioni nazionali del Volontariato operanti nel settore hanno deciso di sottoscrivere un impegno esplicito e comune per sostenere una più forte e coordinata azione di tutela e promozione del dono biologico.
Insieme ai rappresentanti di FIDAS, Avis, Fratres e Croce Rossa Italiana, le associazioni e federazioni del dono del sangue riunite nel CIVIS, saranno presenti i rappresentanti di Admo, Aido, Adoces e Adisco.

“Sono particolarmente grato al Ministro della Salute per aver promosso e sostenuto questa iniziativa – sottolinea il presidente nazionale FIDAS Aldo Ozino Caligaris – e soprattutto per aver predisposto la carta del dono che racchiude nei suoi principi il concetto di donazione di materiale biologico di origine umana destinato alla cura di altre persone. Il dono è un atto libero volontario e anonimo che sostiene i cittadini bisognosi e garantisce il buon funzionamento dei sistemi sanitari nazionale e regionali.  In questa carta sono riportati i valori che insieme condividiamo e che tutti quanti continueremo a diffondere con particolare attenzione nei confronti dei giovani affinché possano garantire la continuità del lavoro che stiamo predisponendo anche per loro”.

Sabato 24 alle 12 il presidente Ozino Caligaris presenterà l’evento nel programma Obiettivo Salute, condotto da Nicoletta Carbone, su Radio 24.

 

“Carta del dono”
Promuovere e difendere il valore del dono biologico

Princìpi
Il corpo è valore ed essenza della persona, come tale è parte della sua dignità, è oggetto di diritti fondamentali e richiede la tutela della comunità.
La tutela della persona è perciò anche difesa del benessere fisico e della integrità del corpo.
In questo quadro di princìpi fondamentali si colloca il dono volontario libero e consapevole delle diverse parti del corpo (dono biologico, d’ora in poi), e cioè sangue, emocomponenti, cellule, tessuti, organi e nutrienti (latte), sia come espressione della volontà personale di tutela e promozione della salute, della vita umana e della sua dignità in tutte le sue fasi, sia come espressione della responsabilità e reciprocità sociale, che vede la persona e la comunità coinvolte in un comune destino Il dono biologico libero, volontario, consapevole e gratuito ha un proprio, elevato, intrinseco valore etico, personale e sociale, che si manifesta anche nella sua periodica espressione organizzata, quando possibile, e vede il giusto riconoscimento istituzionale anche nell’inserimento dei percorsi di donazione all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza del SSN.
Il valore primario del dono biologico così inteso, comporta la necessità di promuoverlo e di tutelarlo a tutto campo, sia con politiche sanitarie adeguate sia con una corretta sensibilizzazione ed informazione.
Verso questi obiettivi, tradizionalmente, si concentra non solo l’azione delle Istituzioni e dei professionisti del settore sanitario, ma anche l’impegno ricco e variegato della società civile che, attraverso il servizio volontario e costante delle Associazioni e Federazioni di cittadini, organizzate e competenti, sostengono la cultura del dono, la ricerca di nuovi donatori e l’aiuto ai pazienti riceventi. Questo impegno rappresenta una peculiarità e una ricchezza del nostro Paese.
Il dono biologico solleva anche problematiche di carattere etico, morale, sociale e culturale alle quali si può rispondere seguendo orientamenti anche molto diversi fra loro, alcuni dei quali, però, possono mettere a rischio la stessa appropriatezza del dono, per esempio quando la donazione non è la conseguenza innanzitutto di solide evidenze scientifiche, necessarie per stabilirne la validità e l’efficacia dal punto di vista clinico.
Impegni
In ragione di quanto sopra, le Istituzioni, gli Enti e le Associazioni e Federazioni nazionali del Volontariato operanti nel settore e sottoscriventi, ritengono utile formalizzare un impegno esplicito e comune per sostenere una più forte e coordinata azione di tutela e promozione del dono biologico, convenendo su quanto segue:
 il dono biologico, inteso come dono di parti del corpo umano, è libero, volontario, consapevole, responsabile, non remunerato, anonimo;
 va impedito ogni tentativo di commercializzazione del dono, sia che si presenti in forma esplicita sia in forma indiretta, anche mediante forme di rimborso non strettamente intese o tramite forme di scambio o assegnazione non trasparenti;
 vanno tutelate primariamente e con ogni mezzo possibile, senza discriminazioni, la libertà e i diritti di tutti i donatori e dei pazienti riceventi, anche potenziali, e delle loro famiglie;
 il dono necessita di un consenso liberamente formato, perciò consapevole e responsabile, contrastando ogni forma di coattività che nasca da qualsiasi tipo di condizionamento. In questo senso va intesa la necessità dell’anonimato reciproco di donatore e ricevente e delle rispettive famiglie;
 l’informazione deve essere corretta, completa e trasparente, e nell’interesse sia del donatore che del paziente ricevente. Va combattuta ogni forma ingannevole di informazione e comunicazione, fra cui quelle omissive di informazioni essenziali per la libera formazione della volontà personale;
 per una più forte e più efficace promozione del dono biologico è auspicabile intensificare il coordinamento delle azioni di informazione e sensibilizzazione, sotto la guida delle Istituzioni ed in collaborazione con i professionisti del settore sanitario e le Associazioni e Federazioni di Volontariato del settore. A tal fine, si conviene sulla necessità di integrare le tradizionali e variegate forme di comunicazione, specifiche per ogni tipologia di dono, con azioni comuni che abbiano lo scopo di rappresentare l’assoluto valore del dono, in tutti i suoi aspetti, di richiamare la società civile a condividere questa scelta per il bene di tutti e di ciascuno e di promuovere forme più integrate e collaborative di reclutamento dei donatori ad opera delle Associazioni e Federazioni del Volontariato.

 

Pfas, improprio paragonare plasmaferesi per donazione e per terapia

La donazione di plasma attraverso procedure aferetiche (plasmaferesi produttiva) è assolutamente sicura e non invasiva. Paragonare la plasmaferesi con finalità terapeutica, utilizzata in regione Veneto per la rimozione dal sangue di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas e Pfoa), a quella che si impiega ogni giorno, in centinaia di donatori per le donazioni di plasma, è decisamente fuori luogo e rischia di generare equivoci. La donazione di plasma è, infatti, assolutamente sicura, non “invasiva” e fondamentale per la salute di migliaia di pazienti. Lo sottolineano in una nota congiunta il Centro Nazionale Sangue, la Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (Simti) e il CIVIS, il Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue (AVIS, CRI, FIDAS e FRATRES), ribadendo che non ci sono solide evidenze scientifiche a supporto della modalità scelta dai sanitari veneti.

“Non appare corretto paragonare procedure con profili di invasività e anche di sicurezza assai difficilmente correlabili – sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del CNS -. Plasmaferesi terapeutica e donazione di plasma mediante aferesi hanno finalità e modalità tecniche di esecuzione totalmente diverse e quindi non sono raffrontabili”.

La plasmaferesi utilizzata per la donazione di plasma è una procedura definita dal DM Salute del 2 novembre 2015, sulla base di robuste evidenze scientifiche che garantiscono la sicurezza del donatore. Tale decreto recepisce anche le raccomandazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da altri Organismi Istituzionali europei ed internazionali. Il provvedimento definisce i requisiti fisici per l’accettazione del donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi, gli intervalli di donazione per l’accettazione del candidato donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi nonché le modalità per la raccolta degli stessi e i volumi di plasma e di emocomponenti che possono essere donati.

Nel caso delle procedure di plasmaferesi terapeutica utilizzate in regione Veneto la finalità è quella di separare la componente liquida del sangue (il plasma) dalla componente cellulare rimuovendo così sostanze presenti nel plasma stesso, che viene sostituito da liquidi che servono per mantenere, a un livello normale, il volume totale del sangue circolante (volemia). “Voler identificare come analoghe queste due procedure molto diverse – afferma il portavoce pro tempore CIVIS Sergio Ballestracci – rischia di mettere in dubbio la sicurezza della donazione volontaria e responsabile del plasma, associandola a tecniche terapeutiche e invasive”.

I protocolli di trattamento aferetico variano a seconda delle indicazioni e possono prevedere diverse sedute a seconda delle condizioni del paziente e della risposta alla terapia. A tal riguardo, le più recenti linee guida sull’impiego dell’aferesi terapeutica nella pratica clinica (Schwartz J, et al. Guidelines on the Use of Therapeutic Apheresis in Clinical Practice-Evidence-Based Approach from the Writing Committee of the American Society for Apheresis: The Seventh Special Issue. J Clin Apher. 2016 Jun;31(3):149-62) riportano un totale di 179 potenziali indicazioni cliniche delle procedure di aferesi terapeutica con differenti gradi di evidenza scientifica e forza di raccomandazione e non includono specificamente la rimozione dei suddetti contaminanti tra le indicazioni all’uso della plasmaferesi terapeutica basate su consolidate evidenze scientifiche.

“In particolare – spiega il presidente SIMTI Pierluigi Berti – all’utilizzo di protocolli su procedure di scambio plasmatico terapeutico, in caso di avvelenamento da sostanze chimiche o da farmaci che si legano a proteine plasmatiche, è attribuito un livello di evidenza molto basso. É il caso di sottolineare, inoltre, come la procedura di scambio plasmatico terapeutico sia una procedura non esente da potenziali effetti collaterali, soprattutto se paragonata alla donazione mediante aferesi produttiva, anche in considerazione del diverso volume di plasma raccolto, che può raggiungere o superare l’intero volume di plasma del paziente ed è di almeno 4-5 volte superiore al volume di plasma ‘donato’ dai donatori in una singola procedura di donazione”.

ALCUNE CIFRE SULLA DONAZIONE DI PLASMA

“Il plasma è una risorsa “strategica” per il Servizio Sanitario Nazionale – aggiunge Liumbruno -, perché i farmaci plasmaderivati esercitano un ruolo chiave, e talora non sostituibile, nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche”. Nel 2016 le Regioni e Province Autonome italiane hanno conferito al frazionamento industriale oltre 800 mila chilogrammi di plasma raccolto dalla Rete Trasfusionale nazionale per la produzione di medicinali plasmaderivati. Il Centro Nazionale Sangue, le Associazioni e Federazioni dei Donatori e le Società scientifiche interessate sono impegnate per aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’importanza di questa donazione in considerazione del fatto che, secondo il Piano Nazionale Plasma, in cinque anni la raccolta dovrà aumentare dell’11% per garantire l’autosufficienza nazionale. In Italia, il grado di sicurezza della raccolta di emocomponenti, ivi compresa la raccolta selettiva di plasma (plasmaferesi produttiva) ha raggiunto, da molti anni, livelli estremamente elevati, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue.”

Premio giornalistico “FIDAS-Isabella Sturvi” VIII edizione

Il premio giornalistico “FIDAS-Isabella Sturvi” è arrivato all’VIII edizione. Un traguardo importante non solo per la FIDAS che ha sempre creduto in questo progetto, ma per il mondo dell’informazione che nel corso del tempo ha mostrato un crescente interesse verso questo premio nato nel 2010 ed intitolato memoria di Isabella Sturvi, a lungo responsabile dell’ufficio VIII, “Sangue e trapianti”, presso la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Negli anni tanti hanno partecipato circa 200 tra professionisti e pubblicisti e l’albo dei vincitori conta nomi illustri di giornalisti della televisione, della radio e della carta stampata.

Quest’anno il Consiglio Direttivo Nazionale FIDAS ha voluto rivedere il bando, apportando alcune significative novità. Innanzitutto le sezioni del premio Radio/Tv e Carta Stampata/Web saranno sostituite dalle sezioni “nazionale” e “locale”. In entrambi i casi potranno concorrere quanti avranno realizzato articoli o inchieste pubblicati su quotidiani, periodici, agenzie di stampa o su internet, servizi o inchieste audio o video trasmessi da radio e tv. “Abbiamo voluto dare più spazio a quei giornalisti che lavorano su testate a diffusione locale – sottolinea Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS – che più frequentemente hanno la possibilità di occuparsi delle realtà dell’associazionismo del dono privilegiando le storie delle persone che dedicano il proprio tempo agli altri e di quanti ricevono la vita da un gesto volontario, anonimo e gratuito”.

Ma non è questa l’unica novità di questa edizione. La giuria, che sarà presentata nel mese di gennaio, potrà premiare un giovane giornalista che alla data di pubblicazione del presente bando non abbia compiuto il 30mo anno di età. Infine da quest’anno il Consiglio Direttivo nazionale FIDAS si riserva di attribuire un premio speciale, riservato al giornalista che non risultando vincitore nelle due sezioni precedenti, abbia realizzato un prodotto valido e significativo, rispondente agli obiettivi del premio.

Bando Premio Giornalistico FIDAS VIII edizione

In Gazzetta Ufficiale il Programma autosufficienza sangue 2017

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n° 212 dell’11 settembre 2017 il decreto del Ministro della Salute del 20 luglio 2017 recante il “Programma di autosufficienza nazionale del sangue e dei suoi prodotti, per l’anno 2017”. Si tratta del decimo programma emanato in attuazione dell’articolo 14, comma 2, della legge 219/2005 sulla base delle indicazioni fornite dal Centro Nazionale Sangue.

Oltre all’individuazione di consumi, fabbisogni, livelli di produzione necessari, le compensazioni e il monitoraggio dell’autosufficienza degli emocomponenti labili, il Programma 2017  contiene anche le indicazioni per il raggiungimento dell’autosufficienza di plasma e di medicinali plasmaderivati, secondo quanto indicato dal Decreto del 2 dicembre 2016 che ha definito il primo Programma nazionale plasma e medicinali plasmaderivati, 2016-2020.

Nel Programma di autosufficienza, quindi, sono stati formulati per ogni Regione e Provincia autonoma, gli obiettivi annuali, relativi ai livelli di domanda, efficienza e produzione di plasma e di medicinali plasmaderivati che le Regioni si impegnano a conseguire nel 2017. Tali obiettivi sono monitorati dal Centro Nazionale Sangue sulla base di indicatori relativi all’appropriatezza di utilizzo, alla raccolta di plasma e all’efficienza.

Sebbene il sistema risulti complessivamente in equilibrio, è necessario un continuo e attento monitoraggio dei fabbisogni assistenziali anche a fronte dei mutamenti evolutivi che coinvolgono il sistema e che giocano un ruolo importante nell’identificare e adottare i necessari interventi correttivi nell’ambito della programmazione.

Chikungunya a Roma: è emergenza sangue per il Lazio

ZanzaraAlbopictusIn seguito alla segnalazione di casi umani confermati da infezione autoctona da virus Chikungunya in soggetti residenti nel Comune di Roma (ASL RM 2), per i quali l’inizio della sintomatologia è riferibile ai primi giorni del mese di settembre, in accordo con la Direzione generale Salute e Politiche Sociali della Regione Lazio, la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute (Uffici V e VII) e i competenti Dipartimenti dell’Istituto Superiore di Sanità, si declinano i provvedimenti da adottare per la prevenzione della trasmissione trasfusionale della predetta infezione mediante emocomponenti labili prodotti da donatori potenzialmente viremici asintomatici.

Provvedimenti da adottare nella Regione Lazio

  • In linea con i provvedimenti già adottati da altri paesi europei e con le indicazioni dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), in assenza di uno specifico test autorizzato per lo screening molecolare dei donatori di sangue ed emocomponenti ed in attesa che siano disponibili ulteriori dati epidemiologici che consentano una circostanziata valutazione del rischio trasfusionale, il Centro Nazionale Sangue dispone, di concerto con la Struttura di Coordinamento per le attività Trafusionali della Regione Lazio, la sospensione temporanea della raccolta di sangue ed emocomponenti, al momento limitatamente per i donatori di sangue residenti nel territorio della ASL RM 2 e conferma la medesima sospensione nel comune di Anzio.

Nelle restanti ASL del Comune di Roma è consentita la raccolta di sangue ed emocomponenti da donatori ivi residenti; l’utilizzo clinico di tali emocomponenti potrà avvenire con applicazione di una quarantena di almeno 5 (cinque) giorni, al termine dei quali sia acquisita la dichiarazione di assenza di sintomatologia clinica riferibile all’infezione da virus Chikungunya da parte del donatore.

  • La sospensione della raccolta nel territorio della ASL RM 2 non si applica nel caso di donazione mediante aferesi di piastrine e/o plasma ad uso clinico, qualora sottoposti a procedura di riduzione dei patogeni mediante inattivazione virale, e in caso di donazione di solo plasma, se esso è destinato alla produzione industriale di medicinali plasmaderivati.
  • È consentita la raccolta di sangue ed emocomponenti da donatori non residenti nelle predette aree con anamnesi positiva per soggiorno, anche di poche ore, nelle medesime. L’utilizzo clinico di tali emocomponenti potrà avvenire con applicazione di una quarantena di almeno 5 (cinque) giorni, al termine dei quali sia acquisita la dichiarazione di assenza di sintomatologia clinica riferibile all’infezione da virus Chikungunya da parte del donatore. Tale disposizione, basata sull’assunzione di un minor livello di rischio di infezione asintomatica a carico dei soggetti non residenti nelle aree affette, si pone in deroga all’applicazione del criterio di sospensione temporanea previsto dalla normativa vigente e ripreso con la nota prot.2030 emanata dal Centro Nazionale Sangue l’8 settembre u.s., con l’intento di attenuare l’impatto della sospensione della raccolta, pur mantenendo sufficienti livelli di sicurezza trasfusionale.
  • Si rappresenta l’assoluta necessità di intensificare, in stretta collaborazione con le Federazioni e Associazioni dei donatori volontari di sangue, la raccolta negli altri comuni/aree della Regione Lazio non interessati da segnalazioni di casi autoctoni di infezione da virus Chikungunya, anche mediante la pianificazione del maggior numero possibile di sedute straordinarie di raccolta.
  • Si rappresenta inoltre la necessità di effettuare una valutazione delle scorte di sangue ed emocomponenti labili destinati all’uso clinico raccolti nel territorio della ASL RM 2 a far data dal 25 agosto 2017 (7 giorni antecedenti l’inizio della sintomatologia riferita al primo caso d’infezione autoctona segnalata nel comune di Roma), al fine di acquisire, prima dell’impiego clinico degli stessi, un’accurata valutazione anamnestica retrospettiva del donatore per assenza di sintomatologia clinica riferibile all’infezione da virus Chikungunya nei 5 giorni successivi alla donazione.
  • Si raccomanda ai Servizi Trasfusionali della Regione Lazio di ridurre le scorte ordinarie di emocomponenti nelle frigoemoteche a un quantitativo stimato necessario a coprire il fabbisogno trasfusionale di un giorno delle strutture sanitarie afferenti.

Provvedimenti da adottare a livello nazionale

  1. Rafforzare presso tutti i Servizi Trasfusionali e le Unità di Raccolta, l’indagine anamnestica di selezione, prevista dalla normativa vigente, accertando se il donatore ha soggiornato, anche per poche ore nel Comune di Roma a far data dal 25 agosto u.s. o nel comune di Anzio a far data dal 1 agosto u.s.
  2. Applicare per i donatori con anamnesi positiva per soggiorno, anche per poche ore nelle aree indicate, il provvedimento di sospensione temporanea dalla donazione di sangue ed emocomponenti per 28 giorni, seguito dalla riammissione alla donazione solo previa verifica dell’assenza di sintomatologia clinica riferibile alla patologia in questione nei suddetti 28 giorni

Al fine di supportare la Regione Lazio nella disponibilità di emocomponenti adeguata a garantire, nelle aree affette, i fabbisogni trasfusionali essenziali, ivi inclusa la continuità assistenziale dei pazienti soggetti a regime trasfusionale cronico, il Centro Nazionale Sangue invita tutti i Responsabili delle Strutture Regionali di Coordinamento:

  • ad intensificare, in stretta collaborazione con le Associazioni e Federazioni dei donatori volontari di sangue, la raccolta di sangue ed emocomponenti anche mediante la pianificazione del maggior numero possibile di sedute straordinarie di raccolta da destinare alla copertura del temporaneo fabbisogno delle aree affette che risulterà di dimensioni molto rilevanti (circa 200-250 unità di globuli rossi al giorno);
  • ad attivare la compensazione interregionale secondo le indicazioni e i criteri stabiliti dal “Piano strategico nazionale per il supporto trasfusionale delle maxi-emergenze” di cui all’Intesa di Conferenza Stato-Regioni del 7 luglio 2016, in quanto le ricadute dell’evento epidemico in oggetto si configurano sul sistema sangue laziale alla stregua di una maxi-emergenza.

I provvedimenti indicati rimangono in vigore fino a nuova comunicazione del Centro Nazionale Sangue.

Nell’area normativa, Documenti dal CNS, la comunicazione completa.

Una donazione ogni 10 secondi, ma servono donatori giovani

“Questa giornata vuole essere il riconoscimento a tutti voi donatori per quello che fate. Il sistema italiano ha un grande valore perché si basa sulla donazione volontaria, anonima, gratuita e associata”. Con queste parole il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha aperto il convegno Il Sistema Sangue Nazionale: un’eccellenza italiana. “Nutro grande ammirazione nei confronti dei donatori – ha continuato il ministro – in quanto hanno a cuore la collettività; dare una parte di sé per gli altri rende i donatori i portabandiera della società che vorremmo. Ovviamente non ci sono solo luci, ma anche ombre che occorre contribuire a dissolvere. Tra queste le disfunzioni organizzative che non aiutano a creare un sistema organico”.

L’appuntamento odierno, cui hanno preso parte circa 200 rappresentanti associativi provenienti da tutta Italia, è stato fortemente voluto dal ministro stesso, dal Centro Nazionale Sangue e dalle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue riunite nel CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue).

Il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno ha presentato i dati relativi al 2016. “In Italia nel 2016 c’è stata una donazione di sangue ogni 10 secondi. Il sistema è in equilibrio, ma occorre coinvolgere sempre di più le nuove generazioni”. In effetti il numero dei donatori del 2016 è il più basso degli ultimi anni.

Consapevoli dell’importante legame tra sport e stili di vita sani, e delle possibilità dello sport di coinvolgere i giovani, hanno raccontato la propria esperienza di sportivi la campionessa di jūjutsu Beatrice Becattini e Il pallavolista parmense Jacopo Massari, classe 1988, schiacciatore nella Callipo Sport di Vibo Valentia.

Ma il momento più significativo e coinvolgente è stato lo spazio dedicato alle testimonianze di donatori e riceventi legati alle associazioni AVIS, FIDAS, FRATRES e CROCE ROSSA ITALIANA rappresentate dai rispettivi presidenti nazionali: Daniela e Antonella, due pazienti talassemiche, hanno commosso i presenti con la loro storia che le lega a doppio filo alla generosità dei donatori.

A conclusione del convegno il saluto di Maria Rita Tamburrini, Dirigente dell’Ufficio VII del Ministero della Salute.

Giornata mondiale del donatore di sangue. FIDAS: “Serve l’impegno di tutti per mantenere l’autosufficienza”

Gplus_asiaIl 14 giugno si celebra la Giornata mondiale del donatore di sangue, istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità al fine di aumentare la consapevolezza della necessità di sangue e di emoderivati, ma soprattutto per ringraziare i donatori di sangue per il loro gesto a favore dei cittadini che necessitano di terapie trasfusionali.
Quest’anno la campagna proposta a livello mondiale ruota attorno allo slogan “Cosa sai fare? Dona il sangue. Dona adesso, dona spesso”. Le immagini scelte ritraggono quattro persone, di origini diverse (europea, mediterranea, africana ed asiatica) ritratte su uno sfondo che richiama le principali emergenze del proprio territorio. La scelta è caduta sulle necessità trasfusionali in caso di emergenza. Il sangue, infatti, è una risorsa fondamentale non solo per trattamenti programmati e interventi urgenti, ma è anche vitale per curare i feriti in caso di emergenze di ogni tipo (calamità naturali, incidenti, conflitti armati, ecc).
Gplus_emroL’accesso sicuro in quantità sufficiente al sangue e agli emoderivati è un elemento fondamentale di un sistema sanitario efficace. Ma in molti paesi i servizi trasfusionali devono affrontare la sfida di rendere il sangue sicuro e accessibile per tutti. Molto spesso in situazioni di emergenza, laddove non sia portata avanti una regolare attività di programmazione, in molti si chiedono cosa possano fare per alleviare le sofferenze di chi è colpito direttamente. Per questo lo slogan scelto per il 2017 è: “Give blood. Give now. Give often”, ossia “dona il sangue, dona adesso e dona spesso”.
“In Italia la terapia trasfusionale rientra tra i Livelli Essenziali di Assistenza e grazie alla presenza di 1milione e 700mila donatori volontari il nostro paese è un esempio a livello internazionale – ricorda Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS. Tuttavia occorre mantenere l’autosufficienza di sangue faticosamente raggiunta negli ultimi dieci anni. Quanto FIDAS aveva indicato con lo studio realizzato cinque anni fa, in collaborazione con la Fondazione Censis, si sta progressivamente verificando: l’invecchiamento della popolazione richiede un costante turn over di nuovi volontari del dono; inoltre occorre tenere costantemente sotto controllo l’effettivo consumo di emocomponenti e medicinali plasmaderivati del Paese.
Per questo è necessario lavorare per migliorare un quadro che complessivamente si presenta positivo, ma che necessita dell’impegno costante da parte di tutti gli attori del sistema sangue. Tra gli obiettivi per il prossimo futuro, il rafforzamento della donazione volontaria, periodica, responsabile e non remunerata, la fidelizzazione dei donatori, la flessibilità della donazione in relazione ai bisogni programmati e, soprattutto, il coinvolgimento dei giovani”.
Mercoledì 14 i responsabili delle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue, insieme ai rappresentanti istituzionali del sistema sangue, incontreranno il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin per celebrare i donatori d’Italia, ma anche per confrontarsi sulle strategie da mettere in atto. In tale occasione, grazie alla presenza del MIUR, si farà il punto della situazione sulle collaborazioni volte a promuovere il dono del sangue e dei suoi componenti proprio tra le nuove generazioni.

La valutazione della legislazione europea sul sangue: la road map italiana

La Commissione Europea ha annunciato l’inizio del primo processo di valutazione della legislazione dell’Unione Europea su sangue, tessuti e cellule, emanata con il principale obiettivo di garantire la disponibilità di sangue, cellule e tessuti con livelli elevati e omogenei di qualità e sicurezza per i cittadini europei.

La valutazione avviene a distanza di oltre 10 anni dall’adozione delle Direttive, un intervallo temporale lungo il quale si sono registrati un notevole grado di progresso scientifico e tecnologico nei settori interessati e nuovi rischi di trasmissione di malattie emergenti. La consultazione, che coinvolge tutti gli stakeholder nazionali, è stata lanciata con l’intento di produrre una base di evidenze atte a dimostrare la necessità di apportare eventuali modifiche alla normativa europea.

MinisteroSaluteLOGOIl Ministero della Salute, tramite il Centro Nazionale Sangue, ai fini di una partecipazione il più possibile informata e motivata al processo di valutazione della legislazione in materia di sangue, ha delineato una road map italiana per la raccolta delle osservazioni, iniziata con l’invio agli stakeholder italiani della lettera della Commissione con tutti i quesiti. Il workshop che si svolgerà martedì 27 giugno p.v. dalle ore 10.00 alle ore 16.00, a Roma, presso l’Aula Bovet dell’Istituto Superiore di Sanità, sarà l’occasione per confrontare e rendere omogenee le segnalazioni che verranno poi trasmesse dal Ministero alla Commissione europea.

Programma preliminare Workshop 27 giugno 2017